Un disastro. Non c’è altra parola con cui descrivere gli eventi di Ceuta, uno dei due exclave spagnoli in territorio africano. La cittadina di 84.000 abitanti è stata infatti presa d’assalto da decine di migliaia di clandestini, quasi tutti marocchini, a partire dal pomeriggio di ieri.
Un disastro che è stato certamente facilitato dalla controversa decisione del governo spagnolo di regolarizzare mezzo milione di clandestini, con le richieste che tuttavia hanno superato il milione. I motivi di questa crisi, però, sono anche geopolitici.
La situazione attuale
Le immagini di ieri avevano fatto il giro del mondo. Decine di migliaia di clandestini che entravano a nuoto e scavalcando le recinzioni nell’exclave, nella totale impotenza della locale Guardia Civil spagnola.
Secondo il governatore di Ceuta, sentito da Sky News, il numero di clandestini entrati illegalmente a partire da ieri sarebbe di circa 60.000, a fronte di una popolazione dell’exclave di 84.000.
La crisi è continuata anche nella notte, nonostante l’arrivo urgente di uomini e mezzi dell’Esercito spagnolo. Sul lato marocchino, in particolare nei pressi della cittadina di Fnideq (Castillejos), si è formata una colonna umana lunga circa 5 chilometri.
La polizia marocchina, dopo 24 ore di sostanziale inazione, ha usato lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla. Mentre da Ceuta le autorità spagnole hanno dichiarato che sono stati recuperati 19 corpi di clandestini morti nella traversata.
E mentre il premier Pedro Sanchez è arrivato oggi a Ceuta, il ministro della Politica Territoriale Ángel Víctor Torres ha dichiarato che la Spagna “procederà al rimpatrio” delle migliaia di migranti entrati nelle ultime ore a Ceuta, grazie agli accordi in essere con il Marocco, precisando che “questo non significa che sarà immediato”.
Gli attacchi del governo italiano
Nella serata di ieri la premier Giorgia Meloni ha pubblicato un messaggio su X in cui affermava che “le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”.
Simili i messaggi del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si è detto “favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del ministro Piantedosi”.
Dichiarazioni che non sono piaciute alle autorità spagnole. Tanto che il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares ha definito “indegno” il messaggio “del ministro degli Esteri di un Paese amico e partner da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica”.
All’Italia si sono aggiunti però altri leader europei, tra cui la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Le immagini che giungono da Ceuta sono inaccettabili. Non possiamo permettere che nessuno entri nell’Unione senza rispettare le nostre regole”, ha scritto su X.
“Le traversate pericolose devono cessare immediatamente. Le reti di trafficanti devono essere smantellate. E i rimpatri devono avvenire rapidamente, come previsto dalle nostre norme”.
I motivi della crisi
Di indegno però ci sono soprattutto le scelte del governo spagnolo, perché per quanto la geopolitica e le relazioni internazionali possano spiegare gli eventi di Ceuta, è fuor di dubbio che il piano di regolarizzazione dei clandestini sia stato un catalizzatore importante.
Di più, perché solo il 29 giugno scorso la Corte Suprema spagnola ha emesso una sentenza storica stabilendo che i migranti intercettati in mare mentre cercano di raggiungere a nuoto le enclave di Ceuta o Melilla non possono essere respinti immediatamente.
La Corte ha chiarito che lo speciale regime di “respingimento alla frontiera” (rechazo en frontera) si applica solo ai tentativi di ingresso via terra (es. scavalcando le recinzioni), mentre gli arrivi via mare richiedono le garanzie del dovuto processo.
Un’analisi completa non può però prescindere dall’importanza data storicamente dal Marocco all’“arma” dell’immigrazione irregolare. Episodi simili a quelli recenti erano accaduti anche nel 2021.
Allora furono 10.000 gli ingressi di immigrati irregolari, la crisi scattò perché la Spagna aveva accolto in un proprio ospedale Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario (che combatte per l’indipendenza del Sahara Occidentale rivendicato dal Marocco).
Sanchez aveva ceduto, abbandonando la storica posizione di neutralità diplomatica spagnola sul Sahara Occidentale, piegandosi formalmente alle pretese del Marocco, ovvero annessione e autonomia, come “la base più seria, realistica e credibile” per risolvere il conflitto nella regione.
Questa volta, invece, la ragione dietro all’assalto a Ceuta potrebbe essere la visita del premier Pedro Sanchez in Algeria, storico rivale geopolitico del Marocco nonché principale sostenitore del fronte Polisario.
La visita si è svolta il 20 luglio, dopo un gelo di oltre 4 anni dovuto proprio all’ira di Algeri per il dietrofront spagnolo del 2022. L’obiettivo era riallacciare i rapporti sul gas e l’economia, interpretata da Rabat come un doppiogioco inaccettabile, la conseguenza è stata l’apertura del rubinetto migratorio.
