L’Unione Europea cambia idea, si ravvede. Dopo la marcia indietro sul fantomatico Green Deal, dopo anni di tagli annunciati e riforme percepite come punitive dal mondo agricolo, ieri 6 gennaio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato un aumento di 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune a partire dal 2028. Di questa dote aggiuntiva, ben 10 miliardi sono destinati all’Italia, che si conferma uno dei principali beneficiari della svolta.
La decisione arriva dopo mesi di tensioni tra l’Eurogoverno e gli agricoltori europei, esasperati da norme ambientali sempre più stringenti e da un quadro finanziario che rischiava di ridimensionare drasticamente gli aiuti al settore primario.
Premiata la linea del governo italiano
Per Palazzo Chigi il «pentimento» di Bruxelles è una vittoria politica. La premier Giorgia Meloni ha rivendicato apertamente il cambio di rotta: «Accolgo con soddisfazione la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune. Assieme alle risorse aggiuntive assegnate lo scorso novembre per venire incontro alle richieste del Parlamento europeo, quest’iniziativa non solo raggiunge l’obiettivo di confermare anche per il futuro il livello attuale di finanziamento, come richiesto dagli agricoltori italiani ed europei, ma mette a disposizione risorse aggiuntive».
Il risultato dimostra per l’ennesima volta, nonostante i malevoli gufi della sinistra continuino ad affermare il contrario contro ogni evidenza, che l’Italia conta sempre di più nel panorama europeo e internazionale: «Si tratta di un passo avanti positivo e significativo nel negoziato che porterà al nuovo bilancio Ue e che dimostra che la linea di buon senso a sostegno dell’agricoltura europea portata avanti con determinazione dal governo italiano trova sempre maggiore ascolto a Bruxelles».
Più risorse per i coltivatori italiani
A fare i conti è il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’Italia, spiega, avrebbe dovuto accontentarsi di 31 miliardi nella prima proposta della Commissione. Ora invece la dotazione sale a 40,7 miliardi per il periodo 2028-2034. Viene cancellato il taglio del 22% e, anzi, le risorse superano persino quelle del ciclo 2021-2027.
Secondo Lollobrigida, questo significa dare agli agricoltori gli strumenti per garantire sovranità alimentare, tutela del territorio e redditi dignitosi, restituendo centralità a un settore che negli ultimi anni era stato considerato marginale.
Un’Europa che torna alle origini
Dalla maggioranza arrivano ulteriori segnali di soddisfazione. Per il presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo, l’aumento dei fondi dimostra che l’Europa sta riscoprendo i suoi valori fondanti grazie all’azione dell’Italia, che ha guidato il fronte del «no» ai tagli alla Pac. Più risorse significano anche più investimenti in innovazione, sostenibilità e competitività per l’agroalimentare italiano: «L’accrescimento delle risorse destinate all’agricoltura è non solo il segnale di un’Europa che riscopre i suoi valori fondanti grazie all’azione politica dell’Italia, Nazione trainante a livello continentale nel contrasto alla revisione al ribasso della Pac, ma è anche un sostegno a quel percorso di crescita, valorizzazione, innovazione e ammodernamento del settore primario nazionale sul quale il governo Meloni ha investito sin dal primo giorno del suo insediamento».
Un clima diverso per l’accordo con il Mercosur
Non è un dettaglio che il Consiglio Agricoltura dell’Ue, convocato a Bruxelles per discutere anche del delicato trattato di libero scambio con il Mercosur, si svolga ora in un contesto meno teso. Con più fondi sul tavolo, gli agricoltori europei guardano alle sfide globali con maggiore fiducia. Dopo anni di politiche percepite come ostili, la Pac torna a essere uno strumento di protezione e sviluppo. Per l’Italia, che ha fatto dell’agricoltura un asse strategico, è una vittoria che pesa.
E la sinistra, anziché essere soddisfatta per il miglioramento delle sorti agricole nazionali, al momento tace. Dovrebbe forse tacere più spesso, anziché blaterare a vanvera contro un governo che, giorno dopo giorno, sta restituendo all’Italia una credibilità internazionale che undici anni di governi di sinistra (peraltro non eletti dai cittadini) le avevano tolto.
