Nuova svolta in Medio Oriente. Citando funzionari americani e israeliani, Axios ha riferito che l’Aiea si occuperà presto di ritirare dei materiali nucleari immagazzinati in un sito clandestino in Siria ai tempi del regime di Bashar al Assad. La mossa avverrà a seguito di un’intesa raggiunta tra Washington, Gerusalemme e Damasco. In particolare, l’obiettivo dell’amministrazione Trump è quello di disinnescare la possibile crisi regionale che questo materiale atomico avrebbe potuto alimentare. «Pensiamo che tutti siano soddisfatti del risultato. Speriamo di poter avviare presto il processo di rimozione e di concluderlo entro la fine dell’anno», ha affermato un funzionario statunitense.
«Sebbene il materiale presente nel sito non possa essere utilizzato per un’arma nucleare, può essere impiegato per una “bomba sporca”, ovvero un ordigno esplosivo convenzionale che disperde materiale radioattivo per contaminare un’area anziché provocare un’esplosione nucleare», ha sottolineato Axios. In tal senso, poco dopo la caduta di Assad, Israele aveva bombardato gli ingressi del sito in questione, per impedirne l’ingresso. Tuttavia, nelle scorse settimane, lo Stato ebraico aveva temuto che l’attuale regime di Damasco, spalleggiato dalla Turchia, stesse cercando di accedere all’impianto incriminato, con l’obiettivo di entrare in possesso del materiale atomico. Donald Trump, paventando un attacco israeliano, ha quindi raggiunto un accordo con l’Aiea e il governo siriano, per rimuovere la polvere nucleare in questione e tranquillizzare in tal modo Gerusalemme.
Ricordiamo che Israele guarda con un certo sospetto all’attuale regime filoturco di Damasco. Del resto, per lo Stato ebraico, la questione siriana si inserisce nel più ampio quadro della serrata competizione geopolitica in corso tra Gerusalemme e Ankara. In tal senso, Benjamin Netanyahu non ha mai granché gradito il sostegno offerto dalla Casa Bianca al presidente siriano, Ahmed al-Sharaa. Non solo. Il premier israeliano teme anche il progressivo avvicinamento dell’Arabia Saudita a Damasco. Il mese scorso, il governo di Riad ha mostrato apprezzamento per la decisione degli Stati Uniti di rimuovere la Siria dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Non è d’altronde un mistero che, soprattutto nel corso dell’ultimo anno e mezzo, l’Arabia Saudita abbia incrementato i propri legami con la Turchia. Era d’altronde la settimana scorsa, quando Ankara e Riad hanno firmato, insieme a Islamabad, un patto di sicurezza alla Mecca.
È anche per questo che l’amministrazione Trump sta cercando da tempo di allentare le tensioni tra Gerusalemme e Damasco. È quindi probabilmente in una tale ottica che va letto l’accordo sul materiale nucleare immagazzinato in Siria. Senza poi trascurare che, a fine luglio, al-Sharaa ha rivelato di auspicare un’intesa con Israele in tema di sicurezza.
