Alle 6 ora italiana sono ufficialmente entrati in vigore i nuovi dazi globali del 10% imposti dal Presidente americano Donald Trump tramite decreto presidenziale, una tariffa che però verrà presto alzata al 15%, come già annunciato giorni fa dal Presidente americano.
La sentenza della Corte Suprema, che ha valutato come “illegale” l’utilizzo fatto dal tycoon dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi, non ha scalfito neanche di un millimetro la volontà di Trump, la cui politica commerciale rimane fortemente improntata sull’utilizzo dei dazi.
Trump avverte i Paesi: “non fate giochetti”
A testimoniarlo è il messaggio pubblicato ieri dal Presidente americano sui social, che dopo aver duramente attaccato la Corte Suprema ha lanciato un avvertimento contro praticamente tutti i Paesi del mondo, suggerendo di non “giocare” con la decisione della Corte.
“Qualsiasi Paese che voglia ‘giocare’ con la ridicola decisione della Corte Suprema, specialmente quelli che hanno ‘derubato’ gli Stati Uniti per anni, e persino decenni, si troverà ad affrontare tariffe molto più elevate rispetto a quelle concordate di recente. ACQUIRENTI, STATE ATTENTI!!”
Arriva la prima richiesta di risarcimento
La lotta globale daziaria si gioca però anche sul fronte interno americano, dove il pronunciamento della Corte Suprema, ha dato il via alle richieste di risarcimento, pur non avendo la Corte affrontato la questione delle modalità di gestione dei rimborsi.
Ecco quindi le prime cause contro il governo: Il gigante Usa delle consegne e del trasporto merci, FedEx, ha fatto causa all’amministrazione Trump per recuperare il denaro pagato per i dazi dichiarati illegali.
L’azienda, nella sua causa contro la Customs and Border Protection depositata presso la Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti, chiede il “rimborso completo” delle tariffe pagate sulle merci importate.
Rimangono invariati i dazi settoriali
Rimangono invece invariati i dazi doganali “settoriali”, sarebbe a dire quelle tariffe che vanno dal 10% al 50% imposte su tutta una serie di settori o beni come il rame, l’automobile o il legno da costruzione.
Questo perché tali dazi non erano interessati dalla decisione della Corte Suprema, essendo stati imposti utilizzando una giustificazione legale diversa dall’IEEPA.
Come funzionano i nuovi dazi
I dazi al 15% resteranno in vigore per 150 giorni, vale a dire fino alla fine di luglio, questo perché a postularlo è la nuova giustificazione giuridica utilizzata da Trump, ovvero la Section 122 del Trade Act del 1974.
Se Trump decidesse di prolungarli (come è molto probabile che accada), dovrebbe a quel punto ricorrere al Congresso, dove sicuramente i congressisti democratici voterebbero compattamente contro il prolungamento.
Giusto ieri, il leader dem al Senato Chuck Schumer ha fatto sapereche il partito si batterà per bloccare qualsiasi tipo di estensione. Alla fine di luglio, tuttavia, i repubblicani avranno ancora la maggioranza sia alla Camera che al Senato, il problema saranno quindi i repubblicani scettici.
Europa cauta
Che siano le minacce di Trump o la poca chiarezza che traspare attualmente da oltreoceano, l’Unione Europea si è per il momento limitata a rimandare il voto relativo alla ratifica dell’accordo commerciale siglato la scorsa estate tra Ue e Stati Uniti in Scozia.
Strategia confermata anche dal presidente della commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento, il socialista Bernd Lange, che in un intervento al Corriere ha criticato i nuovi dazi asserendo che creino “incertezza e imprevedibilità”, mentre un accordo commerciale richiede “certezza e prevedibilità” per consentire a imprese e operatori di pianificare commercio e investimenti.
L’uragano daziario del Presidente americano non accenna a placarsi, ma l’incertezza, a partire dai risarcimenti per arrivare agli accordi commerciali siglati, non fa che aumentare.
