Nel Regno Unito si è consumata l’ennesima batosta elettorale per il Primo ministro Keir Starmer. Il suo Labour ha infatti perso malamente le elezioni suppletive del seggio di Gordon & Denton, nella zona di Manchester.
A trionfare sono stati i Verdi, con il Reform UK di Nigel Farage che si è posizionato secondo proprio davanti al partito laburista.
Può sembrare cosa da poco un’elezione suppletiva, ma se la batosta arriva in quello che fino a poco tempo fa era un fortino del Labour, con il Primo ministro che ha attivamente preso parte alla campagna elettorale, le prospettive cambiano.
Perché si è votato
Il voto suppletivo si è reso necessario per via delle dimissioni di Andrew Gwynne, il deputato laburista che aveva tenuto il seggio di Gorton and Denton sin dalle elezioni generali del luglio 2024, quando aveva conquistato oltre il 50% dei voti con una maggioranza di ben 13.413 preferenze.
I candidati principali erano tre. Per i Verdi scendeva in campo Hannah Spencer, idraulica e consigliere del Trafford Council, per Reform UK il candidato era Matt Goodwin, noto accademico e commentatore di GB News, mentre il Labour schierava Angeliki Stogia.
Ha vinto Hannah Spencer, con 14.980 voti, pari al 41% delle preferenze. Reform UK ha ottenuto 10.578 voti (29%), mentre il Labour si è fermato a 9.364 voti (25%).
L’importanza del risultato
Il dato più clamoroso non è soltanto la vittoria dei Verdi, ma il modo in cui è maturata. Nonostante la presenza fisica di Keir Starmer in campagna e nonostante i laburisti avessero vinto il seggio da più di tre decenni, la sconfitta è stata clamorosa.
Karl Turner, deputato dei laburisti, l’ha definita “catastrofica, non potrebbe andare peggio di così.”
L’elezione di Gordon & Denton cristallizza la trasformazione dei Verdi britannici. Sotto la guida del nuovo leader Zack Polanski il partito ha smesso di essere una formazione di nicchia incentrata sull’ecologismo per diventare qualcosa di molto più simile a un movimento populista di sinistra.
La campagna a Gorton and Denton ne è stata la dimostrazione più lampante. La candidata Hannah Spencer è apparsa in video parlando in urdu e visitando attività commerciali locali, mentre i volantini distribuiti porta a porta erano redatti sia in inglese che in urdu e recavano immagini della Spencer con una kefiah palestinese sulle spalle, in posa davanti a una moschea.
Il messaggio era inequivocabile: “Labour deve essere punito per Gaza. Dobbiamo sconfiggere Reform e votare i Verdi. Vota il Partito Verde per dare ai musulmani una voce forte.” Questo perché circa il 28% degli elettori di Gorton and Denton è di fede musulmana.
Dall’elezione di Polanski come leader lo scorso settembre, i Verdi non sono più un partito di militanti ambientalisti o di professionisti di sinistra con la coscienza sporca: è diventato un contenitore che raccoglie delusi dal Labour, giovani arrabbiati e i britannici di fede musulmana.
Bipartitismo rotto
Il risultato di Gorton and Denton certifica per l’ennesima volta la morte del bipartitismo britannico. Per quasi un secolo, la politica del Regno Unito è stata una questione tra Conservative Party e Labour, ora non più.
Secondo gli ultimi sondaggi di febbraio 2026, Reform UK guidava con il 28% delle intenzioni di voto, seguito dai Conservatori e dal Labour, entrambi poco sotto il 20%, con i Verdi in forte crescita, passati in poco più di sei mesi dal 9 al 15% delle preferenze.
Resa dei conti per Starmer?
Per il primo ministro potrebbe presto arrivare la resa dei conti finale. Alla precaria situazione economica si aggiunge infatti il recente scandalo Epstein-Mandelson.
La pubblicazione dei files ha portato alla luce gli strettissimi rapporti tra il finanziere pedofilo e Lord Peter Mandelson, “eminenza grigia” dei laburisti da Starmer nominato ambasciatore britannico negli Stati Uniti.
Solo poche settimane fa Starmer è sopravvissuto a quello che potremmo definire una sorta di “golpe interno”, quando il leader laburista scozzese Anas Sarwar ha chiesto pubblicamente le dimissioni di Starmer a causa dello scandalo Epstein-Mandelson.
La nuova batosta potrebbe fornire nuove cartucce agli oppositori interni del Primo ministro, sempre più impopolare tra i britannici e ora con l’ascesa dei Verdi, con un vero avversario alla sua sinistra.
