Cresce la rivalità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi: una circostanza che preoccupa Washington. Il casus belli ha avuto luogo nell’intricato contesto della guerra in Yemen. Riad e Abu Dhabi sono storicamente alleate nel sostegno al governo yemenita contro gli Huthi, spalleggiati dall’Iran. Tuttavia, il supporto emiratino ai separatisti del Southern Transitional Council ha progressivamente irritato i sauditi, che, martedì, hanno bombardato il porto di Mukalla. Secondo Riad, in questa struttura era entrato materiale bellico inviato da Abu Dhabi in sostegno dei separatisti: un’accusa che è stata tuttavia respinta dagli Emirati. Emirati che hanno quindi annunciato il ritiro del proprio personale antiterrorismo dallo Yemen. “Alla luce dei recenti sviluppi e delle loro potenziali implicazioni per la sicurezza e l’efficacia delle missioni antiterrorismo, il Ministero della Difesa annuncia il licenziamento del personale antiterrorismo rimasto in Yemen di propria iniziativa, in modo da garantire la sicurezza del suo personale”, ha dichiarato il governo emiratino.
Ma attenzione: la crisi yemenita rappresenta soltanto uno dei fronti di attrito tra Riad e Abu Dhabi. Le due capitali appaiono infatti sempre più ai ferri corti anche in Sudan. Qui, nel complicato contesto della locale guerra civile, i sauditi sostengono le Forze armate sudanesi, mentre gli Emirati spalleggiano le Forze di supporto rapido. Ricordiamo che Mohammad bin Salman ha espresso le proprie preoccupazioni sulla situazione in Sudan a Donald Trump durante il suo recente viaggio a Washington. Un ulteriore fronte di attrito è poi legato al Corno d’Africa. Abu Dhabi ha rafforzato i propri rapporti con Etiopia e Somaliland, mentre l’Arabia Saudita ha maggiormente puntato sulla Somalia. Non a caso, Riad ha criticato il recente riconoscimento israeliano del Somaliland.
Insomma, la rivalità tra sauditi ed emiratini continua a crescere. E ciò rappresenta potenzialmente un problema per l’amministrazione Trump, che punta a rilanciare e a espandere gli Accordi di Abramo: accordi a cui gli Emirati hanno aderito nel 2020 e rispetto a cui i sauditi non hanno invece del tutto sciolto le proprie riserve. Washington sta quindi cercando di evitare che il rapporto tra Riad e Abu Dhabi possa deragliare. Non è probabilmente un caso che, martedì, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, abbia avuto una telefonata con il ministro degli Esteri emiratino e un’altra con quello saudita. Del resto, l’amministrazione Trump ha bisogno che le relazioni tra Riad e Abu Dhabi restino salde, anche per mantenere la pressione sull’Iran in riferimento alla spinosa questione del nucleare. Per Washington, la situazione è quindi assai delicata: ne va del suo progetto di stabilizzazione dell’intera regione mediorientale.
