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Bonus giovani da 500 euro, riaperte le verifiche: chi può ottenere il contributo dopo il riesame

Bonus giovani da 500 euro, riaperte le verifiche: chi può ottenere il contributo dopo il riesame
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Al via il riesame delle domande respinte per il bonus giovani da 500 euro mensili previsto dal Decreto Coesione: requisiti e cosa cambia.

Il bonus giovani da 500 euro torna al centro dell’attenzione, e questa volta la notizia riguarda soprattutto chi, dopo aver presentato domanda, si era visto chiudere la porta davanti con un rigetto. L’Inps ha infatti comunicato la conclusione dell’istruttoria sulle domande relative all’incentivo previsto dal Decreto Coesione e, parallelamente, ha aperto la possibilità di chiedere il riesame delle pratiche respinte.

Non si tratta di un nuovo bonus aperto indistintamente a tutti, ma di una finestra importante per chi aveva già fatto richiesta e ora può provare a rientrare tra gli aventi diritto, integrando la documentazione o chiarendo gli elementi che avevano portato all’esclusione. Una seconda occasione, dunque, per una misura pensata per sostenere l’autoimpiego giovanile in settori considerati strategici per il futuro del Paese.

Che cos’è il bonus giovani da 500 euro

Il contributo nasce nell’ambito del Decreto Coesione ed è destinato ai giovani under 35 che hanno avviato un’attività imprenditoriale o libero-professionale in Italia nei settori legati allo sviluppo di nuove tecnologie, alla transizione digitale e alla transizione ecologica.

L’importo previsto è di 500 euro al mese, fino a un massimo di 36 mesi, e comunque non oltre il 31 dicembre 2028. Questo significa che, in presenza di tutti i requisiti e nei limiti previsti dalla normativa, il sostegno può arrivare fino a 18mila euro complessivi. L’erogazione avviene da parte dell’Inps in forma annuale anticipata, calcolata sui mesi di effettivo svolgimento dell’attività ammessa al beneficio.

Il cuore della misura è chiaro: aiutare i giovani disoccupati che decidono di mettersi in proprio, ma non in qualunque settore. La logica del bonus è infatti quella di indirizzare risorse verso attività considerate strategiche, cioè collegate all’innovazione, alla tecnologia, alla sostenibilità e ai processi di trasformazione digitale ed ecologica.

Chi può ricevere il contributo

Possono accedere al bonus i giovani con meno di 35 anni, in stato di disoccupazione, che abbiano avviato un’attività imprenditoriale o libero-professionale sul territorio nazionale tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025.

La misura riguarda anche i liberi professionisti, per i quali il momento di avvio dell’attività coincide con l’apertura della partita Iva. In caso di imprese costituite in forma societaria, il contributo può essere riconosciuto a uno solo dei soci in possesso dei requisiti richiesti.

Tra gli elementi decisivi rientrano quindi l’età, lo stato di disoccupazione al momento dell’avvio dell’attività, la data di costituzione dell’impresa o di apertura della partita Iva e il settore in cui l’attività opera. Proprio su questi aspetti si gioca una parte significativa delle domande respinte e, di conseguenza, delle richieste di riesame.

Perché scatta il riesame delle domande respinte

Con il messaggio del 10 giugno 2026, l’Inps ha comunicato di aver concluso l’istruttoria delle domande già presentate. Per quelle accolte parte la fase di liquidazione del contributo, mentre per quelle respinte viene aperto il canale telematico per chiedere una nuova valutazione.

Il riesame consente al richiedente di prendere visione delle motivazioni del rigetto e di presentare eventuali integrazioni documentali. È un passaggio importante soprattutto per chi ritiene che l’esclusione sia dipesa da dati incompleti, informazioni non aggiornate o elementi che possono essere chiariti attraverso nuova documentazione.

Il termine ordinario indicato è di 30 giorni dalla pubblicazione del messaggio Inps o, se successiva, dalla data in cui il richiedente ha avuto conoscenza del rigetto. La scadenza indicativa è quindi intorno al 10 luglio 2026, anche se l’Istituto qualifica il termine come non perentorio.

Come chiedere il riesame

La richiesta deve essere presentata attraverso il portale Inps, accedendo con identità digitale, quindi Spid, Cie, Cns o eIdas. Il percorso è quello già utilizzato per la domanda originaria: Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche, sezione Incentivo Decreto Coesione.

All’interno dell’area dedicata alle domande presentate, per le pratiche respinte è disponibile la funzione “Richiedi riesame”. Da lì il richiedente può leggere le motivazioni della reiezione, spiegare le ragioni della nuova istanza e allegare la documentazione utile a sostenere la richiesta.

Il passaggio non è automatico: chiedere il riesame non significa ottenere necessariamente il bonus. Significa però riaprire la valutazione della pratica e consentire all’Inps di verificare nuovamente la posizione del richiedente alla luce degli elementi prodotti.

Il nodo dello stato di disoccupazione

Uno degli aspetti più delicati riguarda lo stato di disoccupazione. Per accedere al beneficio è necessario risultare disoccupati al momento dell’avvio dell’attività. Il controllo avviene attraverso le banche dati e i sistemi informativi collegati alle politiche del lavoro.

In molti casi, quindi, la questione può ruotare attorno alla corretta registrazione della Dichiarazione di immediata disponibilità, alla posizione presso il Centro per l’impiego o all’aggiornamento dei dati amministrativi. Se la domanda è stata respinta per un problema legato allo stato di disoccupazione, il riesame può diventare decisivo solo se la posizione risulta correttamente aggiornata nei sistemi competenti.

Restano inoltre alcune pratiche ancora sospese, in particolare quelle legate a controlli sulla regolarità contributiva per soggetti iscritti a Casse previdenziali non gestite dall’Inps o per chi ha versato alla Gestione separata senza una posizione pienamente definita.

Perché il bonus interessa anche famiglie e consulenti

Il bonus giovani da 500 euro non riguarda soltanto chi ha aperto un’attività. Interessa anche famiglie, commercialisti, consulenti del lavoro e professionisti che seguono giovani imprenditori o lavoratori autonomi alle prime armi. Per molti under 35, infatti, un contributo di questa entità può rappresentare una forma di liquidità importante nella fase più fragile: quella dell’avvio.

L’aspetto centrale, però, è non confondere la riapertura del riesame con una nuova tornata generalizzata di domande. La partita riguarda soprattutto chi aveva già presentato richiesta e ora può tentare di correggere, integrare o chiarire la propria posizione. Per chi era stato escluso, è il momento di controllare l’esito della pratica, leggere con attenzione le motivazioni del rigetto e verificare se ci siano le condizioni per chiedere una nuova valutazione.

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