La società spaziale Blue Origin ha presentato il suo nuovo progetto per la Luna: si chiama Power Tower, letteralmente la «Torre di potenza», e servirà per generare energia elettrica sul nostro satellite naturale sfruttando quella solare.
Fondata dal miliardario Jeff Bezos, Blue Origin ha pubblicato un’animazione della torre sul social «X» il 25 settembre, mostrando questo sistema mentre alluna e dispiega i suoi pannelli solari. Alta circa venti metri e pensata per fornire circa 10 kilowatt di potenza, dovrebbe essere installata nell’area del Polo Sud lunare, ovvero dove si concentreranno le attività umane nel prossimo futuro.
Come funzionano le torri solari
Di concreto c’è il collaudo delle operazioni di apertura dei pannelli solari, avvenuto nei laboratori della società il 22 luglio scorso, dal quale si deduce che la torre avrà un’architettura modulare che supporterà le future reti energetiche di superficie, fornendola ai mezzi lander come ad altre utenze.
Il progetto era cominciato come evoluzione di una tecnologia precedente denominata «Lunar Array Mast and Power System» (in sigla, Lamps), sviluppata dalla sussidiaria di Blue Origin, la Honeybee Robotics, e collaudata presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston, nel 2024. Proprio Honeybee Robotics è una delle aziende che collaborano al progetto Vsat (Vertical Solar Array Technology) dell’Agenzia spaziale statunitense, volto a sviluppare pannelli solari per generare l’energia necessaria a garantire una presenza umana stabile sulla Luna.
È probabile che Blue Origin concepisca questa torre solare come parte integrante della base lunare pianificata dalla Nasa, struttura che l’agenzia intende realizzare in quell’area nell’ambito del programma Artemis. Il progetto della base lunare della Nasa si trova attualmente nella prima fase, prevista fino al 2029; ma secondo i programmi in corso la base dovrebbe essere operativa entro il 2032.
Le difficoltà nel realizzare un impianto fotovoltaico sulla Luna
Potrebbe apparire semplice realizzare un impianto fotovoltaico sulla Luna, ma la sfida tecnologica è enorme: gli sbalzi di temperatura presenti al Polo Sud lunare sono estremi: nelle zone in ombra perenne, come nei crateri profondi, dove la luce del Sole non arriva mai, come per esempio nel cratere Shackleton, la temperatura scende tra -160 °C e -230 °C, toccando punte vicine allo zero assoluto.
Questo freddo estremo permette la conservazione di riserve di ghiaccio d’acqua ma rende molto complicato costruire qualsiasi oggetto meccanico ed elettrico che debba resistere a lungo. Al contrario, nelle zone esposte al Sole, come sulle cime e sui bordi dei crateri illuminati, la temperatura del suolo può arrivare a superare i 60 °C. Ed è, questo, un vantaggio rispetto alle zone non polari della Luna, che quando soleggiate raggiungono anche i 120 – 150 °C a seconda della durata dell’esposizione.
I generatori di potenza elettrica generata dal solare sulla Luna sono essenziali per mantenere la vita e non soltanto quella umana, anche le coltivazioni di vegetali che hanno necessità di luce, calore e anidride carbonica. La grande sfida della nuova colonizzazione lunare è proprio questa: non restare poche ore sulla sua superficie, ma poter sopravvivere a lungo producendo direttamente in loco tutto quello di cui si ha bisogno.
E ancora una volta la fantascienza era arrivata prima della scienza: i lettori già attempati ricorderanno i «vaporizzatori di umidità» raffigurati nel primo episodio di Guerre Stellari nel desertico pianeta di fantasia Tatooine, dove gli umani facevano i «coltivatori di umidità», catturando le particelle d’acqua presenti nell’aria e trasformandole in acqua da vendere.
