Decisioni decisamente innovative quelle prese, in fatto di acquisizioni, al vertice Nato di Ankara: se da un lato gli alleati europei degli Usa dichiarano di volersi dotare di sistemi d’arma e mezzi costruiti in Europa, dall’altra per alcune forniture non possono che scegliere prodotti americani, come la Germania, che ha appena confermato l’acquisto di missili Tomahawk. Ma in quanto ad abbandonare fornitori storici qualcosa si muove: alcune nazioni si sono impegnate a rafforzare i loro sistemi d’allerta precoce abbandonando l’idea di comprare velivoli E-3A ed E-7 Awacs costruiti da Boeing scegliendo invece i Saab Globaleye e gli aerei da trasporto militare Airbus A400M. Per quanto riguarda il primo, si tratta comunque di un velivolo costruito da Bombardier (quindi sempre americano, seppur canadese, e non statunitense), che nasce come aereo d’affari di alta gamma, il Global 6000, e sul quale la svedese Saab installa sistemi radar ed elettronici che provengono da diverse nazioni, Usa e Italia incluse. Del resto nessuno tra i costruttori aeronautici europei avrebbe un prodotto simile pronto e validato, né l’inglese Bae System, né Airbus e tantomeno Dassault. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato che i membri dell’Alleanza acquisteranno congiuntamente fino a dieci sistemi Globaleye che saranno supportati da Belgio, Canada, Danimarca, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Romania e Svezia. All’Italia non interessano in quanto abbiamo già i Gulfstream E-550 Caewcon elettronica israeliana, anche se non sono completamente sovrapponibili ai primi per capacità di missione. Anzi, considerando gli affari di Leonardo negli Usa, dove vengono costruiti gli elicotteri progettati qui ma che poi vengono forniti alla Marina Usa, e considerando le gare aperte per altri programmi (uno dei quali tocca il nostro velivolo M346), ridurre le collaborazioni con Washington non conviene a nessuno. Permangono quindi alcuni acquisti di assetti statunitensi, come i droni Northrop Grumman Mw-4 Triton, perché seppure l’Europa avesse cominciato bene con i programmi dei droni Neuron ed Euromale, come sempre, quando si tratta di progetti comunitari, essi risultano fortemente lenti e finiscono in ritardo. Non ci vuole un’analista di geopolitica per comprendere che il settore Difesa è da sempre iper-globalizzato e che quindi Usa ed Europa, ma anche Taiwan e Giappone (non possono fare a meno gli uni degli altri). Naturalmente alla Saab fanno salti di gioia e dichiarato che procederanno con le negoziazioni formali con l’Agenzia di supporto e approvvigionamento della Nato per finalizzare il contratto. Le consegne dei Globaleye all’Alleanza potrebbero quindi iniziare già nel 2030, come ha affermato l’amministratore delegato di Saab, Micael Johansson. Il contratto vale circa 440 milioni di euro per ogni velivolo che sarà realizzato negli stabilimenti di Linköping e Göteborg, ma anche attraverso un nuovo accordo industriale che coinvolge gli impianti canadesi e quelli di Sabena Technics in Francia. Il programma si chiama Crewed Airborne Warning Initiative (Cawi), e tra i partecipanti figurano, oltre ai Paesi già citati, anche Polonia, Spagna e Turchia. Quanto invece ai cinque droni Northrop Grumman Mq-4 Triton, l’iniziativa è guidata da Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia. Questi faranno parte della forza di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) della Nato e opereranno insieme con i Rq-4 Global Hawk in varie basi militari europee compresa quella di Sigonella. Infine, pensando alla flotta collettiva di Airbus A400M, Airbus ha dichiarato che essa fornirà all’Europa capacità specifiche che vanno oltre il semplice trasporto aereo, come il rifornimento in volo, il soccorso in caso di calamità, l’evacuazione medica e la lotta antincendio. A questa si affiancheranno i velivoli multiruolo A330 Mrrt che fungono anche da aerocisterna.

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Con nuovi aerei radar e droni cresce il coinvolgimento dell’industria militare del Vecchio Continente ma staccarsi dagli Usa è impossibile. E neppure conviene.