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Milano Cortina 2026, assalto al megastore olimpico: code di oltre 40 minuti per i gadget

Milano Cortina 2026, assalto al megastore olimpico: code di oltre 40 minuti per i gadget

Folla record nel temporary store di piazza Duomo. Dai peluche a 18 euro ai giacconi da 1.800: tutti vogliono un ricordo di Milano Cortina

La coda procede con estrema lentezza. Quaranta minuti di attesa sotto il cielo di piazza Duomo, tra cinesi, inglesi e milanesi doc che confessano di essere «in centro per altro» ma non resistono al richiamo. Il megastore ufficiale di Milano Cortina 2026 è diventato meta di pellegrinaggio laico, una specie di «Mecca del ricordo griffato» dove la pazienza si misura in passi e il desiderio in euro. Perché portarsi a casa un pezzo delle Olimpiadi invernali ha un prezzo, e non sempre è alla portata di tutti.

Il megastore milanese

Varcata la soglia dopo l’estenuante attesa di 40 minuti (che nel fine settimana si dilata ulteriormente), ci si trova in un salone immenso: 1.200 metri quadri tappezzati di espositori carichi di tutto ciò che può fregiarsi del marchio olimpico. Portachiavi, giacconi, scarpe, guanti, pupazzi, ombrelli, borse, persino powerbank. L’inventario sembra infinito. Si parte dalle cartoline a tre euro, oggetto più economico del catalogo, per arrivare al capospalla Emporio Armani, Italia team, che sul cartellino riporta la cifra impressionante di 1.800 euro (i pantaloni abbinati arrivano a 1.110). Sono le collezioni esclusive nate dalla collaborazione con sponsor e partner del Comitato organizzatore, dove il prestigio si paga a peso d’oro.

I gadget di Milano Cortina

Chi cerca un compromesso può puntare sul piumino Lacoste a 440 euro, o accontentarsi di uno degli altri giacconi olimpici che oscillano oltre i 100 euro. Le scarpe speed-cross Salomon si attestano sui 185 euro, mentre i maglioni ricamati vanno dai 55 ai 70 euro (a seconda che siano per bambini o adulti). Una maglietta con le mascotte costa minimo 25 euro per i più piccoli, 40 per gli adulti. E servono almeno 30 euro per un cappellino da baseball.

L’angolo dei peluche è uno dei più frequentati: i pupazzi di Flo, l’ermellino simbolo dei Giochi, partono da 18 euro per la versione mini fino ai 38 della maxi. Le palle di neve con Tina e Milo (gli ermellini bianco e marrone) si vendono a 35 euro, stesso prezzo delle sculture Thun. Il caricabatterie portatile ne richiede 60, il trolley 90.

La «febbre olimpica»

Per chi ha un budget più contenuto restano le calamite a 10 euro, i portachiavi a 12, le fasce per la testa a 15. Calzini, guanti, shopper e ombrelli si aggirano sui 20 euro, il doppio per uno scaldacollo leggero. Un poster ufficiale costa 35 euro, così come tre body da neonato.

Ma non pensate di poter uscire. No, c’è ancora la seconda fila: quella alle casse. La maggior parte esce con sacchi pieni, ma qualcuno (nonostante l’attesa per entrare) cammina a mani vuote. «Avrei comprato il maglione, ma i prezzi sono esagerati per il tipo di merce. Si paga il marchio Olimpiadi, non l’oggetto in sé», confessa una donna. Eppure, molti in effetti sono disposti a spendere, convinti da un argomento che ritengono inattaccabile: «Non ricapiterà un’occasione simile». E così, la febbre olimpica si traduce in acquisti strapagati, mentre Milano diventa il termometro di un entusiasmo che si misura anche negli scontrini.

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