Pensioni, rischio trattenute in arrivo a fine anno per alcuni. Sono terminati i controlli dell’INPS sui redditi di alcuni pensionati della Gestione pubblica. Nei prossimi mesi partirà il recupero delle somme che, nel 2024, sono state pagate in più rispetto a quanto spettava. La verifica riguarda in particolare la quattordicesima e i limiti di cumulabilità delle pensioni ai superstiti. Il recupero partirà da dicembre 2026 per la quattordicesima e da gennaio 2027 per le pensioni ai superstiti. La restituzione potrà avvenire direttamente sul cedolino, attraverso trattenute distribuite fino a 60 rate.
Pensioni: chi rischia il taglio dell’assegno a fine anno
Non sono coinvolti tutti i pensionati e il fatto di essere un ex dipendente pubblico non significa automaticamente subire una trattenuta. I controlli hanno riguardato le prestazioni legate al reddito pagate in via provvisoria nel 2024 dalla Gestione pubblica. L’INPS ha confrontato i dati allora disponibili con quelli definitivi relativi ai redditi del 2023. Nel mirino, in particolare, ci sono la quattordicesima e le pensioni ai superstiti soggette a limiti di cumulabilità. Se dal controllo è emerso che è stata pagata una somma superiore a quella spettante, l’Istituto può chiederne la restituzione.
Trattenute INPS sulla pensione: quando partono e quanto si paga
Il recupero non partirà per tutti nello stesso momento. Per le somme pagate in eccesso con la quattordicesima, le trattenute cominceranno da dicembre 2026. Per gli importi legati alle pensioni ai superstiti, invece, il recupero partirà da gennaio 2027. Non si dovrà restituire tutto insieme. L’INPS potrà recuperare la somma direttamente dalla pensione, con una trattenuta che può arrivare fino a un quinto dell’importo complessivo dell’assegno. Si potrà restituire il totale in massimo 60 rate mensili. La durata dipenderà dall’importo complessivo da recuperare e dalla somma che può essere trattenuta ogni mese. Può anche accadere che una sola pensione non sia sufficiente a coprire l’intero debito. In quel caso, l’INPS può intervenire anche su un’altra pensione diretta a carico della Gestione pubblica intestata alla stessa persona.
Recupero INPS, cosa fare quando arriva la comunicazione per il recupero sui cedolini
Cosa fare se si riceve la comunicazione dell’INPS con l’indicazione della somma da restituire e delle modalità del recupero? Innanzitutto, l’avviso arriverà tramite PEC (se l’INPS ha l’indirizzo) oppure con raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione va quindi controllata con attenzione, soprattutto perché dalla sua notifica parte il termine di 30 giorni per contestare il recupero nel caso in cui si ritenga che il calcolo sia sbagliato. Il primo controllo riguarda la ragione del debito: la lettera dovrebbe permettere di capire quale prestazione è stata verificata e a quale periodo si riferisce. È poi necessario verificare l’importo richiesto, i redditi considerati dall’INPS e le modalità con cui verrà effettuata la trattenuta. Se i dati non corrispondono alla situazione reale, ci si può rivolgersi alla struttura territoriale competente dell’INPS entro i 30 giorni, portando la documentazione utile a dimostrare l’eventuale errore. Possono essere importanti, in particolare, le dichiarazioni dei redditi e le certificazioni relative agli anni interessati dal controllo. Se invece il calcolo risulta corretto, il recupero seguirà le modalità indicate nella comunicazione, con le trattenute previste sul cedolino.
La cosa più importante, quindi, è non confondere la comunicazione dell’INPS con un taglio automatico per tutti: il recupero riguarda soltanto le posizioni nelle quali i controlli hanno fatto emergere somme pagate in eccesso. Per chi riceve l’avviso, la verifica tempestiva dell’importo e dei dati utilizzati dall’Istituto è il passaggio decisivo per capire se il debito è corretto oppure se ci sono elementi da contestare.
