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Dichiarazione dei Redditi 2026, cosa cambia per le famiglie: figli a carico e detrazioni

Dichiarazione dei Redditi 2026, cosa cambia per le famiglie: figli a carico e detrazioni
Un’immagine del 730 precompilato di quest?anno. Crescita a due cifre per la dichiarazione ”fai da te”. La precompilata conquista una più ampia platea di contribuenti e con più di 2,4 milioni di dichiarazioni spedite registra un balzo del 18% rispetto all’anno precedente. A fare il bilancio dell’ ”operazione precompilata” conclusa il 24 luglio è l’Agenzia delle Entrate che ha diffuso i dati elaborati dalla Sogei. In totale sono sate inviate circa 2,3 milioni di dichiarazioni 730 ai quali si sono aggiunti 130 mila ”Modelli Redditi” che hanno sostituito il Modello Unico. Roma, 4 agosto 2017. ANSA/ WEB +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Precompilata al via dal 30 aprile: nuovi limiti per chi guadagna di più, stop ai figli a carico dopo i 30 anni e spese detraibili per istruzione, sport, trasporti e salute

Al via ufficialmente la stagione della dichiarazione dei redditi 2026. Dal 30 aprile è online il modello precompilato. E ci sono novità, soprattutto per le famiglie con figli, per le spese detraibili e per i familiari a carico.

Dichiarazione dei redditi 2026: al via la precompilata e cosa cambia davvero

La vera novità di quest’anno è il riordino delle detrazioni per chi ha redditi medio-alti. Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75mila euro, infatti, viene introdotto un tetto massimo alle spese detraibili, che si riduce progressivamente: fino a 14mila euro per redditi tra 75 e 100mila; fino a 8mila euro per redditi oltre i 100mila euro.  Non solo: questo limite viene modulato in base al numero di figli a carico, attraverso coefficienti che premiano i nuclei familiari più numerosi. In sostanza, più figli si hanno, maggiore sarà la quota effettivamente detraibile. Il meccanismo può essere applicato automaticamente oppure scelto dal contribuente direttamente in dichiarazione.

Figli a carico: nuove regole tra limiti di reddito e stop dopo i 30 anni

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda le detrazioni per figli a carico. Anche nel 2026 resta in vigore il sistema introdotto con l’Assegno Unico: fino ai 21 anni non si applicano più le detrazioni Irpef, che tornano invece dai 21 anni in poi. Ma attenzione ai requisiti. Per essere considerati fiscalmente a carico: fino a 24 anni il figlio non deve superare i 4mila euro di reddito annuo e dai 25 anni il limite scende a 2.840,51 euro.  Si restringe quindi la platea dei beneficiari, soprattutto tra i giovani adulti. Resta invariato l’importo base della detrazione, pari a 950 euro annui per figlio, ma il beneficio diminuisce con l’aumentare del reddito dei genitori fino ad azzerarsi a quota 95mila euro (soglia che cresce di 15mila euro per ogni figlio successivo al primo). La formula di calcolo premia i redditi più bassi e riduce progressivamente il vantaggio. La novità più netta riguarda però l’età: dai 30 anni in poi, il figlio non è più considerato a carico ai fini della detrazione, indipendentemente dal reddito. L’unica eccezione è rappresentata dai figli con disabilità, per i quali il beneficio resta senza limiti anagrafici.

Spese detraibili per i figli: scuola, sport e sanità (con nuovi limiti)

Sul fronte delle spese detraibili, il cambiamento più significativo è per le spese di istruzione. Sale infatti da 800 a 1.000 euro il tetto massimo di spesa detraibile per ciascun figlio che frequenta scuole dall’infanzia alle superiori. La detrazione resta al 19%. Si possono portare in detrazione le spese per rette di iscrizione e frequenza; mensa scolastica; contributi obbligatori e volontari; gite e attività didattiche integrative; servizi pre e post scuola.  Restano invece escluse spese come libri e cancelleria.
Per chi ha figli negli asili nido è prevista una detrazione del 19% fino a un massimo di 632 euro per figlio, ma non è cumulabile con il bonus nido. Per l’università, invece, si detrae il 19% dell’intera spesa negli atenei statali, mentre per quelli privati valgono limiti stabiliti annualmente.
Si possono poi detrarre in dichiarazione dei redditi le spese per attività sportive per ragazzi tra 5 e 18 anni (19% su massimo 210 euro) e per abbonamenti ai trasporti pubblici (19% su massimo 250 euro). Ci sono poi le spese sanitarie (19% oltre la franchigia di 129,11 euro) e per chi ha figli con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) si possono detrarre al 19% le spese per strumenti compensativi e supporti tecnologici, previa certificazione.

Spese deducibili: cosa possono scaricare i genitori

Ci sono poi le spese deducibili che incidono direttamente sul reddito imponibile. Tra queste, alcune riguardano indirettamente anche la gestione familiare. Sono deducibili, ad esempio, i contributi per colf, badanti e babysitter, fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. Rientra tra le deduzioni anche la previdenza complementare: se un genitore versa contributi a un fondo pensione intestato a un figlio a carico, può dedurre l’importo fino al limite complessivo di 5.164,57 euro annui. Attenzione invece all’assegno di mantenimento per i figli. Non è deducibile, mentre lo è quello eventualmente versato all’ex coniuge.

Come non perdere le detrazioni: documenti e pagamenti tracciabili

Per non perdere le detrazioni è fondamentale rispettare alcune regole formali. Tutte le spese devono essere documentate e, nella maggior parte dei casi, pagate con strumenti tracciabili: bonifico, carta o bancomat. Fanno eccezione alcune spese sanitarie sostenute presso il Servizio sanitario nazionale o in farmacia, per le quali è ancora ammesso il contante, purché lo scontrino riporti il codice fiscale del figlio. Infine, anche con la precompilata già predisposta, è sempre meglio controllare attentamente ogni voce. Non tutte le spese vengono automaticamente inserite e un errore o una dimenticanza possono tradursi in un minor rimborso o in contestazioni future.

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