Il 22 luglio la Commissione europea lancia il “Segretariato”, cellula dell’intelligence europea. Operativa dal primo settembre “monitorerà l’evoluzione del panorama della sicurezza, coordinerà le competenze e i contributi analitici e preparerà valutazioni strategiche su misura per le esigenze del Presidente”, Ursula Von der Leyen. La notizia passa sotto silenzio, ma otto giorni dopo esce un dossier del settimanale francese l’Express, che spara in copertina una classifica dei servizi europei votata da una sessantina di ex spie. Al primo posto l’ MI 6 britannico seguito dal DGSE francese e dai servizi olandesi, ucraini e tedeschi. I servizi segreti (AISE) del nostro paese sono relegati al 15imo posto. “Il dossier utilizza un metodo scorretto dal punto di vista statistico e risulta pertanto funzionale a sostenere una narrativa volta a esaltare le capacità dell’intelligence francese a scapito di uno dei suoi più diretti rivali, l’Italia” evidenzia una fonte riservata di Panorama.
La punta dell’iceberg della “guerra” fra servizi, pure alleati, in Europa, che riguarda gli strappi del presidente americano, Donald Trump, le rivalità all’interno della Ue, l’impennata di aggressività dell’intelligence russa e ucraina oltre a Bruxelles “colabrodo” di fronte alle spie.
La corsa al nuovo Segretariato e le resistenze interne all’Unione
“La Ue non ha bisogno di una “CIA europea”, ma di un sistema di intelligence più efficiente, integrato e credibile, basato sulla cooperazione e non sui titoli dei giornali” scrive David M. Cattler, trent’anni di esperienza nella sicurezza e intelligence americana. In settembre diventerà operativa la cellula di servizi segreti Ue voluta da Von del Leyen presso il Security college, che addestra civili e militari. A capo del Segretariato è stato scelto il finlandese Ilkka Salmi, che ha lavorato nell’intelligence del suo paese e fino al 2024 era coordinatore antiterrorismo dell’Unione. L’idea dei servizi europei è stata lanciata dal rapporto sulla sicurezza, chiesto da Von del Leyen, all’ex presidente finlandese, Sauli Niinistö. L’autore ha sostenuto la necessità di un “servizio di cooperazione in materia di intelligence a tutti gli effetti a livello Ue, in grado di soddisfare sia le esigenze strategiche che operative”.
In realtà esistono già due realtà informative Ue, ma non dipendono dalla presidenza della Commissione. Il Centro di intelligence e situazione (INTCEN), che fa parte del servizio europeo per l’azione esterna sotto il controllo dell’ex primo ministro estone, Kaja Kallas. E l’EUMS INT, la direzione dell’intelligence del personale militare Ue. Alla guida dell’INTCEN c’è Daniel Markić, fino al 2024 capo dei sevizi croati, che ha combattuto a 19 anni con i Berretti verdi, le forze specaili di Zagabria, nella guerra d’indipendenza. La premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, spingono la struttura per potenziare la alla guerra ibrida, che si sta sviluppando in Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Le due cellule Ue costituiscono la “Capacità unica di analisi dell’intelligence”, che produce valutazioni per i decisori europei. Non è un caso che Kallas, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, si è schierata contro il progetto di servizi europei e il primo tassello presso la Commissione visto come un duplicato.
“L’intelligence opera nella ricerca delle informazioni e poi dell’elaborazione. Sullo scambio dei dati ci possono essere tutti i progressi possibili soprattutto fra europei. Sul resto i servizi sono legati alla sovranità nazionale, che nessun governo intende cedere in questo campo. Per questo non vedo all’orizzonte un vero e proprio servizio segreto europeo” osserva con Panorama, Giampiero Massolo, veterano della diplomazia ed ex capo del DIS, il coordinamento dei servizi segreti.
Il terremoto Trump e la frattura euro-atlantica
Il vero campanello d’allarme nel mondo dell’intelligence occidentale è la frattura euro-atlantica provocata dal terremoto Trump con il distacco dalla causa ucraina, le fughe in avanti sull’Iran, le minacce dei dazi e la Groenlandia. Nel marzo 2025 il presidente americano ha interrotto la condivisione d’intelligence con l’Ucraina. Per fortuna lo stop totale è parzialmente rientrato, ma Kiev e la compagine che diventerà dei “volenterosi” guidata da Inghilterra e Francia hanno cominciato a preoccuparsi seriamente. Ancora di più per la missione a Mosca del 25 agosto, con un aereo militare, del direttore della CIA, John Lee Ratcliffe. Da gennaio di quest’anno i francesi sono diventati i principali fornitori di dati d’intelligence all’Ucraina, anche attraverso i satelliti.
Il servizio segreto della Difesa danese (DDIS), dopo le sparate annessionistiche di Trump sulla Groenlandia, ha catalogato gli Usa come “possibile minaccia”, soprattutto nello scambio di informazioni sensibili. Il Canada, che in agosto si è beccato il 50% dei dazi dalla Casa Bianca, è nel mirino del presidente Usa, che vorrebbe rimuovere l’alleato Nato dai “Five eyes”, la cruciale alleanza di scambio di intelligence che comprende anche Inghilterra, Nuova Zelanda e Australia. L’AIVD, il servizio segreto olandese, ha ridimensionato la condivisione di informazioni con gli Usa. La preoccupazione è l’invasiva politicizzazione dell’intelligence da parte di Trump e il timore che informazioni sensibili possano arrivare ai russi.
Anche il BND tedesco è preoccupato: appena il 2% degli allarmi antiterrorismo in Germania proviene dall’intelligence tedesca e la metà arriva dalla CIA.
La reazione del vecchio continente registra, però, un aspetto positivo. Trump “merita un premio Nobel per la pace per avere riunito i servizi dell’Europa” ha dichiarato un funzionario dell’intelligence occidentale a Politico, sito d’informazione. I dubbi sulla tradizionale condivisione translatantica dell’intelligence ha avvicinato i servizi europei. Anche se rimangono le divergenze strategiche di fondo: i paesi baltici, scandinavi, Germania, Polonia, che rimane il bastione della collaborazione segreta con gli Usa ed i “volenterosi” puntano tutto sul fronte europeo e allo scontro con la Russia. Italia, Spagna, ma pure Grecia premono per l’attenzione sul fianco Sud del Mediterraneo allargato. E tutti, compresi gli inglesi, vogliono rimanere fuori dal disastroso conflitto con l’Iran.
Il dossier francese e l’attacco mirato all’AISE
Nell’ultimo anno, molti paesi membri Ue hanno potenziato i funzionari dell’intelligence nei loro uffici di rappresentanza di Bruxelles. Non mancano, però, “siluri” per mezzo stampa come il dossier dell’Express, che ha ottimi agganci con la DGSE francese. “E’ uscito a pochi giorni dall’iniziativa della Presidente von der Leyen per una struttura di intelligence comunitaria” spiega la fonte riservata di Panorama. Nella classifica viziata dei primi cinque servizi segreti europei, se leviamo Inghilterra e Ucraina, che non sono membri Ue, spicca la Francia. Per la fonte “il messaggio implicito è: se l’Europa deve dotarsi di un’intelligence propria, la si costruisca a partire da chi già sa farla”. Per l’AISE, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, guidata dal generalae Giovanni Caravelli, viene riconosciuto da un ex direttore di un servizio segreto europeo che “se volete sapere cosa succede in Libia dovete rivolgervi agli italiani”. Però la nostra intelligence è al quindicesimo posto della classifica dell’Express a pari merito con la Repubblica Ceca e il Belgio. Nessun riferimento al lavoro di informazione e prevenzione nei confronti della minaccia jihadista, che non ha mai messo a segno un attentato di massa in Italia. Oppure all’assenza di talpe, fuga di dati e agenti condannati all’estero, come è capitato ai francesi in Mali nel 2026 con un ufficiale dei servizi che deve scontare vent’anni. Per non parlare “del contributo fornito in ambito Nato e Ue” sottolinea la fonte.
L’Express si sofferma su una presunta assenza di “cultura dell’intelligence” riferita da un ex ufficiale della CIA, la vicenda dei falsi documenti sull’uranio nigerino, rilievi di nepotismo e corruzione anche se in tempi più recenti viene indicato un miglioramento. La fonte riservata di Panorama non ha dubbi: “Una graduatoria elaborata in questo modo non serve a misurare l’intelligence: raccoglie solo alcune opinioni personali, selezionate in modo strumentale per promuovere gli interessi franco-tedeschi e colpire volutamente quelli italiani”.
Bruxelles “casa di vetro”: spie, hacker e infiltrazioni
Ennesima dimostrazione della “guerra” fra intelligence anche alleate, a cominciare dal “colabrodo” di Bruxelles. Lo scorso ottobre la Commissione europea ha promesso di indagare sulle rivelazioni di un’inchiesta giornalistica, che ha scoperto le operazioni nella capitale belga del servizio segreto estero ungherese, Információs Hivatal (IH), ai tempi del primo ministro Viktor Orban nel mirino delle sanzioni Ue. Gli agenti erano accreditati presso la delegazione diplomatica ungherese guidata dall’ambasciatore Olivér Várhelyi, oggi commissario europeo. E puntavano ad ottenere informazioni oppure ad influenzare i funzionari della Ue anche intercettandoli e hackerando telefoni e computer.
“Non c’è nulla di cui stupirsi. Un’entità nata per il carbone e l’acciaio e poi sviluppata a dismisura è strutturalmente l’opposto della tutela del segreto di Stato. Bruxelles alla fine è una casa di vetro” spiega Massolo, attuale direttore dell’Osservatorio del rischio geopolitico dell’università Luiss di Roma.
Il VSSE, l’intelligence del Belgio, potenziata, ma ancora debole, stima che il 10-20% dei diplomatici, in alcune ambasciate a Bruxelles, siano ufficiali dei servizi segreti. I belgi ospitano non solo la Commissione europea, ma pure Shape, il quartier generale della Nato, vicino a Mons, oltre a un centinaio di organizzazioni internazionali e 300 missioni diplomatiche. In tutto sono presenti 26mila stranieri accreditati in gran parte come diplomatici. Gli scandali come Qatargate, Maroccogate, Huawey, la compagnia di telecomunicazioni cinese, su spionaggio o influenza nei confronti di europarlamentari e funzionari Ue sono la dimostrazione del “colabrodo”. Sui dispositivi di alcuni eurodeputati sono state trovate tracce di spyware come Pegasus, Candiru e Predator. I belgi forniscono consigli di controspionaggio sulle tattiche di influenza straniere ai parlamentari di Strasburgo. Gli istituti di cultura, come il cinese Confucio che è stato chiuso, accrediti giornalistici, borse di studio o stage alla Commissione o al Parlamento europeo sono possibili coperture per le spie.
“La preoccupazione maggiore riguarda l’infiltrazione cinese, che a Bruxelles trova terreno particolarmente fertile sui temi ambientali e industriali. L’influenza economica e politica crea spesso le condizioni favorevoli anche sul piano dell’intelligence, e viceversa, in una logica che è la strategia di penetrazione di Pechino in Europa” fa notare a Panorama, Marco Gombacci, analista politico nella capitale belga.
Quando gli agenti stranieri con copertura diplomatica vengono scoperti sono invitati a lasciare discretamente il paese. Raramente le espulsioni sono pubbliche come i 21 diplomatici russi dichiarati persona non grata dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Sabotaggi ed esplosioni: l’escalation della guerra ibrida
L’SVR, i, servizio di spionaggio esterno della Federazione russa e il GRU, l’intelligence militare stanno accentuando il conflitto segreto nella Ue. In novembre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha pubblicato una relazione sul “contrasto alla guerra ibrida” invitando l’Europa ad una maggiore difesa proattiva. E alla creazione di “un meccanismo permanente di monitoraggio ibrido delle minacce, con un centro operativo europeo dedicato per coordinare le risposte e supportare gli Stati membri”. Le intelligence occidentali sono convinte che il GRU assolda sul territorio europeo criminali comuni, pagati in criptovalute, per operazioni coperte. In piena estate si è alzata l’asticella passando ai sabotaggi di stabilimenti di armi. Il 10 agosto una potente esplosione ha danneggiato il grande impianto dell’Emco in Bulgaria, che sforna granate di 155 millimetri per l’Ucraina. Tre giorni dopo un’altra esplosione ha provocato un cratere di dieci metri nel deposito della Knds Ammo a Colleferro, 50 chilometri da Roma. L’azienda produce munizioni di medio e grosso calibro per le Forze armate italiane e per Kiev. Il 15 agosto è stato data alle fiamme la sede della Milrem Robotics, a Tallinn, capitale dell’Estonia. Società specializzata in sistemi terrestri senza pilota, che fornisce armamenti all’Ucraina.
Il Direttorato principale dell’Intelligence ucraino, HUR, non è da meno nell’appoggio informativo alle “Forze dei sistemi senza pilota”, reparto unico al mondo che gestisce droni aerei, marini e sistemi robotici con il motto di battaglia “un passo avanti”. I velivoli kamikaze di Kiev hanno colpito il 21 agosto la raffineria della Lukoil a Perm, in territorio russo, a 1600 chilometri dal confine. L’HUR e l’SBU, il servizio interno, collaborano per la campagna di omicidi mirati in Russia e le squadre dell’intelligence affondano le navi della flotta ombra del Cremlino anche nel Mediterraneo. Per non parlare delle operazioni sotto “falsa bandiera”, iniziate con i sabotaggi ai gasdotti Nord Stream del 2022 attribuiti inizialmente ai russi. Il 19 agosto è stato arrestato a Pola, il sommozzatore ucraino Volodymyr Zhuravlyov, su mandato di cattura europeo della magistratura tedesca. Il sospettato, che avrebbe fatto parte del commando del Nord Stream, si trovava in Croazia, sotto falso nome, come consulente del film “L’isola dei serpenti” con la star Sean Penn. La trama è una missione subacquea segreta degli ucraini nella guerra con la Russia.
