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Cuba, Trump e l’idea suggestiva di una «soluzione venezuelana»

Cuba, Trump e l’idea suggestiva di una «soluzione venezuelana»

Trump non rinuncia ad aumentare la pressione su Cuba, ma potrebbe scegliere il nipote di Raul Castro come interlocutore per il futuro

Resta per ora ricca di incognite la situazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba. Venerdì, il comandante di Southcom, Francis Donovan, ha avuto un incontro con alti funzionari delle forze armate dell’Avana. Il meeting è avvenuto nei pressi della base navale di Guantanamo Bay. Secondo una nota di Southcom, si è trattato di «un breve colloquio su questioni di sicurezza operativa». «Entrambe le delegazioni hanno considerato l’incontro positivo, durante il quale sono state affrontate le questioni relative alla sicurezza lungo il perimetro di separazione dell’enclave militare e si è concordato di mantenere la comunicazione tra i due comandi militari», ha dichiarato, dal canto suo, il ministero della Difesa di Cuba.

Il meeting è avvenuto alcuni giorni dopo che Washington aveva schierato nei Caraibi la portaerei Nimitz. Tutto questo, senza trascurare che, a inizio maggio, il direttore della Cia, John Ratcliffe, si era recato sull’isola per incontrare alcuni alti esponenti del ministero dell’Interno dell’Avana. Ebbene, proprio in quell’occasione era presente il nipote dell’ex presidente cubano Raul Castro, Raúl Guillermo Rodriguez: una figura, quest’ultima, che, secondo quanto riferito a fine maggio dal New York Post, starebbe acquisendo peso nelle trattative tra L’Avana e Washington. «L’amministrazione Trump ha bisogno di persone interne con cui poter collaborare, temendo un potenziale collasso o una situazione di “stato fallito” al di fuori del territorio statunitense», ha sottolineato la testata, lasciando così intendere che la Casa Bianca potrebbe vedere nel nipote di Castro un possibile interlocutore nel futuro dei suoi rapporti con L’Avana. Non è quindi affatto escluso che il presidente statunitense stia ipotizzando una «soluzione venezuelana» per Cuba. Anziché un regime change in piena regola, la Casa Bianca potrebbe decapitare il regime e poi trattare con una figura legata al vecchio sistema di potere, non prima di averla adeguatamente «addomesticata». Ecco: quella figura potrebbe essere il nipote di Castro.

Nel frattempo, la tensione continua a essere alta. L’intelligence di Washington ritiene che il regime castrista abbia acquistato 300 droni militari da Russia e Iran a partire dal 2023 e che starebbe valutando di usarli per colpire obiettivi americani. Non bisogna poi trascurare che, il mese scorso, il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato formalmente Raul Castro, accusandolo di aver ordinato l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. A questo si aggiungano le ulteriori sanzioni che Washington ha imposto su Gaesa: conglomerato d’imprese, controllato de facto dalle alte sfere militari cubane. Più in generale, Donald Trump punta a rilanciare la Dottrina Monroe e a estromettere il più possibile i cinesi dall’America Latina. In tal senso, la Casa Bianca auspica che Cuba, nel prossimo futuro, possa entrare nell’orbita geopolitica degli Stati Uniti. Resta da vedere se Trump deciderà di far leva sulla diplomazia o se, al contrario, si deciderà per un atto di forza.

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