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Bonus Tari 2026, sconto del 25% sulla tassa rifiuti: chi ne ha diritto e quando arriva

Bonus Tari 2026, sconto del 25% sulla tassa rifiuti: chi ne ha diritto e quando arriva

Riduzione automatica nei bollettini tra marzo e aprile, ma conta l’Isee 2025. Ecco requisiti, scadenze, casi di esclusione e cosa può far slittare o azzerare il bonus.

Dopo anni di rinvii arriva il bonus Tari. Sarà uno sconto del 25% sulla tassa rifiuti direttamente nei bollettini inviati dai Comuni tra marzo e aprile 2026. Una novità importante per molte famiglie, ma, attenzione, non basta avere un ISEE basso per vedersi riconosciuto automaticamente il beneficio. Ci sono scadenze, condizioni e casi particolari che possono far slittare, o addirittura azzerare, lo sconto atteso.

Bonus TARI 2026: cos’è e come funziona lo sconto del 25% sulla tassa dei rifiuti

Il bonus Tari da quest’anno è pienamente a regime e si traduce in una riduzione del 25% sull’importo complessivo dovuto per l’utenza domestica. In concreto, significa che una famiglia avente diritto pagherà un quarto in meno rispetto alla tassa rifiuti calcolata dal proprio Comune. Non bisogna presentare domanda: il bonus Tari viene riconosciuto automaticamente, con lo stesso sistema già utilizzato per i bonus sociali di luce e gas. Il cittadino deve semplicemente aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’attestazione Isee. Sarà poi l’INPS a trasmettere i dati al Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe, utilizzato dai Comuni e dai gestori del servizio rifiuti per applicare lo sconto in bolletta.

A chi spetta il bonus TARI 2026: i limiti Isee e la tempistica

Il parametro decisivo per ottenere il bonus Tari è l’Isee. Per i nuclei familiari con massimo tre figli a carico, l’Isee non deve superare 9.796 euro; per le famiglie numerose, con almeno quattro figli a carico, la soglia sale fino a 20mila euro. Lo sconto viene applicato a una sola utenza domestica, intestata a un componente della famiglia indicato nell’Isee. Ma c’è un aspetto cruciale: la tempistica. Per il bonus TARI 2026 non conta l’Isee presentato quest’anno, ma quello del 2025. Il meccanismo del bonus segue una logica: il diritto matura in base all’Isee valido nell’anno precedente e lo sconto viene poi applicato nell’anno successivo. Quindi, per ottenere il bonus Tari 2026, fa fede l’Isee 2025. Chi nel 2025 non ha presentato la DSU, oppure ha ottenuto un ISEE superiore alle soglie previste, non riceverà alcuna riduzione nei bollettini in arrivo quest’anno, anche se nel frattempo la situazione economica fosse peggiorata.
Per chi ha i requisiti invece il bonus verrà riconosciuto una sola volta nel corso del 2026, entro il 30 giugno. L’importo complessivo potrà essere suddiviso nelle rate già previste dal Comune. Se la prima rata non sarà sufficiente ad assorbire tutto lo sconto, la parte residua verrà scalata da quelle successive.

I casi in cui si può non ricevere il bonus Tari 2026 e come fare a non perderlo

C’è un caso che rischia di cogliere di sorpresa molti contribuenti. Chi ha presentato la DSU dopo il 20 dicembre 2025 e ha ricevuto l’attestazione ISEE nel 2026 dovrà attendere un anno in più. Pur rispettando i requisiti per reddito, infatti, per questi cittadini l’agevolazione scatterà solo nel 2027. Il motivo è tecnico: i flussi informativi tra INPS e gestori devono chiudersi entro una certa data per consentire l’inserimento nelle liste dei beneficiari dell’anno successivo. Superata quella soglia, l’agevolazione slitta automaticamente.
C’è poi un altro caso che mette a rischio il bonus. Riguarda chi ha diritto al bonus ma ha debiti pregressi sulla tassa rifiuti. Il gestore del servizio può utilizzare l’importo del bonus Tari per compensare le somme non versate negli anni precedenti. In questo caso il Comune o il gestore devono prima notificare un sollecito di pagamento, indicando l’ammontare del debito e l’intenzione di trattenere il bonus per coprirlo. Poi, trascorsi i termini previsti, l’importo potrà essere effettivamente compensato.
In sintesi, per ottenere il bonus Tari 2026 non serve presentare una domanda specifica, ma è fondamentale: aver presentato la DSU nel 2025 (entro il 20 dicembre); rientrare nei limiti Isee previsti; essere intestatari di un’utenza domestica collegata al proprio nucleo familiare e non avere debiti tali da assorbire lo sconto.

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