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Grandine e alberi caduti, quando spetta il risarcimento: cosa copre davvero l’assicurazione

Grandine e alberi caduti, quando spetta il risarcimento: cosa copre davvero l’assicurazione
Ansa

Dai danni all’auto ai tetti scoperchiati: quando paga la polizza eventi atmosferici, chi risponde se cade un albero. Franchigie, scoperti, prove da conservare, responsabilità degli enti e quali errori possono far perdere il rimborso

Ondate di caldo record e di temporali violenti e grandinate. È un’estate di chicchi di grandine sempre più grandi, raffiche di vento improvvise, alberi che cedono e finiscono su auto parcheggiate o sui tetti delle case. E così si moltiplicano carrozzerie ammaccate, vetri in frantumi, tegole scoperchiate e abitazioni allagate. E per i cittadini al danno, spesso, si aggiunge la beffa della burocrazia. C’è chi scopre solo dopo il temporale di non avere la copertura giusta, chi si vede riconoscere un rimborso molto più basso del previsto, chi non sa proprio a chi rivolgersi quando a cadere è un albero in strada.

La grandine e l’auto: cosa copre davvero l’assicurazione

L’unica assicurazione obbligatoria per legge è la RC Auto, che però risarcisce esclusivamente i danni causati a terzi: se è la propria auto a finire ammaccata dalla grandine, da quella polizza non arriverà un euro. E no, nemmeno la Kasko interviene automaticamente in questi casi, come molti automobilisti credono: serve una garanzia specifica, da acquistare a parte. Si chiama “eventi atmosferici” (o “eventi naturali”) e può essere sottoscritta in qualunque momento, anche con una compagnia diversa da quella della polizza obbligatoria. Non copre solo la grandine, ma anche tempeste, trombe d’aria, nubifragi, alluvioni, frane e valanghe. In caso di sinistro, l’indennizzo viene calcolato sul valore commerciale dell’auto al momento del danno, da cui però vengono sottratte franchigie e scoperti previsti dal contratto. Discorso a parte per i vetri, che rientrano in un’altra copertura, la polizza cristalli: costa in genere tra i 50 e i 90 euro l’anno, ma bisogna leggere bene le condizioni, perché molte compagnie pongono un limite al numero di interventi rimborsabili in un anno o un tetto di spesa complessivo oltre il quale non scatta il rimborso.

Franchigie, scoperti e massimali: il vero nodo del rimborso

Non basta avere la polizza giusta, ma contano anche le clausole del contratto, che possono ridimensionare i rimborsi. Tre parole, in particolare, meritano attenzione: la franchigia, cioè una somma fissa che resta comunque a carico dell’assicurato; lo scoperto, una percentuale del danno che non viene risarcita; e il massimale, il tetto massimo oltre il quale le spese tornano interamente sulle spalle del proprietario. Su alcune polizze, ad esempio, esiste un tetto massimo di eventi risarcibili in un anno: superata quella soglia, i danni successivi non vengono più coperti. Su auto meno recenti, alcune compagnie applicano il cosiddetto degrado dei ricambi, calcolando il rimborso in base all’usura del pezzo danneggiato, con il risultato che l’importo liquidato può essere inferiore al costo di un componente nuovo. E in certi contratti la copertura vale solo per i danni avvenuti nella provincia di residenza: se il sinistro capita altrove, semplicemente, non si viene rimborsati. Una cosa, però, vale per tutti: senza prove, l’assicurazione non paga. Per ottenere l’indennizzo serve che l’evento atmosferico sia certificato da un bollettino ufficiale e che sia stato registrato anche da altri automobilisti nella stessa zona. Quindi è fondamentale fotografare subito i danni e conservare ogni documento utile. Le allerte meteo diffuse dalle Regioni non fanno fede ai fini del rimborso: hanno solo la funzione di avvisare cittadini e Comuni del rischio di temporali intensi, in modo da poter mettere l’auto al riparo o evitare di parcheggiarla sotto gli alberi.

Alberi caduti: la responsabilità non è dell’assicurazione grandine

Quando a danneggiare l’auto o la casa è un albero caduto, non si applica la polizza grandine, ma le regole generali del Codice civile sulla responsabilità di chi ha in custodia un bene. Tradotto è l’ente proprietario dell’area, un Comune, un condominio, un privato, a dover rispondere del danno, a meno che non riesca a dimostrare che si sia trattato di un evento davvero eccezionale e imprevedibile. E la semplice allerta meteo diffusa dalle autorità prima del temporale non basta, da sola, a scagionare l’ente responsabile, soprattutto se l’albero era già malato o privo di manutenzione. Allo stesso tempo, però, l’avviso preventivo può pesare sulla valutazione di chi ha comunque lasciato l’auto parcheggiata in una zona a rischio, nonostante fosse stato avvertito. Nella pratica, se un albero o un ramo cade su un’auto parcheggiata in strada, la cosa da fare è rivolgersi all’ente che gestisce quell’area, solitamente coperto da un’assicurazione, aprendo una richiesta di risarcimento. Lo stesso principio vale per i danni alla casa provocati da una proprietà altrui, come una tegola volata via dal tetto del vicino: bisogna individuare il responsabile e chiedere il risarcimento, possibilmente tramite le rispettive assicurazioni. E se invece è il maltempo a colpire direttamente l’abitazione: infiltrazioni, tetto scoperchiato, vetri rotti? Tutto dipende dal fatto che la propria polizza casa includa o meno la garanzia per eventi atmosferici o catastrofali.

Riparazioni e prove: cosa fare in caso di danni ad auto o casa

Anche il modo in cui si ripara il danno può influire sul rimborso. Per le ammaccature, molte compagnie preferiscono e rimborsano più generosamente il cosiddetto tirabolli: una tecnica che, sfruttando l’elasticità della lamiera, riporta in sede le zone ammaccate senza dover riverniciare l’auto. Chi preferisce una riparazione tradizionale in officina, invece, potrebbe vedersi applicare penalizzazioni previste dal contratto. Per i vetri, le piccole scheggiature si possono spesso sistemare con resine apposite; quando i danni sono più estesi, o il vetro è completamente rotto, non resta che la sostituzione. Davanti a danni per una grandinata o un albero caduto, la prima mossa è sempre la stessa: documentare tutto, con foto e testimonianze, prima di pensare alle riparazioni. Non bisogna intervenire sull’auto o sulla casa finché non è passato il perito e vanno conservati preventivi, fatture e ricevute. In fondo, contro la grandine e gli alberi che cadono non ci si può fare granché. Ma per cercare di limitare le conseguenze economiche è utile fare attenzione prima nella scelta della polizza, poi nella documentazione dei danni.

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