Resta incerta la situazione relativa alla crisi iraniana. Martedì, Donald Trump ha prorogato a tempo indeterminato il cessate il fuoco tra Washington e Teheran nella speranza che i colloqui tra i due belligeranti possano ripartire. Al contempo, il presidente americano ha lasciato in vigore il blocco ai porti iraniani, per mantenere alta la pressione sul regime khomeinista.
Tutto questo, mentre mercoledì ha auspicato che un nuovo round di negoziati possa tenersi già nella giornata di venerdì. Ciononostante, un funzionario americano ha riferito ad Axios che la Casa Bianca avrebbe intenzione di porre dei paletti. «Trump è pronto a concedere altri tre o cinque giorni di cessate il fuoco, per permettere agli iraniani di rimettersi in sesto. Non si tratterà di un cessate il fuoco a tempo indeterminato», ha affermato. Il presidente americano si trova ad affrontare un duplice problema.
Da una parte, ha necessità di chiudere il conflitto in fretta, ancorché in modo accettabile per Washington. Questo significa che Trump vuole concludere un accordo sul nucleare migliore di quello di Barack Obama, ma ha bisogno di farlo celermente, per portare a un rapido decremento dei prezzi dell’energia. Non dimentichiamo che l’alto costo della benzina negli Stati Uniti costituisce una notevole vulnerabilità per il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Dall’altra parte, Trump non ha davanti a sé un interlocutore compatto. Il regime khomeinista è infatti diviso tra due correnti. La prima è quella dialogante: una corrente che, guidata dal presidente Masoud Pezehkian, teme la pressione economica di Washington su Teheran e che vorrebbe quindi affrettarsi a raggiungere un’intesa con gli Stati Uniti. La seconda fazione, invece, fa capo ai pasdaran e non ne vuole sapere di trattare con la Casa Bianca. Le Guardie della rivoluzione puntano a mantenere chiuso Hormuz nella speranza di infliggere a Trump un duro colpo alle elezioni di novembre. Nel mezzo, c’è la figura del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che sta da tempo cercando di trovare una sintesi tra queste due posizioni difficilmente conciliabili.
Il paradosso risiede quindi nel fatto che la debolezza del regime khomeinista, internamente dilaniato, rischia di ripercuotersi negativamente su una Casa Bianca che, come detto, ha necessità di chiudere in fretta il conflitto e di riaprire Hormuz. In quest’ottica, Trump punta tutto sul fatto che il blocco marittimo metta ulteriormente in ginocchio Teheran, portando a un isolamento dei pasdaran e a una loro conseguente perdita di influenza sul destino dei negoziati. Vedremo se, nelle prossime ore, la situazione inizierà o meno a sbloccarsi.
