Quello dei medicinali contraffatti – venduti soprattutto in rete – è uno dei maggiori affari criminali al mondo. In Occidente compriamo antidolorifici, antinfiammatori, pillole contro l’impotenza, per dimagrire. Tutti illegali. Nei paesi più poveri arrivano antibiotici, antimalarici, chemioterapici, vaccini… E i falsi principi attivi provocano ogni anno (solo in Africa) 158 mila morti.
Dimenticate la cocaina, la serie Narcos e il mito maledetto di Pablo Escobar. Il più grande affare criminale di ogni tempo sono i farmaci contraffatti. Una rete di produzione e distribuzione che si espande sui cinque continenti fatturando, dicono le stime della Fda americana, 400 miliardi di dollari. «Il business delle mafie italiane, tutte insieme, è pari a 12-13 miliardi all’anno» spiega a Panorama un investigatore dell’Europol. «Il paragone è presto fatto».
Dal 2014 a oggi, il tasso di crescita del comparto è stato del 100 per cento all’anno. Secondo la Transnational alliance for illicit trade, la quota dei falsi nei mercati in via di sviluppo potrebbe rappresentare ben oltre il 10 per cento, arrivando potenzialmente fino al 30 in Asia, Africa e America Latina.
L’Oms ha lanciato l’allarme: almeno due miliardi di persone non hanno accesso a cure sicure in tutto il mondo. Sarebbero almeno 158 mila i morti provocati, ogni 12 mesi, dai farmaci illegali nel solo continente nero. Una stima precisa, tuttavia, è impossibile farla. Associazioni no profit e Ong hanno calcolato (ma i parametri di riferimento non sono noti) che il numero di decessi negli ultimi venti anni, nei Paesi in via di sviluppo, sarebbe superiore alle vittime totali delle due guerre mondiali (80 milioni).
Nelle nazioni più povere si acquistano soprattutto antibiotici, antimalarici, vaccini e chemioterapici. Che, inutile dire, funzionano poco e male. O non funzionano affatto. Nell’Occidente industrializzato, invece, la richiesta di farmaci contraffatti o falsificati è più a uso ricreativo: si comprano sottobanco pillole per disfunzioni erettili, per il dimagrimento, ma anche tanti antidolorifici e anti infiammatori. Di solito, si tratta di prodotti che possono avere lo stesso principio del farmaco di marca con concentrazione maggiore ma, più spesso, minore. Oppure possono non contenere affatto quel principio o averne di totalmente diversi. Ancora, possono essere prodotti non seguendo le linee guida di qualità e sicurezza richieste dai protocolli farmaceutici.
La declinazione della truffa è infinita. E il guaio è che i rischi non sono soltanto per gli assuntori. «Dal punto di vista ambientale, i medicinali contraffatti hanno un impatto sia nella loro produzione, ottenuta con sistemi non qualificati e che contengono elementi banditi, sia rispetto allo smaltimento dei loro residui che, attraverso le deiezioni, finisco nelle acque reflue» sottolineano al nostro giornale fonti dell’Aifa carabinieri.
I laboratori mondiali sono due: Cina e India. Ma le «farmacie canaglia», come le chiama l’Fbi, sono ovunque. Tutto o quasi corre sul web. Per la National association of boards of pharmacist, più del 95 per cento delle farmacie online risulterebbe essere irregolare, mentre il 50 per cento dei prodotti da queste venduti sarebbe fuorilegge. «L’inizio della recente campagna di vaccinazione mondiale ha visto emergere in primo piano anche il dark web» si legge nell’ultimo rapporto Eurispes. «Nell’aprile 2021, la Guardia di Finanza ha individuato e bloccato un giro di vendite di vaccini che vedeva coinvolti 4 mila iscritti tramite l’uso di due canali dell’applicazione di messaggistica Telegram, dalla quale si veniva reindirizzati al dark web per l’acquisto tramite criptovalute».
Nello stesso periodo sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas 150 mila confezioni di prodotti contraffatti o di dubbia provenienza contenenti idrossiclorochina, clorochina, lopinavir/ritonavir, azitromicina, colchicina e ivermectina. Tutti indicati per i sistemi di cura alternativi a quello suggerito dal ministero della Salute. Poi ci sono i luoghi fisici dov’è sempre possibile acquistare a buon prezzo una scatola di farmaci senza prescrizione medica: sexy shop, beauty center e palestre. Soprattutto nei centri di allenamento è facile imbattersi in farmaci dimagranti spacciati come integratori alimentari, ma di fatto contenenti principi attivi come la sibutramina o l’efedrina, sostanze vietate per i loro gravissimi effetti collaterali.
Talvolta riconoscere una confezione originale da una falsificata è difficile. L’unico campanello d’allarme può essere il prezzo. Ma è proprio per non pagare tanto che ci si rivolge al mercato parallelo. Per esempio, i farmaci autorizzati all’immissione in commercio contenenti tossina botulinica costano circa 200/300 euro a fiala, mentre il valore dichiarato all’atto dell’importazione dalla Cina dei medesimi prodotti contraffatti è di circa 6 dollari per 30 fiale.
In Italia il fenomeno non ha ancora raggiunto proporzioni preoccupanti per lo straordinario lavoro congiunto dell’Aifa, delle Dogane e soprattutto dei carabinieri per la tutela della salute. L’incidenza sulla catena legale del farmaco, secondo le stime del ministero della Salute, è pari allo 0,1 per cento. Quindi è quasi impossibile trovare medicine contraffatte o falsificate in farmacie e ospedali. Diverso il discorso per le piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp o Telegram dove i controlli e le attività di prevenzione e repressione sono più complesse.
«Siamo sempre costretti a rincorrere» conferma un inquirente della Procura di Roma. «Le attività tecniche di indagine hanno tempi precisi. Per cambiare gruppo o canale, invece, ci vuole un attimo. Basta comprare una nuova scheda e un nuovo cellulare». I risultati comunque non mancano alle nostre latitudini: nell’inchiesta Pangea, l’anno scorso, sono stati controllati quasi 1.690 spedizioni in sette aeroporti che hanno portato alla distruzione di quasi 30 mila pillole provenienti da Singapore, India, Gran Bretagna e Svizzera.
Nel dicembre 2021, l’operazione Shield 2 ha visto il coinvolgimento di 26 Paesi contro il pharma crime. Sono state aperte 146 inchieste penali e amministrative per un totale di 85 arresti e 480 denunce. Sequestrate 15 mila confezioni e oltre 232 mila fiale di anabolizzanti, antibiotici e anti Covid per un totale di 9 milioni di euro. È sulla Rete che, comunque, si gioca la partita decisiva. Negli ultimi mesi, i Nas sono riusciti a oscurare 85 siti che smerciavano prodotti illegali dall’estero. Una decina di questi erano scritti in lingua italiana e avevano, come specchietti per le allodole, finte interviste a personaggi famosi per reclamizzare i prodotti (vedi box sotto). Panorama è riuscito a mettersi in contatto con uno dei gestori web che ci ha illustrato le modalità di organizzazione del network. «Mi occupo della progettazione e della manutenzione di questi mercatini elettronici da almeno dieci anni. Il mio compito è assicurare che tutto funzioni perfettamente. Ricevo il materiale – scritti, foto, video – da società per lo più asiatiche. Mi è capitato di lavorare con aziende cinesi, dell’Azerbaijan e addirittura della Mongolia».
E che cosa succede dopo? «Creo le landing page, per la vendita soprattutto di Viagra, collegando il cassetto degli acquisti agli Iban esteri e poi aspetto che i pesci abbocchino». Dove si trovano i conti correnti? «Antille, Hong Kong, Taiwan, Saint Lucia. Mi è capitato pure qualche conto in Africa. Tutti luoghi in cui è impossibile fare qualsiasi tipo di indagine o di sequestro». I server sono rintracciabili? «Adottiamo un sistema di tutela massima e, per ovvi motivi, non posso rivelare dove si trovano le nostre macchine. Posso però dire che uno dei luoghi scelti per piazzare un po’ di siti sono le nazioni del Baltico». Qual è il suo compenso? «Sono uno stipendiato, ormai. Lo siamo tutti in questo giro. Il vero salto di qualità sarebbe una percentuale, anche minima, su ogni transazione. Ma le società cambiano di anno in anno, e non saprei nemmeno a chi rivolgermi per fare questa richiesta. Meglio non fare troppe domande».
Può andare peggio di così? Sì. La Dea (agenzia federale antidroga) americana ha lanciato l’allarme: i narcos messicani stanno iniziando a spacciare pure i farmaci contraffatti. «Molte di queste pillole sono impossibili da distinguere da quelle reali e spesso contengono quantità mortali di fentanil» ha commentato Jarod Forget, agente speciale dell’antidroga di Washington. «Ne bastano solo due milligrammi per provocare un’overdose». Il fentanil viene prodotto in Cina e poi spedito in Messico. I cartelli lo mescolano con altre sostanze chimiche e realizzano pasticche che assomigliano a Xanax, OxyContin, Adderall o altri farmaci popolari. In Italia è possibile uno scenario del genere? «Sappiamo che le mafie, e in particolare la ‘ndrangheta, hanno subodorato l’affare, ma a oggi non c’è un diretto coinvolgimento» risponde un investigatore della polizia. «Se accadesse, ci troveremmo davvero nei guai». Altro che fiction.
