Nell’arco di poche ore, i militari italiani sono stati chiamati a intervenire in due teatri operativi a migliaia di chilometri di distanza.
Nella sera di giovedì, infatti, due jet militari russi hanno violato lo spazio aereo della Lituania. Due Eurofighter italiani della Task Force “Baltic Thunder III”, schierati nella base NATO di Šiauliai, sono decollati in modalità intercetto e hanno scortato i velivoli fuori dai cieli dell’Alleanza.
Lo stesso giorno, a poche ore di distanza, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che la Marina militare interverrà per garantire il transito delle navi italiane nello stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, senza attendere la missione europea Aspides.
Nella mattinata di oggi, invece, il ministro ha riferito che un caccia italiano Eurofighter è stato colpito da un attacco missilistico degli Houthi nella base aerea saudita di King Fahd, non lontano da Ta’if.
Sorge quindi spontanea una domanda, dove di preciso siano dispiegati i militari italiani? In quali missioni internazionali siano impiegati?
Quaranta missioni in tre continenti
Le Forze Armate italiane sono oggi impegnate in circa 40 missioni internazionali in tre continenti, con una media di 7.500 militari effettivamente dispiegati all’estero e un tetto massimo autorizzato superiore agli 11.600 uomini fissato dalla Deliberazione del Consiglio dei Ministri.
Il 2026 è stato un anno di crescente flessione del dispositivo in alcuni teatri storici, dal Libano al Kosovo, a cui però ha fatto da contraltare un rafforzamento della presenza sul fianco orientale della NATO e nelle rotte marittime strategiche.
In termini economici, l’Italia investe circa 1,5 miliardi di euro l’anno tra costo della leva operativa e il costante ciclo di rotazione del personale, che rende ancora più notevole l’impegno complessivo.
Fianco orientale della NATO
La Lituania è oggi il teatro operativo più esposto per l’Aeronautica Militare italiana. Dal 29 luglio 2026, circa 100 uomini e quattro Eurofighter Typhoon presidiano la base di Šiauliai con la Task Force “Baltic Thunder III”, giunta a 30 giorni consecutivi di Quick Reaction Alert lo scorso 2 settembre.
Il primo scramble è avvenuto già il 3 agosto, quando due Eurofighter italiani hanno scortato fuori dallo spazio aereo dell’Alleanza altrettanti velivoli russi. Il 15 settembre due caccia italiani hanno abbattuto un drone non identificato penetrato dalla Bielorussia, cui ha fatto seguito ieri lo stesso scenario, con la violazione da parte di due jet russi.
A questa missione aerea si affiancano i contributi terrestri: la Lettonia ospita il contingente italiano inquadrato nel Multinational Battle Group, giunto alla piena capacità operativa; la Bulgaria, dove Roma è nazione quadro del locale Multinational Battle Groupbattaglione multinazionale; l’Ungheria e la Slovacchia completano il dispositivo di deterrenza sul fianco Est, con oltre mille soldati italiani impiegati in forma permanente.
Mediterraneo e Medio Oriente
Il Libano resta il teatro con la maggiore densità di presenza italiana. Nella missione ONU UNIFIL operano circa 1.200 militari italiani dei 7.462 peacekeeper complessivi.
Con la scadenza del mandato ONU fissata a fine 2026, Roma ha avviato con Beirut e con i partner europei un dibattito sul post-UNIFIL, con l’ipotesi di una forza multinazionale di supporto all’Esercito libanese che mantenga una presenza robusta dopo il ritiro delle Nazioni Unite.
In Iraq, l’Italia mantiene il dispositivo di Operazione Prima Parthica (nazionale) e contribuisce alla NATO Mission Iraq, dedicata al capacity building delle forze di sicurezza irachene.
Il numero di effettivi complessivi superava le 900 unità, distribuite tra Baghdad ed Erbil, ma la guerra tra Stati Uniti e Iran ha causato un forte ridimensionamento della presenza italiana, con il ritiro di 100 soldati e il dislocamento in Giordania di altre unità.
Infine, l’Aeronautica militare italiana prende parte all’operazione Inherent Resolve, la storica missione “anti-Isis”. Oltre ai caccia Eurofighter, uno dei quali è stato colpito questa notte dagli Houthi, l’Aeronautica contribuisce con radar avanzati come l’E-550A CAEW e batterie missilistiche SAMP/T dell’esercito per l’intercettazione di missili e droni.
Il Mar Rosso e la crisi di Bab el-Mandeb
La missione europea EUNAVFOR Aspides è nata nel 2024 per proteggere il traffico commerciale dagli attacchi yemeniti nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso.
L’Italia ne è il principale contributore navale: la fregata Luigi Rizzo ha concluso un ciclo di impiego durante il quale ha scortato 44 mercantili, mentre la fregata Bergamini è oggi operativa nell’area, con intercettazioni missilistiche documentate a fine 2025 e nelle ultime settimane.
Il contesto della guerra civile yemenita e del confronto tra gli Houthi e l’Arabia Saudita si è tuttavia radicalizzato. È in questo scenario che giovedì il ministro Crosetto ha annunciato che la Marina Militare garantirà comunque il transito delle navi italiane, con o senza il framework europeo.
Libia e Africa
In Libia, Paese fondamentale per l’approvvigionamento energetico e il controllo dei flussi migratori, l’Italia mantiene la Missione bilaterale di assistenza e supporto (MIASIT), l’unica presenza militare occidentale di riferimento accreditata presso il Governo di Unità Nazionale di Tripoli.
Il dispositivo italiano, con personale schierato a Tripoli e Misurata, ha contribuito all’attivazione della fase pilota della Sala Operativa Congiunta nel giugno 2026, un risultato che ha rafforzato il ruolo di Roma come interlocutore privilegiato di Libia e UE nella gestione di migrazione e sicurezza mediterranea.
Completano il quadro contributi significativi in Niger (MISIN, con 350 soldati), dove i militari italiani sono gli unici appartenenti a una nazione occidentale a cui il governo golpista filo-russo abbia consentito di rimanere, e in Somalia (EUTM ed EUCAP), a testimonianza di una proiezione globale che resta tra le più articolate dell’intera UE e della NATO.
