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Fondo pensione alla nascita: come funzionerebbe e quanto potrebbe valere

Fondo pensione alla nascita: come funzionerebbe e quanto potrebbe valere
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Il governo studia un conto previdenziale aperto alla nascita, con un primo versamento dello Stato e contributi volontari di genitori e familiari. Il modello guarda alla Germania, dove è già previsto un sistema simile

Un conto corrente previdenziale che si apre il giorno stesso in cui si nasce, con i primi euro versati direttamente dallo Stato, poi alimentato volontariamente da genitori e familiari e, in seguito, dallo stesso beneficiario una volta entrato nel mondo del lavoro. È l’idea a cui sta lavorando il governo, come spiegato dalla ministra del Lavoro Marina Calderone. Il principio è semplice: dare a quei soldi iniziali il tempo di crescere, sfruttando l’interesse composto lungo un orizzonte lunghissimo, anche sessant’anni o più. Il tutto, per ora, resta un’ipotesi allo studio, che il governo starebbe valutando di inserire nella prossima legge di Bilancio.

Cos’è il fondo pensione alla nascita e come funzionerebbe

Alla nascita di ogni bambino verrebbe aperta una posizione previdenziale individuale, una sorta di libretto di risparmio dedicato solo a lui, distinto da qualsiasi altro conto di famiglia. A finanziarlo, in partenza, sarebbe lo Stato, con un primo versamento, un piccolo capitale iniziale. Da lì in avanti, il fondo potrebbe essere alimentato su base volontaria: i genitori, i nonni o altri familiari potrebbero decidere di versare somme aggiuntive, magari in occasione di compleanni o ricorrenze, fino al compimento della maggiore età. Una volta diventato adulto, sarebbe poi lo stesso beneficiario a poter proseguire con i contributi, idealmente nel momento in cui inizia a lavorare e ad avere un reddito proprio. In questo modo, il fondo accompagnerebbe la persona per l’intero arco della vita, prima come regalo dello Stato e della famiglia, poi come scelta di risparmio personale. Le risorse pubbliche? “Le coperture si trovano, senza sottrarle ad altri strumenti, tanto più che per far partire il fondo previdenziale alla nascita bastano piccoli importi”, ha dichiarato la ministra Calderone. Il progetto si inserisce in un percorso di rafforzamento della previdenza complementare che il governo ha già avviato. Non si tratterebbe di aspettare il primo stipendio per iniziare a costruire una pensione integrativa, ma di partire con decenni di anticipo.

Il modello tedesco e le simulazioni: quanto si potrebbe accumulare

Esiste un precedente: la Frühstart-Rente tedesca, il disegno di legge approvato a metà agosto dal governo di Friedrich Merz. In Germania lo Stato verserà 10 euro al mese per ogni bambino dai 6 ai 18 anni, per un totale di 1.440 euro a testa. I soldi vengono investiti sui mercati finanziari e non lasciati fermi su un conto, così da beneficiare dell’interesse composto: i guadagni si reinvestono e producono a loro volta altri guadagni, anno dopoanno. Più tempo si ha a disposizione, più questo effetto diventa potente, e un bambino ha davanti a sé sei o sette decenni prima della pensione. Il ministero delle Finanze tedesco ha calcolato che, con un rendimento medio del 7% annuo (stima plausibile, non garantita), quei 1.440 euro pubblici potrebbero diventare circa 53mila euro a 65 anni. Se i genitori aggiungessero altri 10 euro al mese fino ai 18 anni, il capitale salirebbe a circa 107mila euro. Sono comunque proiezioni al netto dei costi ma non dell’inflazione, che in decenni può ridurre il valore reale di queste cifre. Applicando lo stesso meccanismo a un’ipotesi di versamento fin dalla nascita, con il capitale investito fino a 67 anni, il risultato cambia molto a seconda di quanto si versa e di quanto rende l’investimento. Con 10 euro al mese, si arriverebbe a circa 12mila euro con un rendimento del 3%, 38mila con il 5%, 116mila con il 7%. Con 20 euro al mese, le cifre salgono a circa 24mila, 75mila e 232mila euro e con 50 euro al mese, si può superare il mezzo milione di euro, al lordo delle imposte. Sono numeri puramente indicativi: in Italia mancano ancora i dettagli chiave, come l’importo del contributo statale iniziale e il tipo di investimento scelto.

Chi gestirebbe il fondo e le prossime tappe

Chi deciderà davvero come investire i risparmi previdenziali di milioni di bambini italiani? L’idea è nata dal presidente dell’Inps Gabriele Fava, che ha proposto di affidare all’istituto la gestione del nuovo fondo, e la ministra Calderone l’ha raccolta positivamente. Non tutti però sono d’accordo: la Cisl teme che una gestione tutta pubblica esponga i risparmi dei bambini al rischio di essere usati per altri scopi in futuro, come già successo con il Tfr. Il sindacato propone invece di coinvolgere i fondi negoziali, che gestiscono già miliardi di risparmio previdenziale con costi bassi e sotto il controllo della Covip. Al momento il fondo pensione alla nascita resta soltanto un’ipotesi allo studio: nessuna data di partenza, nessun importo definito, nessun testo normativo. Le prossime settimane, con l’avvicinarsi della Manovra economica, saranno decisive per capire se questa idea troverà davvero spazio nella legge di Bilancio, e con quali regole.

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