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No, Trump non si è organizzato l’attentato da solo

No, Trump non si è organizzato l’attentato da solo

Circola in vari ambienti la tesi secondo cui il presidente americano avrebbe orchestrato l’episodio con l’obiettivo di risalire nei sondaggi o di distogliere l’attenzione dalla crisi iraniana. Ma è assai improbabile che le cose stiano così

Donald Trump ha organizzato l’attentato di sabato sera? E’ questa la teoria che sta circolando in vari ambienti. C’è chi dice che il presidente americano l’avrebbe fatto per risalire nei sondaggi, chi ritiene che lo abbia fatto per distogliere l’attenzione mediatica dalle difficoltà legate alla guerra in Iran. C’è anche chi pensa che lo abbia orchestrato per giustificare una ripresa delle ostilità con Teheran. Vale quindi la pena di chiedersi se questa tesi sia plausibile o meno. La risposta, a ben vedere, è negativa.

Innanzitutto, la storia politica americana dimostra che il subire attentati non si traduca automaticamente in un aumento dei consensi per i presidenti. Nel settembre 1975, Gerald Ford subì due tentativi di assassinio. Eppure, l’anno dopo, perse le elezioni presidenziali contro Jimmy Carter. Era invece marzo 1981, quando Ronald Reagan fu ferito a colpi d’arma da fuoco. Ciononostante, alle elezioni di metà mandato del 1982, il Partito repubblicano perse 26 seggi alla Camera, non conquistandone alcuno al Senato. Il caso dell’attentato di Butler è differente: quell’episodio fece, sì, guadagnare consensi a Trump. Tuttavia, la ragione risiedette non nel fatto che l’allora candidato repubblicano avesse subito un attentato ma nel modo in cui aveva reagito dopo essere stato colpito. Ricordiamo che le elezioni presidenziali del 2024 si giocarono molto sulla questione della leadership. E il fatto che Trump si fosse rialzato subito, agitando il pugno in aria e sfidando la possibilità di essere impallinato una seconda volta, lo aiutò enormemente in termini di consenso.

In secondo luogo, è abbastanza inverosimile che Trump speri di risalire nei sondaggi, facendo leva sull’attentato di sabato sera. Le elezioni di metà mandato del prossimo novembre si decideranno principalmente sulla questione del carovita e, in particolare, del prezzo della benzina: prezzo che non sarà certo la copertura mediatica della sparatoria di sabato a far diminuire. In questo senso, per l’inquilino della Casa Bianca la priorità resta quella di chiudere in fretta il conflitto in Medio Oriente e arrivare a una riapertura dello Stretto di Hormuz. A chi poi, in terzo luogo, ritiene che il presidente americano voglia usare l’attentato per giustificare una ripresa delle ostilità contro Teheran, andrebbe ricordato che è stato lo stesso Trump, nella conferenza stampa dopo l’accaduto, a dire di non credere che ci sia un collegamento tra la sparatoria e la crisi iraniana. 

Infine, i sostenitori della teoria del complotto fanno riferimento alle parole che, in un’intervista a Fox News, ha pronunciato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, poco prima dell’inizio della cena di gala in cui l’attentato si è verificato. «Il discorso di stasera sarà un classico di Donald J. Trump. Sarà divertente, sarà avvincente. Stasera saranno sparati dei colpi. Quindi tutti dovrebbero sintonizzarsi, sarà davvero fantastico», aveva detto. L’attenzione di molti si è concentrata sulla frase «saranno sparati dei colpi». Tuttavia, è chiaro dal contesto che la Leavitt si stesse riferendo al discorso che Trump avrebbe dovuto tenere: quell’espressione va quindi intesa, in senso metaforico, come «frecciate» o «fuochi d’artificio». E comunque, se davvero l’amministrazione americana avesse organizzato tutto, per quale ragione la Leavitt sarebbe andata a dire una cosa del genere davanti alle telecamere? Sarebbe come ammettere in anticipo di aver orchestrato tutto. Che senso avrebbe un simile comportamento?

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