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La fiducia delle imprese in Cina sta raggiungendo un punto di svolta?

La fiducia delle imprese in Cina sta raggiungendo un punto di svolta?
China Alert – Corona Virus Spreads In Asia – elements of this image furnished by NASA – 3d Rendering 3d rendering, Asia. Photorealistic globe with lots of details. (3D terrain and clouds, city lights, reflective oceans…) Source maps are courtesy of NASA Earth Observatory Blue Marble project, for geographical boundaries: http://visibleearth.nasa.gov/view.php?id=73776 Credit: Reto Stöckli, NASA Earth Observatory http://visibleearth.nasa.gov/view.php?id=79765 Credit: NASA Earth Observatory image by Robert Simmon http://visibleearth.nasa.gov/view.php?id=73934 Credit: NASA Goddard Space Flight Center Image by Reto Stöckli (land surface, shallow water, clouds). http://visibleearth.nasa.gov/view.php?id=57747 Credit: NASA Goddard Space Flight Center Image by Reto Stöckli (land surface, shallow water, clouds).

La Rubrica – Un Europeo in Cina

Dopo diversi anni di progressivo deterioramento del sentiment, stanno emergendo i primi segnali che la fiducia delle imprese in Cina potrebbe finalmente essersi stabilizzata. La Business Confidence Survey (BCS) 2026 delinea infatti un quadro sensibilmente meno pessimista rispetto a quello di un anno fa, quando molti indicatori si trovavano ai minimi storici.

Per la prima volta da quando la Cina ha abbandonato la politica dello zero-Covid, il ritmo del deterioramento si è attenuato su diversi indicatori chiave. Un numero inferiore di aziende europee ha dichiarato che il contesto operativo si è fatto più difficile negli ultimi dodici mesi. Inoltre, secondo il sondaggio, per la prima volta negli ultimi cinque anni, meno della metà degli intervistati ritiene che il contesto imprenditoriale sia diventato più politicizzato.

Non si tratta ancora di segnali di una vera ripresa. Potrebbero però indicare che la fiducia ha raggiunto il suo punto più basso e che esiste spazio per miglioramenti significativi, a condizione che vengano adottate le giuste misure.

In un mondo sempre più incerto, la stabilità rappresenta la principale opportunità per la Cina.

Nell’ultimo anno le imprese hanno dovuto operare in un contesto globale molto più imprevedibile. In un simile scenario, un vantaggio prevale su tutti gli altri: la capacità di offrire un mercato stabile e prevedibile.

La Cina non ha ancora raggiunto pienamente questo obiettivo, ma dispone di punti di forza che molte economie le invidiano.

In primo luogo, il Paese continua a non avere eguali in termini di efficienza manifatturiera e capacità delle filiere produttive. Tre quarti delle imprese intervistate ritengono che le loro attività in Cina siano più efficienti rispetto a quelle condotte in altre parti del mondo, mentre il 94% considera la Cina un mercato di approvvigionamento fondamentale.

In secondo luogo, la Cina ha costruito un ecosistema dell’innovazione altamente competitivo. Quasi la metà degli intervistati considera oggi le aziende cinesi del proprio settore più innovative rispetto ai concorrenti europei: un cambiamento notevole rispetto a pochi anni fa.

In terzo luogo, la Cina continua a rappresentare un’importante fonte di ricavi per le imprese globali. Per oltre un terzo degli intervistati, il mercato cinese genera più del 15% del fatturato mondiale.

In un momento in cui le imprese stanno riconsiderando le proprie strategie di investimento a livello globale, questi punti di forza offrono alla Cina fondamenta solide. La vera domanda è se il Paese sarà in grado di costruire su queste basi.

Fondamenta solide richiedono riforme più incisive.

Esistono motivi di cauto ottimismo. I più recenti documenti programmatici, in particolare il Quindicesimo Piano Quinquennale, attribuiscono maggiore importanza a una crescita sostenibile e di qualità, piuttosto che alla crescita a ogni costo. Il Piano contiene inoltre diversi impegni incoraggianti: un trattamento più equo per le imprese a capitale straniero, misure per contrastare l’eccessiva concorrenza, iniziative volte a stimolare i consumi interni e un approccio più equilibrato al commercio.

Allo stesso tempo, tuttavia, il Piano rafforza la strategia cinese di maggiore autosufficienza. Nella pratica, tale orientamento è stato spesso sostenuto da politiche industriali che favoriscono le imprese nazionali nei settori considerati strategici.

Per molte aziende europee le conseguenze sono state evidenti. I requisiti di localizzazione, talvolta estesi fino ai singoli componenti, e pratiche di approvvigionamento non sempre paritarie hanno ridotto le opportunità di mercato. Alcune imprese hanno perso quote di mercato, mentre altre sono state costrette a ritirarsi da determinati segmenti.

È proprio qui che si concentra la sfida principale per i decisori politici cinesi: rafforzare le capacità interne del Paese mantenendo al tempo stesso la sua attrattività nei confronti degli investitori internazionali. Trovare questo equilibrio sarà essenziale per ricostruire la fiducia delle imprese.

Le ambizioni internazionali di Shanghai si confrontano con la realtà.

Shanghai rimane il principale hub internazionale della Cina. La maggior parte degli intervistati vi ha stabilito la propria sede centrale per il mercato cinese o sta valutando di trasferirvela. Quasi la metà genera a Shanghai e nell’area del Delta del Fiume Azzurro la maggior parte dei ricavi realizzati in Cina.

I punti di forza della città emergono soprattutto sul fronte dell’innovazione. Gli intervistati continuano ad attribuire a Shanghai valutazioni molto elevate per quanto riguarda il capitale umano, la tutela della proprietà intellettuale e la qualità complessiva dell’ecosistema innovativo.

La survey evidenzia però anche uno scarto tra ambizioni e realtà.

Quasi sette aziende su dieci affermano che i trasferimenti transfrontalieri di capitale rimangono complessi, un dato che solleva interrogativi sulla capacità di Shanghai di diventare un autentico centro finanziario globale. Attività ordinarie, come i pagamenti internazionali o il rimpatrio dei dividendi, risultano ancora più complicate di quanto dovrebbero essere. A differenza di altri hub finanziari concorrenti, come Hong Kong e Singapore, Shanghai non è ancora riuscita ad attrarre quotazioni dirette da parte di imprese internazionali.

Anche il commercio presenta difficoltà analoghe. Nonostante Shanghai sia uno dei principali hub logistici mondiali, oltre la metà degli intervistati continua a considerare complesse le operazioni commerciali transfrontaliere. Le misure di controllo delle esportazioni e la complessità normativa sono probabilmente tra le cause principali.

Shanghai è probabilmente la città più internazionale della Cina, ma la survey suggerisce che resta ancora del lavoro da fare prima che possa eguagliare pienamente il livello di apertura e accessibilità degli altri grandi centri economici globali.

Ricostruire la fiducia attraverso interventi concreti e immediati.

Molte delle sfide economiche della Cina sono di natura strutturale e richiederanno anni per essere affrontate. Allo stesso tempo, i decisori politici devono trovare un equilibrio tra le priorità interne e le pressioni esterne, comprese le tensioni geopolitiche e il rallentamento dell’economia globale.

Non tutte le riforme, tuttavia, devono necessariamente essere ampie o complesse.

Accanto agli interventi di lungo periodo, la Cina ha l’opportunità di ricostruire la fiducia attraverso misure pragmatiche e favorevoli alle imprese, capaci di produrre risultati immediati. Molte di queste rientrano nelle competenze delle amministrazioni locali e potrebbero essere attuate in tempi relativamente brevi.

La semplificazione delle procedure per i permessi di costruzione, il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti – in particolare per le piccole e medie imprese –, la rimozione degli ostacoli al trasferimento delle attività tra diverse regioni, il rafforzamento della tutela degli investitori di minoranza e l’istituzionalizzazione di un dialogo regolare e ad alto livello tra autorità e imprese potrebbero fare una differenza concreta.

Considerate singolarmente, queste riforme possono apparire modeste. Nel loro insieme, però, potrebbero inviare un segnale forte: la Cina intende realmente migliorare il proprio contesto imprenditoriale.

La fiducia delle imprese raramente si ricostruisce dall’oggi al domani. Si ricostruisce attraverso azioni coerenti e progressi tangibili. Se la Cina saprà dimostrare entrambe queste qualità, gli attuali segnali di stabilizzazione potrebbero diventare le fondamenta di una più ampia ripresa della fiducia nei prossimi anni.


A cura di:  Carlo Diego D’Andrea, vicepresidente nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina, managing partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel

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