Il più celebre abito nero della storia reale sta per cambiare proprietario. Il revenge dress indossato da Lady Diana nel 1994 sarà battuto da Sotheby’s a New York il 9 dicembre 2026, nella prima asta dedicata al capo da quasi trent’anni. La stima oscilla tra i 150 mila e i 300 mila dollari, ma il valore simbolico dell’abito potrebbe spingere le offerte ben oltre le previsioni.
Disegnato da Christina Stambolian, il mini abito in seta nera con scollo drappeggiato e spalle scoperte è diventato il simbolo della trasformazione di Diana da principessa vincolata al protocollo a donna pienamente consapevole della propria immagine.
La notte in cui Diana riscrisse la propria storia
Era il 29 giugno 1994 quando Lady Diana arrivò alla Serpentine Gallery di Londra per il tradizionale party organizzato da Vanity Fair. Quella stessa sera veniva trasmessa l’intervista televisiva nella quale il principe Carlo ammetteva pubblicamente la propria infedeltà durante il matrimonio.
Tutti gli obiettivi erano puntati su Diana, dalla quale ci si aspettava forse un’assenza o, quantomeno, un’apparizione discreta. La principessa scelse invece un abito corto, aderente e profondamente scollato, lontanissimo dalla compostezza richiesta dal guardaroba reale. Lo completò con décolleté nere, un girocollo di perle con un grande zaffiro centrale, smalto rosso e un sorriso perfettamente controllato.
L’immagine conquistò immediatamente le prime pagine dei giornali, oscurando almeno in parte le dichiarazioni dell’allora marito. Diana non commentò l’intervista: lasciò che fosse il suo abito a farlo. Da quel momento il modello venne ribattezzato revenge dress, trasformandosi nel manifesto di una libertà appena riconquistata.
Un abito rimasto nell’armadio per tre anni
Diana aveva commissionato il vestito a Christina Stambolian nel 1991, ma attese tre anni prima di indossarlo perché inizialmente lo considerava troppo audace. La designer avrebbe poi paragonato quella scelta al personaggio di Odile, il cigno nero del Lago dei cigni: non più l’innocente creatura vestita di bianco, ma una figura seducente, consapevole e capace di dominare la scena.
Il capo fu indossato pubblicamente una sola volta. Nel 1997 Diana lo inserì nella celebre vendita benefica di 79 abiti organizzata da Christie’s a New York, voluta per raccogliere fondi destinati alle organizzazioni impegnate nella lotta contro il cancro e l’Aids. Ad acquistarlo furono Briege Mackenzie e il marito, che lo conservarono per quasi tre decenni, mostrandolo soltanto in rare occasioni.
Insieme all’abito sarà offerta anche una rara copia del catalogo originale della vendita del 1997, numerata e firmata sia dalla principessa sia da Christina Stambolian. Una parte dei proventi della nuova asta sarà devoluta alla NHS Lothian Charity, a sostegno del Royal Edinburgh Hospital. Prima di raggiungere New York, il revenge dress sarà esposto in diverse città, tra cui Londra, Hong Kong e Ginevra.
Il potere di un vestito diventato linguaggio
La vendita arriva in un momento in cui gli abiti appartenuti a Diana raggiungono cifre sempre più alte. Nel 2023 il celebre maglione rosso con la pecora nera è stato aggiudicato per 1,14 milioni di dollari, oltre quattordici volte la stima massima. Nello stesso anno un abito da sera in velluto nero e organza blu disegnato da Jacques Azagury ha superato il milione di dollari.
Il revenge dress possiede però un significato diverso. Non è soltanto un capo indossato da una donna celebre, ma l’abito che ha inaugurato un nuovo modo di intendere il revenge dressing: la scelta di utilizzare la moda per mostrarsi più forti proprio nel momento in cui si dovrebbe apparire vulnerabili.
A più di trent’anni da quella sera, la silhouette conserva intatta la sua forza. Il nero, le spalle nude e l’orlo sopra il ginocchio raccontano ancora il passaggio dalla principessa che cercava di adattarsi alla monarchia alla donna che aveva deciso di riprendere il controllo della propria immagine.
