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Guerra Ucraina: Mosca bombarda Kiev, mentre si aggrava il blocco ai porti nel Mar Nero

Guerra Ucraina: Mosca bombarda Kiev, mentre si aggrava il blocco ai porti nel Mar Nero
Rescuers work at the site of a Russian missile strike on a goods storage in Kyiv, Ukraine, 05 August 2026, ANSA

Almeno 17 morti nell’ultimo attacco russo su Kiev, colpiti depositi e magazzini logistici. Mentre gli attacchi russi nel Mar Nero bloccano l’export ucraino.

Ancora missili su Kiev, nella notte di mercoledì si è consumato l’ennesimo massiccio attacco aereo russo contro la capitale; mentre nel Mar Nero continua il “blocco” ai porti ucraini che sta causando gravissime interruzioni nell’export di materie prime agricole e minerali, cruciali per Kiev al fine di ottenere moneta pregiata per il proprio bilancio statale.

Mentre secondo quanto dichiarato oggi da un funzionario d’intelligence ucraina, un’unità missilistica nordcoreana ha iniziato a schierarsi nella Russia occidentale e potrebbe essere equipaggiata con 120 missili balistici e sei lanciatori per attacchi contro l’Ucraina.

L’attacco aereo

28 missili balistici Iskander-M, 9 missili da crociera ipersonici Zircon, 2 missili balistici nordcoreani Kn-23 e un numero imprecisato di droni. Questi la conta, dopo ore di distruzione piovuta sulla capitale ucraina.

L’attacco ha mostrato ancora una volta quanto sia diventata grave la carenza di missili intercettori per l’Ucraina, tutti i missili russi hanno infatti colpito il loro obiettivo, come confermato da vari canali OSINT (Open Source Intelligence) e dallo stesso resoconto dell’Aeronautica ucraina, che ha affermato di aver abbattuto solamente 98 droni.

Riguardo alla carenza di contraerea, secondo il Financial Times Donald Trump avrebbe rifiutato la richiesta di Zelensky in merito alla consegna di 300 intercettori per le batterie Patriot, le scorte americane sarebbero infatti sotto pressione per via della guerra in Medio Oriente.

I principali obiettivi dell’attacco russo, secondo Mosca, erano obiettivi logistici e siti di produzione di droni nella capitale Kiev e nella regione circostante.

Fiamme, esplosioni secondarie e diversi incendi sono stati ampiamente ripresi dai residenti, mentre un primo bilancio sembra indicare in non meno di 17 morti e più di 30 feriti, di cui 8 a Brovary, decedute nella locale stazione ferroviaria a causa di un missile che ha colpito l’adiacente magazzino.

Tra gli obiettivi colpiti da Mosca ci sono anche almeno due centri di Nova Poshta, la più grande azienda privata di corrieri e logistica dell’Ucraina, da Mosca accusata di essere veicolo di transito per materiale militare.

Terminata la campagna di 40 giorni di Kiev

Proprio su questo tema, da ormai diverse settimane i droni a lungo raggio ucraini stanno prendendo di mira i magazzini di Wildberries, la più grande azienda di distribuzione al dettaglio in Russia.

Nella notte è stato colpito il magazzino della regione di Tula, ma i colpi dei droni ucraini erano arrivati fino a Mosca e San Pietroburgo.

È finita invece nel relativo silenzio la campagna di 40 giorni annunciata con clamore da Zelensky lo scorso 25 giugno. L’obiettivo era far aumentare i costi economici della guerra per Mosca “con l’obiettivo di costringerla a porre fine alla guerra”, nelle parole di Zelensky.

Oltre agli attacchi a Wildberries si erano registrati intensi raid sulle raffinerie russe e sul naviglio mercantile nel Mare di Azov.

L’obiettivo della campagna è però fallito, e anzi Mosca ha reagito con una nuova escalation che metterà a dura prova l’economia ucraina.

Blocco al Mar Nero

Dal 23 luglio, infatti, Mosca ha dato il via a intensi raid aerei a mezzo di droni e missili contro le infrastrutture portuali ucraine e contro tutte le navi mercantili nelle acque circostanti.

La campagna ha già portato colossi del trasporto navale come Maersk a interrompere le spedizioni a Odessa e negli altri porti ucraini, mentre anche ieri almeno tre navi sono state colpite dai droni russi.

Compagnie come Ferrexpo e Metinvest, giganti ucraini dell’estrazione di metalli, hanno sospeso o ridotto drasticamente la produzione. Con le rotte marittime che rappresentavano circa il 60% dei flussi, l’export diventa quasi impossibile a costi sostenibili.

Si lavora ad alternative via terra o Danubio, ma risultano troppo care, mentre miliardi di dollari di ricavi annuali e la stabilità del settore siderurgico ucraino sono ora a rischio.

In sofferenza anche il settore agricolo (tra il 50 e il 60% dell’intero export ucraino), proprio nel momento della raccolta e dell’esportazione di grano e oli vegetali.

Il ministro dell’Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi ha ripetuto proprio oggi che circa il 90% di cereali e semi oleosi viene esportato attraverso i porti del Mar Nero.

La nuova escalation potrebbe quindi colpire lì dove fa male, nel frattempo, Kiev deve trovare canali alternativi per il suo export, fondamentale per ottenere valuta pregiata.

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