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Australia: Meta sospende 756mila account di minori under 16, ma l’81% è ancora sui social

Australia: Meta sospende 756mila account di minori under 16, ma l’81% è ancora sui social
Smartphone display with logo of Facebook, WhatsApp and Instagram apps in against blurred META logotype on white background tablet monitor: Tallinn, Estonia – October 29, 2021

Dall’entrata in vigore del divieto di utilizzo dei social network per gli under 16 Meta ha sospeso oltre 750mila account, ma la gran parte dei minorenni aggira le restrizioni.

Oltre 756.000 account sospetti appartenenti ad adolescenti australiani under 16 su Facebook e Instagram, nel quadro del divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni entrato in vigore il 10 dicembre 2025 in Australia.

Lo ha annunciato oggi Meta, in conformità con la legge, prima al mondo nel suo genere, mira a proteggere la salute fisica e mentale dei ragazzi, ma si sta scontrando con oggettive difficoltà di applicazione, visto che la maggioranza dei minorenni continua a essere online.

La legge australiana

Primo ricapitoliamo il quadro dei divieti imposti dal governo australiano in merito all’utilizzo dei social network per i giovani.

L’Online Safety Amendment Act 2024, approvato dal Parlamento australiano il 29 novembre 2024 ed entrato in vigore il 10 dicembre 2025, impone alle piattaforme social l’obbligo di adottare “passaggi ragionevoli” per impedire ai minori di 16 anni di detenere account.

I servizi inclusi nella lista dell’eSafety Commissioner comprendono tutti i social più famosi e utilizzati: Facebook, Instagram, Threads, TikTok, Snapchat, YouTube, X, Reddit, Kick e Twitch.

La sanzione massima originaria era di 49,5 milioni di dollari australiani per le violazioni sistemiche.

A fine giugno 2026, tuttavia, il governo di Canberra ha presentato un nuovo disegno di legge, che raddoppia la multa massima a 99 milioni di dollari australiani (circa 69,75 milioni di dollari statunitensi) e attribuisce al eSafety Commissioner Julie Inman Grant poteri più ampi di richiesta documentale, anche nei confronti di fornitori terzi di tecnologie di verifica dell’età.

Il regolatore starebbe inoltre valutando azioni legali contro Meta, TikTok, Snapchat e YouTube per presunta inosservanza e un supposto “fallimento sistemico” nel mantenere i minorenni lontani dalle piattaforme.

I numeri di Meta e l’impiego dell’intelligenza artificiale

Anche in vista delle possibili azioni legali, Meta ha proceduto a fornire i numeri degli account disattivati.

Tra l’entrata in vigore del divieto e giugno 2026 sono stati oscurati 462.000 account Instagram e 294.000 account Facebook, sospetti di appartenere a under 16, per un totale di 756.000 profili: numeri in netto aumento rispetto ai 504.000 complessivi comunicati a gennaio.

L’azienda di Mark Zuckerberg ha dichiarato di utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare i profili alla ricerca di “indizi contestuali” (celebrazioni di compleanno, riferimenti a voti scolastici o altri segnali riconducibili all’età), oltre che per esaminare le segnalazioni relative a account sospettati.

Meta ha inoltre rimosso la possibilità di effettuare nuovi tentativi di registrazione dopo la disattivazione di un profilo, cercando di arginare il fenomeno delle riaperture. In una dichiarazione diffusa oggi, l’azienda ha quindi ribadito di “condividere l’obiettivo del governo australiano di garantire esperienze online sicure e adeguate all’età” e di “rispettare gli obblighi di legge”, pur mantenendo perplessità sull’assenza di uno standard industriale unificato per la determinazione dell’età online.

I giovani rimangono sui social

Nonostante i numeri dichiarati da Meta, studi indipendenti e dati governativi dipingono un quadro piuttosto chiaro.

Una ricerca dell’eSafety Commissioner pubblicata a luglio 2026 ha rilevato che oltre l’81% degli under 16 era ancora presente sui social nei primi tre mesi di vigenza della legge, contro l’86% precedente al divieto.

Il 58% degli under 16 ha dichiarato un uso quotidiano, mentre circa la metà dei ragazzi che hanno mantenuto l’account ha affermato che le piattaforme non hanno mai verificato la loro età.

Il governo ha quindi accusato le piattaforme di operare al “minimo indispensabile” e di voler far fallire la normativa.

Venerdì 14 agosto, i rappresentanti di Meta, TikTok, Google (proprietaria di YouTube) e Snap (Snapchat) saranno ascoltati nell’ambito di un’inchiesta parlamentare.

Il caso australiano sta infatti diventando un modello di riferimento internazionale: dal Regno Unito, alla Francia, finanche a Indonesia, Kazakistan e Mongolia. L’elenco di Paesi che valuta restrizioni ai più giovani si fa sempre più lungo.

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