C’è una scadenza che milioni di famiglie rischiano di lasciarsi scappare, con un danno economico che può superare i 580 euro per ogni figlio. Entro il 30 giugno 2026 chi percepisce l’Assegno Unico e Universale deve aggiornare l’ISEE, presentando all’INPS la Dichiarazione Sostitutiva Unica, la cosiddetta DSU. Chi non lo farà entro quella data continuerà a percepire l’assegno, ma con l’importo minimo previsto dalla normativa. Ancora più importante, perderà definitivamente il diritto a recuperare gli arretrati maturati da marzo 2026.
Cosa è successo da marzo a oggi
L’Assegno Unico e Universale non richiede una nuova domanda ogni anno: le famiglie continuano a riceverlo in automatico. Ma l’importo per ogni nucleo dipende dall’ISEE. La scadenza ordinaria per presentarlo era il 28 febbraio scorso. Chi non l’ha fatto entro quella data ha continuato a ricevere l’assegno, ma a partire da marzo l’INPS ha smesso di calcolare l’importo personalizzato e ha erogato automaticamente il minimo di legge: 58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne. Una cifra identica per tutti, a prescindere da quanto guadagni la famiglia. Una famiglia con ISEE di 15mila euro che non ha presentato l’ISEE aggiornato, sta oggi prendendo un Assegno Unico uguale a chi ha un ISEE di 46mila euro. Non perché non abbia diritto a un assegno più altro, ma semplicemente perché l’INPS, in assenza di dati aggiornati, non può calcolare quanto spetti davvero. Basta presentare la DSU per correggere la situazione, ma solo fino al 30 giugno.
Scadenza del 30 giugno 2026: cosa si perde se non si aggiorna l’ISEE per l’Assegno Unico
L’importo massimo dell’Assegno Unico per un figlio minorenne, riservato alle famiglie con ISEE inferiore a 17.468 euro, è di 203,80 euro al mese. Chi invece riceve l’importo minimo si ferma a 58,30 euro. La differenza mensile è di 145,50 euro per ogni figlio. Moltiplicata per quattro mesi, da marzo a giugno, si arriva a 582 euro di arretrati per ciascun figlio minorenne. Per una famiglia con due figli significa oltre 1.160 euro che rischiano di andare perduti per sempre. A questo si aggiungono le maggiorazioni per i figli dal terzo in poi, che possono valere da 17 a 99 euro al mese ciascuno, e gli importi per i figli maggiorenni fino ai 20 anni, che oscillano tra 29 e 99 euro mensili. In alcune situazioni familiari il totale degli arretrati in gioco può superare abbondantemente i 2mila euro.
Il 30 giugno è una scadenza senza appello per presentare l’ISEE all’INPS
Il 30 giugno è una scadenza non prorogabile. Dopo quella data, chi non avrà presentato la DSU potrà ancora aggiornare l’ISEE nei mesi successivi e in quel caso l’importo dell’assegno tornerà ad essere calcolato correttamente. Ma gli arretrati dei mesi precedenti saranno persi definitivamente. Nessun conguaglio, nessuna possibilità di recupero retroattivo. Chi presenta la DSU entro il 30 giugno, invece, otterrà il ricalcolo dell’assegno sulla base della situazione economica reale, il pagamento degli arretrati da marzo e il conguaglio della differenza tra quanto già incassato e quanto effettivamente spettava. Il tutto senza bisogno di fare ulteriori domande: l’aggiornamento è automatico.
Come fare per aggiornare l’ISEE: SPID o CAF, due strade alla portata di tutti
Per aggiornare il proprio ISEE basta presentare la DSU. Chi ha lo SPID, la Carta d’Identità Elettronica o la Carta Nazionale dei Servizi può accedere direttamente al portale INPS e compilare la DSU precompilata: il sistema carica automaticamente buona parte dei dati già presenti nelle banche dati pubbliche, come i redditi dichiarati al fisco. Dopo aver verificato che le informazioni siano corrette, basta inviare la dichiarazione. L’elaborazione richiede in genere tra gli otto e i dieci giorni lavorativi, al termine dei quali l’ISEE risulta aggiornato e l’assegno viene adeguato di conseguenza. Altrimenti ci si può fare aiutare da un Caf o patronato.
