Il Messico ha inferto il colpo più duro degli ultimi anni alla criminalità organizzata: Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come “El Mencho”, è morto durante un’operazione militare nel cuore dello Stato di Jalisco. La sua eliminazione segna un punto di svolta nella strategia del governo contro i narcos e arriva in un momento di forti pressioni da parte di Washington per arginare il traffico di droga verso gli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito dal Ministero della Sicurezza, il blitz è stato condotto dalle forze speciali nel municipio rurale di Tapalpa, nei pressi di Ajijic. L’operazione sarebbe stata pianificata dall’intelligence militare e realizzata con il supporto dell’aeronautica e di reparti scelti della Guardia nazionale. Le autorità statunitensi avrebbero fornito elementi informativi aggiuntivi.
Oseguera, ex poliziotto divenuto capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), era considerato uno dei narcotrafficanti più potenti al mondo. Washington aveva messo sulla sua testa una ricompensa da 15 milioni di dollari. Il CJNG, oltre al traffico internazionale di cocaina, gestiva reti di contrabbando di carburante e altre attività illecite tra Messico e Stati Uniti, esercitando un controllo paramilitare su vaste porzioni di territorio, in particolare in Jalisco e nel vicino Michoacán.
Pressioni di Washington e cooperazione con gli Stati Uniti
La presidente Claudia Sheinbaum, pur respingendo l’ipotesi di un intervento militare diretto americano, ha intensificato la collaborazione con gli Stati Uniti sul piano dell’intelligence. Negli ultimi mesi il suo governo ha anche consegnato alle autorità statunitensi oltre cento narcotrafficanti già condannati, nel tentativo di rispondere alle richieste dell’amministrazione Trump, che ha inserito il CJNG nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere.
Il raid è stato tutt’altro che indolore. Le forze speciali sono state bersagliate e hanno risposto al fuoco. Quattro uomini del cartello sono caduti sul posto; altri tre, tra cui lo stesso Oseguera, sono morti successivamente per le ferite riportate durante il trasferimento aereo verso Città del Messico.
La potenza militare del CJNG
Per le autorità messicane e statunitensi si è trattato di un’operazione ad altissimo rischio, considerata la capacità militare del gruppo. Il capo del cartello si muoveva raramente dalla sua roccaforte montana ed era protetto da un’unità d’élite interna, dotata – secondo fonti investigative – di armi pesanti e lanciarazzi in grado di colpire mezzi blindati.
In passato, uomini del CJNG avevano dimostrato la loro potenza di fuoco attaccando nel 2020, con centinaia di colpi, il convoglio dell’allora capo della sicurezza di Città del Messico, Omar García Harfuch, oggi ministro della Sicurezza.
Caos e tensioni dopo la morte del boss
La notizia della morte di “El Mencho” ha scatenato una reazione immediata. A Guadalajara, seconda città del Paese, sono stati incendiati veicoli e bloccate arterie stradali. A Puerto Vallarta, sul Pacifico, dense colonne di fumo hanno oscurato il cielo. Partite di calcio rinviate, voli cancellati e scuole chiuse. L’ambasciata statunitense ha invitato i propri cittadini a limitare gli spostamenti in diverse aree dell’ovest messicano.
Il mito criminale e il consenso nei quartieri poveri
Figura controversa, Oseguera era celebrato in alcuni narcocorridos come un benefattore locale. Il cartello organizzava feste di quartiere e distribuiva beni di prima necessità, alimentando un consenso ambiguo tra le fasce più povere.
Cresciuto in condizioni di indigenza, aveva iniziato vendendo avocado prima di entrare nei circuiti del narcotraffico, inizialmente orbitando attorno al cartello di Sinaloa. Dopo una condanna negli Stati Uniti negli anni Novanta per traffico di eroina e la successiva espulsione, aveva costruito un’organizzazione familiare, espandendosi fino a competere con i rivali storici.
Negli ultimi anni il CJNG aveva consolidato rotte dalla Colombia e dall’Ecuador verso la costa pacifica messicana, utilizzando motoscafi e perfino semisommergibili per trasportare tonnellate di cocaina. Ex militari colombiani sarebbero stati reclutati per addestrare le sue milizie. Un fratello di Oseguera, responsabile dell’approvvigionamento di armi pesanti, è stato arrestato nel 2022 ed estradato; un figlio del boss è stato condannato all’ergastolo a Washington per traffico di droga.
Il vero rischio: il vuoto di potere
Ora l’eliminazione del leader rischia di aprire un vuoto di potere. Gli analisti temono una faida interna o uno scontro su larga scala per il controllo dell’impero criminale, mentre il governo è già impegnato a contenere la guerra tra fazioni nel Sinaloa.
«Se lo Stato non riuscirà a riempire rapidamente questo spazio, assisteremo a nuove lotte intestine e a un’escalation di violenza», avvertono osservatori ed ex funzionari al Wall Street Journal.
La morte di “El Mencho” rappresenta dunque una vittoria simbolica per Città del Messico e un segnale politico verso Washington. Ma il vero banco di prova sarà la capacità delle autorità di impedire che la caduta del capo si trasformi nell’innesco di una nuova stagione di sangue.
