Mentre l’Iran è attraversato da una crisi politica e sociale sempre più profonda, con proteste diffuse, repressione e crescenti tensioni internazionali, dagli Stati Uniti arriva una conferma che va oltre il piano economico: i vertici della Repubblica islamica stanno trasferendo all’estero ingenti somme di denaro, nel timore di un possibile collasso del sistema.A lanciare l’allarme è stato il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, che in un’intervista ha descritto una vera e propria corsa alla fuga dei capitali da parte dell’élite iraniana. Una dinamica che, secondo Washington, è oggi perfettamente visibile grazie agli strumenti di monitoraggio finanziario in mano al Tesoro. La dichiarazione di Bessent è netta e non lascia spazio a interpretazioni: «Come Tesoro, che è l’ente incaricato di far rispettare le sanzioni, quello che possiamo vedere è che stiamo assistendo a una fuga precipitosa, come i ratti che abbandonano la nave. Possiamo vedere milioni, decine di milioni di dollari che vengono trasferiti fuori dal Paese, fatti uscire clandestinamente dall’Iran dalla leadership iraniana. Stanno abbandonando la nave, e vediamo questi fondi arrivare in banche e istituzioni finanziarie in tutto il mondo. Quello che facciamo al Tesoro è seguire il denaro, che passi attraverso il sistema bancario o attraverso asset digitali. Tracceremo questi asset e non saranno in grado di tenerli». Secondo il Tesoro USA, dunque, non si tratta di movimenti isolati o di normale diversificazione patrimoniale, ma di un’operazione sistematica di messa in salvo dei capitali da parte di chi governa il Paese. Un comportamento che, agli occhi degli analisti, rappresenta un indicatore politico prima ancora che finanziario.
In questo contesto, fonti di sicurezza economica e osservatori dei mercati ipotizzano che una parte dei fondi in uscita dall’Iran possa essere convogliata verso banche russe e cinesi. Si tratta di un’ipotesi investigativa, non di una conclusione ufficiale, ma coerente con i legami strategici che Teheran intrattiene con Mosca e Pechino e con l’esperienza maturata da entrambi i Paesi nella gestione di circuiti finanziari alternativi a quelli occidentali. LaRussia, sottoposta da anni a un regime di sanzioni, ha sviluppato un sistema finanziario parallelo basato su intermediari regionali, società di comodo e canali non allineati ai meccanismi di controllo euro-americani. La Cina, pur mantenendo una posizione ufficialmente prudente, dispone di un apparato bancario vasto e articolato, nel quale operazioni di grandi dimensioni possono essere integrate in flussi commerciali o investimenti esteri difficili da decifrare. Washington ritiene inoltre che i trasferimenti non passino esclusivamente dai canali bancari tradizionali. Criptovalute, stablecoin e altri asset digitali farebbero parte della strategia utilizzata dall’élite iraniana per aggirare le restrizioni e ridurre l’esposizione ai controlli internazionali. Ma, come ha chiarito Bessent, nemmeno questi strumenti garantiscono l’invisibilità: il Tesoro incrocia dati bancari, movimenti digitali e reti di intermediari per ricostruire l’intera catena dei flussi. L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti è impedire che i dirigenti della Repubblica islamica riescano a conservare all’estero patrimoni accumulati in decenni di potere, sottraendoli a futuri sequestri o a un eventuale cambio di regime.
Sempre a proposito di banche lo scorso 15 gennaio il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha firmato un ordine che dichiara la banca statale iraniana Bank Melli un’organizzazione terroristica, citandone il ruolo centrale nel finanziamento dei gruppi terroristici sostenuti dall’Iran. Secondo i funzionari israeliani, l’istituto bancario funge da snodo finanziario chiave per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e per la Forza Quds, contribuendo al trasferimento di fondi, all’elusione delle sanzioni e al riciclaggio di denaro a sostegno di attività terroristiche in tutta la regione. La decisione mira a interrompere uno dei principali canali di finanziamento delle reti proxy iraniane. Bank Melli è già stata designata dagli Stati Uniti nel 2018. La fuga di capitali dall’Iran diventa così il segnale più evidente della sfiducia interna al sistema. Chi governa l’Iran sembra prepararsi comunque allo scenario peggiore, mettendo al sicuro risorse personali mentre il Paese sprofonda in una crisi che appare sempre meno controllabile. Un esodo silenzioso di denaro che racconta, forse meglio di qualsiasi slogan, lo stato reale della Repubblica islamica.
