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La guerra in Medio Oriente blocca i fertilizzanti e mette in crisi gli agricoltori

La guerra in Medio Oriente blocca i fertilizzanti e mette in crisi gli agricoltori

Non solo petrolio: il conflitto mediorientale colpisce i fertilizzanti e minaccia i raccolti. Dall’urea ai fosfatici, i prezzi salgono del 30-40%, l’effetto cascata si farà sentire sui consumatori.

La guerra in Medio Oriente sta avendo effetti dirompenti che vanno ben oltre lo shock energetico. Uno dei settori più colpiti è quello agricolo, con il rifornimento dei fertilizzanti in vista delle semine primaverili che sta andando in tilt.

 Vola il prezzo dell’urea

Tra i principali prodotti usati nei campi agricoli per aumentare i rendimenti c’è l’urea, un fertilizzante azotato composto da ammoniaca e diossido di carbonio, derivato dal gas naturale.

Dal Golfo Persico proviene circa il 45% della produzione mondiale di urea, con Qatar e Iran come protagonisti assoluti grazie al più grande giacimento di gas naturale al mondo, il Suth Pars/North Dome, lo stesso attaccato sul lato iraniano da Israele, con Teheran che ha invece messo fuorigioco l’impianto di raffinazione qatariota.

L’escalation del conflitto ha visto i due principali indici del fertilizzante schizzare in alto, con l’urea granulare in Medio Oriente che ha raggiunto 665 dollari per tonnellata dai 485 dollari precedenti, mentre il prezzo del benchmark globale ha segnato i 695 dollari.

Perché l’urea è importante

L’urea è il “pane” delle piante: fornisce l’azoto necessario per foglie, steli e semi. Senza di esso le rese crollano. Circa la metà della produzione alimentare mondiale dipende oggi dai fertilizzanti sintetici; senza urea il grano, il mais, il riso e le colture europee perdono produttività.

Colture come il grano e il mais perdono fino al 50% di produzione senza una concimazione azotata. In Italia, dove l’urea agricola è passata da 55 a 75 euro al quintale, le prossime semine primaverili di mais e soia rischiano di essere compromesse.

Gli altri fertilizzanti

Tuttavia, non è solo l’urea a subire contraccolpi. Attraverso lo Stretto di Hormuz passa quasi un terzo dello zolfo globale, elemento essenziale per la produzione dei fertilizzanti fosfatici come DAP e MAP.

Gli stock mondiali erano già bassi prima della guerra e ora i prezzi stanno salendo ulteriormente, esponendo paesi come il Marocco, grande produttore di fosfatici, a importanti contraccolpi.

La situazione è aggravata dai dazi europei sui fertilizzanti russi e bielorussi (tra i più grandi produttori al mondo), introdotti da luglio 2025 e destinati a salire fino a 315-430 euro per tonnellata entro il 2028.  

Le conseguenze

L’impatto si sta facendo sentire lungo tutta la filiera. Partendo dalle stime di Eurostat, il Centro Studi di Confagricoltura ipotizza rincari del 30-40% sui costi di energia e fertilizzanti, con un incremento dei costi di produzione fino a circa 2 miliardi di euro.

Per i produttori italiani di cereali a semina primaverile questo significa dover decidere se posticipare, ridurre le dosi o cambiare piano colturale, con il rischio di compromettere rese e qualità.

Per i consumatori europei, la proiezione è di un’inflazione a cascata: l’aumento dei costi di gestione lungo tutta la filiera agroalimentare si tradurrà inevitabilmente in una crescita dei prezzi per i consumatori.

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