Home » Attualità » Meloni e Merz pronti al vertice ristretto sulla competitività, la Francia è sempre più tagliata fuori

Meloni e Merz pronti al vertice ristretto sulla competitività, la Francia è sempre più tagliata fuori

Meloni e Merz pronti al vertice ristretto sulla competitività, la Francia è sempre più tagliata fuori

La premier e il Cancelliere organizzano un pre-summit ristretto, Macron, invitato, non parteciperà. Le divergenze tra l’asse Roma-Berlino e Parigi sono sempre più profonde

Sembra compattarsi sempre di più la nuova intesa tra Italia e Germania in seno all’Unione Europea. Ennesima prova ne è il pre-summit dell’Ue sul tema della competitività, che si svolgerà giovedì 12 febbraio fuori Bruxelles, al mattino, prima del ritiro informale dei 27 leader Ue nel pomeriggio.

Meloni e Merz gli organizzatori

L’organizzazione di questo pre-summit ristretto a solo una dozzina di Paesi è stata presa in carico proprio dalla premier Giorgia Meloni e dal Cancelliere Friedrich Merz.

Si tratta di un incontro ristretto tra leader “affini” (principalmente da Paesi del Nord e dell’Est Europa, come Baltici, Nordici e Paesi Bassi), con anche la presenza della Commissione europea.

Lo scopo dichiarato è spingere per la deregolamentazione dell’Ue, il rafforzamento del mercato unico, l’armonizzazione normativa e dare la priorità agli accordi commerciali globali, e vuole farlo in un ambiente ristretto di Paesi che la pensano allo stesso modo.

Il pre-summit vuole quindi affrontare a numero ridotto i temi sollevati da Mario Draghi (sulla competitività europea) ed Enrico Letta (sul futuro del mercato unico) nei loro rispettivi rapporti. I due, tra l’altro, prenderanno parte al ritiro informale dei 27 leader che seguirà subito dopo.

L’asse Italia-Germania e le differenze con la Francia

Sebbene la Francia di Emmanuel Macron sia stata invitata al pre-summit, al momento non ha confermato la sua presenza e, secondo diverse fonti, probabilmente non parteciperà, a causa di divergenze con l’asse italo-tedesco.

Non è ormai più un segreto che l’asse Parigi-Berlino, che per anni ha retto i destini dell’Europa, abbia perso molto del suo slancio, affossato dalle divergenze sorte tra i due pesi massimi europei nel post-pandemia e in seguito all’invasione russa dell’Ucraina.

Certo, le due visioni (quella italo-tedesca e quella francese) riguardo al futuro dell’Ue sono simili, ma presentano anche alcune differenze significative. Meloni e Merz pongono il focus sul terreno economico: abbattere le barriere interne al mercato comune, armonizzare le norme e rilanciare la base industriale.

Esistono certamente differenze, come sul debito comune europeo (fortemente osteggiato da Berlino), ma nel complesso i due Paesi sono portatori di interessi molto simili. Tra essi, il riconoscimento della necessità di un rapporto privilegiato e stabile con gli Stati Uniti e la centralità di intese commerciali orientate all’apertura dei mercati (il sostegno di Roma e Berlino al Mercosur ne è un esempio).

Parigi, invece, pur sostenendo lo sforzo per la deregolamentazione, ha nel complesso un approccio più “protezionistico” e certamente orientato alla ricerca di una maggiore indipendenza strategica nei confronti degli Stati Uniti.

Sul primo esempio, basti citare l’iniziativa Buy European, cavallo di battaglia di Macron per privilegiare aziende europee per appalti ritenuti strategici (ad esempio nella difesa). Sul secondo, si pensi all’iniziativa tutta francese di riallacciare il dialogo con la Russia.

Macron: “Promuovere la preferenza europea”

La visione dell’inquilino dell’Eliseo è stata ulteriormente precisata in un’intervista uscita oggi su ben sette quotidiani europei, tra cui Le Monde e Il Sole 24 Ore. in essa, le differenze con l’asse Meloni-Merz vengono subito a galla.

«L’Europa deve decidere se diventare una potenza. Se dovessimo rimanere un mercato aperto ai quattro venti, saremmo spazzati via»; visione diametralmente opposta a quella di Italia e Germania, non a caso Parigi ha votato contro l’accordo Ue-Mercosur.

Macron ha quindi esplicitato i suoi «4 obiettivi» per il rilancio europeo: «Prima di tutto la semplificazione e il completamento del mercato unico», sul quale sembra esserci unanimità di vedute in Europa.

«In secondo luogo, la diversificazione commerciale e il de-risking dalle dipendenze accumulate in questi anni. Si tratta di ricostruire le capacità europee, per esempio promuovere l’internazionalizzazione del ruolo dell’euro, introducendo fra le altre cose l’euro digitale».

«In terzo luogo – continua Macron – dobbiamo promuovere la preferenza europea. Penso alle clausole di salvaguardia nel settore siderurgico. Avere un contenuto europeo in settori europei, dall’auto alla chimica, dall’acciaio alla difesa». E qui, come detto, sorgono le divergenze con Italia e Germania.

«Infine, dobbiamo investire nell’innovazione. Ci stiamo concentrando su semplificazione e diversificazione. Molti dimenticano la preferenza europea e la necessità di un investimento europeo».

Le divisioni tra Parigi e Berlino si fanno però sempre più profonde, l’ultimo esempio è il probabile sfilamento tedesco dal progetto multimiliardario per un caccia di sesta generazione (detto Future Combat Air System), con fonti sia francesi che tedesche che hanno definito il progetto come “morto”.

Berlino pare insomma aver trovato nell’Italia il nuovo partner di riferimento.

© Riproduzione Riservata