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Btp Italia Sì, al via il collocamento: come funziona e quanto si guadagna con 1.000, 10mila e 50mila euro

Btp Italia Sì, al via il collocamento: come funziona e quanto si guadagna con 1.000, 10mila e 50mila euro
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Quanto rende, a chi è destinato il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione. Tutte le simulazioni sui profitti, i vantaggi fiscali e il meccanismo che protegge il capitale dall’aumento dei prezzi

È partito il collocamento del Btp Italia Sì, il titolo di Stato pensato esclusivamente per chi risparmia in proprio, senza intermediari istituzionali. L’offerta resterà aperta fino al 19 giugno, salvo chiusura anticipata nel caso in cui il Tesoro raggiunga prima gli obiettivi di raccolta. Chi acquista riceverà il titolo dal 23 giugno 2026, con scadenza fissata al 23 giugno 2031: cinque anni esatti. In un momento in cui l’inflazione dà segnali di risveglio il Btp Italia Sì combina un rendimento minimo garantito con una protezione legata all’andamento del costo della vita. Il tasso reale minimo garantito è pari all’1,60% annuo, a cui si aggiunge la rivalutazione collegata all’inflazione e un premio fedeltà dello 0,6% per chi mantiene il titolo fino alla scadenza.

Come funziona il Btp Italia Sì

La struttura è stata semplificata rispetto alle precedenti edizioni. Ogni sei mesi il titolo paga una cedola composta da due parti: una fissa, pari allo 0,80% del capitale (la metà del tasso minimo annuo dell’1,60%), e una variabile, agganciata all’indice Foi dell’Istat (l’inflazione per le famiglie di lavoratori, al netto dei tabacchi). Se i prezzi salgono, la cedola aumenta di conseguenza. Se invece l’inflazione si ferma o arretra, la parte variabile non scatta, ma quella fissa rimane comunque garantita. C’è però un cambiamento importante rispetto ai vecchi Btp Italia: la rivalutazione legata all’inflazione non viene più aggiunta al capitale, ma distribuita direttamente nelle cedole. Alla scadenza, il Tesoro rimborserà il valore nominale inizialmente investito, senza maggiorazioni.

Quanto può rendere il Btp Italia Sì

Secondo le ultime proiezioni della Banca Centrale Europea, l’inflazione media nell’Eurozona potrebbe attestarsi intorno al 3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027. Se l’inflazione si mantenesse in media al 2,3% per tutta la durata del titolo, il rendimento lordo annuo potrebbe avvicinarsi al 4%, una soglia superiore a quella offerta oggi da molti Btp tradizionali di durata analoga, a cui si aggiunge il premio fedeltà dello 0,60% per chi non vende prima della scadenza. Attenzione, il risultato finale dipenderà dunque dall’effettiva evoluzione dell’inflazione nei prossimi cinque anni.
Uno degli aspetti che attira maggiormente l’attenzione degli investitori riguarda il primo pagamento semestrale. Le stime della Bce vedono l’inflazione raggiungere il 3,4% entro la fine del 2026. Facendo tutti i calcoli il risultato sarebbe una cedola intorno al 2,5% in sei mesi, equivalente a un rendimento teorico annualizzato prossimo al 5%. È una simulazione, ma basata sulle attuali previsioni macroeconomiche.

Quanto si guadagna investendo mille euro

L’investimento minimo della sottoscrizione è di 1.000 euro. Quanto si guadagna con questa cifra? Nell’ipotesi più prudente, con inflazione pari a zero o negativa per tutta la durata del titolo, l’investitore incasserebbe soltanto la componente fissa delle cedole e il premio fedeltà finale. Quindi il guadagno sarebbe di circa 86 euro lordi, che diventano poco più di 75 euro netti dopo la tassazione agevolata del 12,5%. Se invece l’inflazione media si attestasse intorno all’1% annuo, il rendimento complessivo salirebbe fino a circa 136 euro lordi, pari a circa 119 euro netti. Con un’inflazione media del 2%, il guadagno complessivo arriverebbe a circa 186 euro lordi, ovvero poco più di 162 euro netti. In uno scenario caratterizzato da un’inflazione del 3%, il rendimento complessivo potrebbe raggiungere circa 236 euro lordi, cioè oltre 206 euro netti.

Quanto rende un investimento di 10mila euro

Se si investono 10mila euro, gli importi diventano decisamente più significativi. Se l’inflazione dovesse azzerarsi nei prossimi cinque anni, il rendimento netto complessivo sarebbe di circa 752 euro. In presenza di un’inflazione media dell’1,5%, il guadagno netto salirebbe a circa 1.409 euro. Con un’inflazione media del 2,6% (lo scenario al momento più realistico) il profitto netto complessivo sarebbe di circa 1.890 euro entro la scadenza del 2031. Se invece il carovita dovesse mantenersi al 3%, il guadagno netto salirebbe a circa 2.065 euro. Con un’inflazione media del 3,5% il profitto netto complessivo potrebbe raggiungere circa 2.284 euro.

La simulazione su 50mila euro

Gli effetti dell’indicizzazione all’inflazione sono ancora più evidenti per chi investe 50mila euro. Con inflazione nulla il guadagno complessivo sarebbe di circa 4.300 euro lordi, pari a circa 3.763 euro netti. Se l’inflazione media si attestasse all’1%, il rendimento netto salirebbe a circa 5.950 euro. Con un’inflazione del 2%, il profitto netto complessivo arriverebbe a oltre 8.100 euro, mentre in presenza di un’inflazione media del 3% potrebbe superare i 10.300 euro netti nell’arco dei cinque anni.

I vantaggi fiscali del Btp Italia Sì e a chi conviene

C’è poi il trattamento fiscale. Le cedole e gli altri proventi sono tassati al 12,5%, inferiore rispetto al 26% applicato a molti strumenti finanziari. Si aggiungono inoltre: l’esenzione dall’imposta di successione; l’esclusione dal calcolo Isee entro i limiti previsti dalla normativa; il premio fedeltà dello 0,6% per chi mantiene il titolo fino al 2031. Il Btp Italia conviene soprattutto a chi intende mantenere l’investimento fino alla scadenza. La protezione dall’inflazione, il rendimento minimo garantito e il premio finale esprimono infatti il loro massimo potenziale nel lungo periodo. Chi vende prima della scadenza potrebbe registrare un guadagno ma anche una perdita in conto capitale, oltre a perdere il diritto al premio fedeltà.

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