L’avvicinarsi dell’estate (e delle vacanze) non poteva avvenire in un contesto più incerto di quello in cui ci troviamo. Un fragile cessate il fuoco in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz ancora chiuso e con esso il flusso di idrocarburi vitali per l’economia globale.
Uno degli impatti più forti si è avuto sul kerosene per aerei la cui carenza, se prolungata potrebbe portare a costosi rialzi nei prezzi dei biglietti e all’annullamento di voli.
Per scongiurare questa eventualità, la Commissione Europea ha elaborato un piano d’emergenza per garantire la massima produzione di questo carburante.
La dipendenza da carburante per aerei importato
Praticamente tutte le principali compagnie aeree europee hanno infatti lanciato l’allarme su una possibile carenza di carburante entro poche settimane, la cui naturale conseguenza sarebbero disagi per i viaggi in vista dell’estate.
L’Europa dipende dal Medio Oriente per circa il 75% delle sue importazioni nette di carburante per aerei, ovvero circa 375.000 barili al giorno, più di quanto non faccia per qualsiasi altro carburante destinato ai trasporti.
Se si include il greggio importato per alimentare le raffinerie europee (da cui il jet fuel viene raffinato) la dipendenza totale dell’Ue da petrolio e prodotti petroliferi esterni si attesta intorno al 96-97%.
Il piano dell’Ue
Occorre quindi agire con efficacia e rapidità, una combo che raramente Bruxelles riesce a implementare. C’è sempre una prima volta, tuttavia, e c’è da sperare che questa sia quella “volta”.
A partire dal mese prossimo, la Commissione europea realizzerà una mappatura a livello continentale della capacità di raffinazione dei prodotti petroliferi. Seguiranno misure “per garantire che la capacità di raffinazione esistente sia pienamente utilizzata e mantenuta”.
Secondo quanto riportato da Reuters, inoltre, l’Ue starebbe lavorando a misure relative all’approvvigionamento di carburante per aerei, ma tali misure sono ancora in fase di elaborazione.
Tali provvedimenti dovrebbero essere presentati il prossimo 22 aprile, all’interno del più ampio “pacchetto di misure di emergenza per l’energia”, che potrebbe includere anche acquisti comuni a livello europeo e un allentamento delle regole sull’importazione,
Corsa contro il tempo
Occorre precisare che il piano dell’Ue potrebbe tuttavia non bastare. La variabile più importante rimane infatti lo Stretto di Hormuz, la sua riapertura, infatti, darebbe una boccata di ossigeno al settore dei carburanti per aerei (facendo anche scendere il prezzo).
Se la situazione non dovesse mutare, invece, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) avverte che compensando almeno metà delle forniture mediorientali, entro giugno si potrebbe profilare una grave carenza.
Parte di essa è stata compensata con l’import di carburante per aerei dagli Stati Uniti. Gli afflussi dall’America dovrebbero raggiungere una quota compresa tra 149.000 e 200.000 barili al giorno nel mese di aprile, secondi i dati Kpler, ma potrebbe non bastare.
Secondo Grazia Vittadini, CTO di Lufthansa, «i nostri fornitori (di carburante per aerei) stanno modificando i propri orizzonti previsionali e non sono più disposti a fornire previsioni su un arco temporale superiore a un mese», l’incertezza continua quindi a regnare sovrana, con essa le prossime vacanze estive.
