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Dichiarazione dei redditi 2025: ultima chiamata per i ritardatari

Dichiarazione dei redditi 2025: ultima chiamata per i ritardatari

Oggi si chiude la finestra del ravvedimento operoso: dopo, la dichiarazione sarà considerata omessa con sanzioni fino al 240%

È davvero l’ultima chiamata. Oggi, 29 gennaio 2026, scade l’ultimissimo termine finale per presentare la dichiarazione dei redditi 2025 (relativa al periodo d’imposta 2024) in forma tardiva ma ancora valida. Presentare ora la dichiarazione dei redditi 2025 significa chiudere una pendenza con poche decine di euro, evitando conseguenze ben più pesanti nei prossimi mesi. Dopo questa data, infatti, non ci saranno più margini: la dichiarazione verrà considerata omessa, con sanzioni molto più pesanti e l’avvio automatico degli accertamenti fiscali.

Dichiarazione dei redditi tardiva: chi è interessato

L’appello riguarda tutti i contribuenti obbligati che non hanno presentato il modello nei termini ordinari. Si tratta sia di persone fisiche sia di soggetti più strutturati, come società di capitali ed enti commerciali, società di persone ed enti non commerciali. I modelli dichiarativi da utilizzare sono quelli aggiornati al 2025: Redditi Persone Fisiche, Redditi Società di Persone, Redditi Società di Capitali e Redditi Enti Non Commerciali. L’invio può avvenire in autonomia oppure tramite commercialista o Caf. Le persone fisiche, comprese quelle con partita Iva nei regimi forfetario o di vantaggio, possono usare anche la dichiarazione precompilata.

Ravvedimento operoso: cos’è e perché conviene agire subito

Chi ha saltato la scadenza ordinaria del 31 ottobre ha avuto a disposizione una finestra di 90 giorni per rimediare grazie al ravvedimento operoso. Quella finestra si chiude oggi. Il ravvedimento operoso è lo strumento che consente di sanare spontaneamente le violazioni fiscali, beneficiando di una forte riduzione delle sanzioni. Presentare la dichiarazione entro oggi significa che, pur essendo tardiva, la dichiarazione resta pienamente valida. Dal punto di vista economico si evitano sanzioni che possono arrivare a cifre molto elevate e si mantiene il controllo della propria posizione fiscale, senza attendere l’intervento dell’Agenzia delle Entrate.

Quanto costa presentare la dichiarazione entro il 29 gennaio

La sanzione ordinaria per la mancata presentazione della dichiarazione parte da 250 euro e può arrivare anche a diverse migliaia di euro. Con il ravvedimento operoso, però, chi invia il modello entro oggi paga solo 25 euro, cioè un decimo della sanzione minima. Questo importo va versato tramite modello F24, utilizzando il codice tributo 8911 e indicando come anno di riferimento il 2025. Il pagamento della sanzione deve avvenire prima dell’invio telematico della dichiarazione. Se dalla dichiarazione emergono imposte a debito, oltre alla sanzione fissa di 25 euro occorre versare anche i tributi dovuti, gli interessi legali calcolati giorno per giorno e la sanzione per omesso o tardivo versamento. Ed è qui che il ravvedimento operoso fa davvero la differenza. La sanzione base per il mancato versamento è pari al 25% dell’imposta, ma viene drasticamente ridotta in base al ritardo. Se il pagamento avviene entro 15 giorni, la sanzione scende all’1,25%. Entro 90 giorni si arriva all’1,389%. Oltre i 90 giorni, ma sempre prima delle attività di controllo, si applica una sanzione del 3,125%. In tutti i casi, importi nettamente più contenuti rispetto al regime ordinario.

Cosa succede se si salta anche la scadenza del 29 gennaio

Da domani, 30 gennaio 2026, non ci saranno più attenuanti. La dichiarazione verrà considerata omessa e scatteranno sanzioni molto più severe, comprese tra il 120% e il 240% delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. A questo si aggiungerà l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, con ulteriori interessi e aggravi. Soprattutto, non sarà più possibile utilizzare il ravvedimento operoso per la dichiarazione dei redditi 2025. L’iniziativa passerà interamente nelle mani del Fisco.

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