A che punto è la situazione in Libia? Secondo quanto riferito la settimana scorsa dal Guardian, il destino del piano di pace, sostenuto dagli Stati Uniti, risulterebbe attualmente in forse. Il governo di Tripoli ritiene infatti che gli attacchi di droni di cui è stato vittima ad agosto sarebbero stati orchestrati dal figlio del generale, Khalifa Haftar, Saddam. «Non è stata presa alcuna decisione formale, ma alla luce di quanto emerso è impossibile collaborare con Saddam», hanno riferito alla testata britannica fonti legate all’esecutivo, guidato dal premier Abdul Hamid Dbeibah.
Il nodo geopolitico della situazione in Libia
Da quanto si sa, l’inviato speciale di Donald Trump per l’Africa, Massad Boulos, avrebbe elaborato un piano di pace, volto a ricomporre la frattura che ormai da anni caratterizza la Libia: un Paese diviso tra un governo occidentale, con sede a Tripoli, e uno orientale, con sede a Bengasi (nonché gravitante attorno alla famiglia Haftar). In particolare, l’idea di Boulos prevedrebbe di conferire la presidenza allo stesso Saddam Haftar e la premiership a un cugino di Dbeibah.
Ebbene, secondo il Guardian, si ritiene che il figlio del generale della Cirenaica possa aver ordinato gli attacchi contro l’Ovest proprio perché irritato dalle lungaggini di Tripoli nell’implementare il piano dell’inviato di Trump. Inoltre, Haftar sarebbe convinto che l’esecutivo di Dbeibah abbia fomentato le tribù libiche meridionali contro le proprie forze, schierate a Est.
Le mosse di Trump per arginare Russia e Cina
Va quindi da sé che, se quanto riportato dal Guardian fosse confermato, il progetto di Boulos rischierebbe adesso seriamente di saltare. Bisognerà in caso vedere se Washington riuscirà a mediare un’intesa tra i due governi rivali, rilanciando la propria iniziativa diplomatica.
Non è del resto un mistero che l’amministrazione Trump guardi con notevole interesse alla Libia. E questo principalmente per due ragioni. Innanzitutto, l’attuale Casa Bianca pone l’accento su un tema, quello energetico, che è stato reso ancora più urgente dalla crisi iraniana.
In secondo luogo, la partita libica, per Trump, si inserisce in un quadro più ampio. La sua amministrazione sta infatti cercando di guadagnare terreno nel continente africano, per arginare l’influenza economica e geopolitica di Russia e Cina. Sotto questo aspetto, non va trascurato che Mosca mantiene una certa presa sulla parte orientale della Libia: un’area che il Cremlino storicamente utilizza come trampolino di lancio per le proprie manovre nella regione del Sahel.
