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Gli Usa preparano lo sbarco a Kharg: la mossa di Trump che può dare una svolta alla guerra

Gli Usa preparano lo sbarco a Kharg: la mossa di Trump che può dare una svolta alla guerra

Marines in arrivo e piani operativi pronti: gli Stati Uniti valutano l’attacco all’isola di Kharg per colpire il cuore petrolifero dell’Iran

I timidi segnali di distensione diplomatica tra Usa e Iran non spostano di un miglio il previsto schieramento di Marines che il Pentagono sta effettuando per un possibile intervento sulla strategica isola di Kharg. Se sbarco sarà, i paracadutisti e i reparti delle forze speciali che si stanno preparando alle operazioni avranno l’occasione di agire nelle modalità per le quali si stanno esercitando da tempo, e che sono nate dopo le esperienze in Iraq e Afghanistan.

Dalle azioni dei bombardieri a bassa osservabilità radar (modalità Stand-in), alle operazioni di artiglieria che si sposta rapidamente, dette «shoot and scoot», fino alle Multi-Domain Operations (Mdo), il concetto strategico prevede il coordinamento simultaneo di operazioni attraverso i cinque domini di terra, mare, aria, cyber, intelligence e spazio. E non aiuterà certo la pace quanto ha deciso il premier iracheno Mohammed al-Sudani dopo il raid attribuito agli Usa che ha ucciso 15 combattenti delle Forze di Mobilitazione Popolare, ovvero che lascerà agire le milizie filo-iraniane.

Gli Usa preparano lo sbarco a Kharg: la mossa di Trump che può dare una svolta alla guerra
Un marinaio statunitense, assegnato al cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh Burke USS Delbert D. Black (DDG 119), dirige un elicottero MH-60R Sea Hawk appartenente all’Helicopter Maritime Strike Squadron (HSM) 46, durante una manovra di volo nel corso dell’operazione Epic Fury, il 17 marzo 2026. (Foto della U.S. Navy)

I possibili scenari bellici

Sappiamo che una eventuale conquista di Kharg da parte degli Usa porterebbe a un grave impoverimento dell’Iran, ma trascinerebbe l’amministrazione del Tycoon a dover giustificare all’opinione pubblica americana un numero crescente di perdite, stimabile in almeno un centinaio. Del resto, Kharg è situata a soli 25 km dalla terraferma, una distanza che non mette al sicuro da attacchi missilistici provenienti dall’Iran. Vero è che la scorsa settimana diversi attacchi avevano già distrutto alcuni bunker posti a difesa dell’isola, mentre è confermato che la nave Uss Tripoli, scortata da una coppia di cacciatorpediniere classe Burke, abbia lasciato il Pacifico, e sia in navigazione verso il Golfo. A bordo, appunto, la Trentunesima unità dei Marines (31° Meu). Per conquistare Kharg, sarà quindi fondamentale sparare da lunga distanza e con precisione, ovvero utilizzare missili da crociera, Himars imbarcati e droni, invece che i cannoni delle navi.

Potrebbe anche essere la battaglia nella quale saranno utilizzate le munizioni orbitanti da parte della fanteria, così come i sistemi anti-droni tipo Madis. Ovvero tutto ciò che userebbero in uno scenario come quello del Pacifico nel caso di un conflitto a difesa di Taiwan contro la Cina. Altri 2.000 Marines, quelli della 11° Meu, sono in arrivo da San Diego con la nave di classe Wasp (anche porta elicotteri) Uss Boxer, unità in grado di essere base per operazioni anche a medio raggio. E se in questi ultimi giorni vengono annunciati spiragli di diplomazia, è altrettanto vero che tali iniziative possono avere lo scopo di consentire alle forze di schierarsi nel migliore dei modi.

I rapporti diplomatici in Medio Oriente

Una delle possibilità da attuare per proteggere le truppe e i convogli navali, sarebbe quella di chiedere all’Oman il permesso di occupare la penisola di Musandam, quindi qualora arrivasse l’ordine di conquistare l’isola, che rappresenta il principale terminale petrolifero iraniano, è probabile che la prima terra della Repubblica Islamica a essere aggredita siano le isole di Qeshm ed Hengam, situate lungo lo stretto di Hormuz, già colpite nei giorni scorsi e proprio davanti alla penisola che rappresenta l’estremo lembo di terra a chiusura dello Stretto. Tuttavia, Musandam confina con Dubai, e dista soltanto 90 chilometri da località turistiche molto frequentate, come Al Hamra e Ras Al Khaimah, dunque diverrebbe essa stessa bersaglio degli iraniani.

Ma la posizione omanita non è del tutto pro Stati Uniti: la scorsa settimana il ministro degli Esteri di Muscat aveva affermato che gli Stati Uniti hanno «perso il controllo della propria politica estera», accusando Israele di aver convinto Washington ad attaccare e definendo il conflitto un «grave errore di valutazione». Il successo di qualsiasi operazione dipenderà certamente da quanto potrà restare al sicuro la sponda sud dello Stretto, e questa da quanto pronte saranno le difese antiaeree di Bubai e dell’Oman, e dalla possibilità di armare nuove località strategiche perché in vista delle rotte delle petroliere, come la cittadina emiratina di Harf Ghabi.

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