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La corsa alla Luna riparte con Artemis 2. Tutto sul nuovo lancio che farà la storia

La corsa alla Luna riparte con Artemis 2. Tutto sul nuovo lancio che farà la storia

Mancano pochi giorni all’inizio di una missione spaziale storica: 54 anni dopo il rientro di Apollo 17, la Nasa manda un razzo verso il nostro satellite con a bordo tre americani e un canadese.

Ci sono volute quasi dieci ore per trasportare il gigantesco razzo della missione Artemis 2 dall’edificio di assemblaggio alla rampa di lancio. A seguire in diretta streaming l’evento oltre due milioni di persone, quasi incantate dal lento incedere dell”imponente veicolo Crawler-Transporter 2 che a meno di un paio di chilometri orari di velocità ha portato lo Space Launch System (SLS) e la navicella spaziale Orion fino sulla rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, in Florida.

Un viaggio lento e storico

Il viaggio di 6,4 chilometri, tutti all’interno della base, è iniziato ieri verso le ore 13 italiane e si è concluso quando ormai era piena notte. Si tratta di un evento epocale, poiché tra il 6 e l’11 febbraio prossimi, oppure nelle stesse date di marzo, sarà con questo gigantesco razzo che l’umanità tornerà sulla Luna dopo oltre mezzo secolo, era infatti il 19 dicembre 1972 quando Apollo 17 tornò sulla Terra dopo aver lasciato il nostro satellite.

L’equipaggio di Artemis 2

Ora sulla Orion ci saranno gli astronauti della Nasa Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, oltre a Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese, in un viaggio che durerà dieci giorni e che li porterà a girare attorno alla Luna prima di rientrare. Il trasporto del razzo verso la rampa resta comunque un evento di grande importanza: una volta completato, la Nasa effettuerà una serie di controlli sia sullo Sls, sia su Orion, e uno dei test più importanti è una prova generale con il razzo caricato con con i suoi propellenti criogenici, simulando il conto alla rovescia per il lancio.

Le verifiche decisive della Nasa

Ciò dovrebbe avvenire il 2 febbraio e il suo risultato contribuirà a stabilire la tempistica del lancio.
Nulla è scontato: furono proprio le prove generali come questa effettuate per la missione Artemis 1 che rivelarono la presenza di alcune perdite di idrogeno liquido, costringendo la Nasa a riportare il gigantesco razzo dentro all’edificio di assemblaggio per poter risolvere il problema. E fu, quello, un fatto che causò un notevole ritardo del lancio.

Da Artemis 1 ad Artemis 2

Artemis 1 riuscì quindi a fare il suo liftoff (così si chiama il decollo di un razzo) portando una capsula Orion senza equipaggio in orbita lunare e facendola rientrare con successo. Era il 16 novembre 2022 e il tutto si concluse con l’ammaraggio di Orion nell’Oceano Pacifico l’11 dicembre di quattro anni fa. Artemis 2 ripeterà quindi con tecnologia moderna ciò che fecero gli astronauti di Apollo 8 nel 1968, ovvero una missione che, insieme a quelle immediatamente successive a essa, precedettero quelle degli allunaggi (Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17), ma facendo volare il suo equipaggio in un ambiente molto più confortevole.

Verso Artemis 3

E se tutti filerà liscio, ad allunare saranno gli astronauti di Artemis 3 il prossimo anno.

Le carriere dei protagonisti

Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch sono tutti al loro secondo volo spaziale, mentre lo specialista di missione canadese Jeremy Hansen è al suo esordio. La missione vedrà quindi il verificarsi la presenza in un volo lunare della prima persona nera, della prima donna e del primo astronauta non statunitense a spingersi al di fuori dell’orbita terrestre.

Reid Wiseman, ufficiale della Marina Usa, è stato uno dei piloti collaudatori del velivolo F/A1Hornet ed è entrato a far parte del personale Nasa nel 2009. Nel 2014 fu membro dell’equipaggio della missione di lunga durata Expedition 40/41 a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss) e al suo rientro è stato capo dell’Ufficio astronauti della Nasa.

Victor Glover, anch’egli ufficiale e pilota collaudatore della Marina, vanta in carriera oltre 400 appontaggi su una portaerei, è ingegnere aerospaziale specializzato in sistemi. Il suo precedente viaggio spaziale è avvenuto nel 2020 come pilota della missione SpaceX Crew-1.

Christina Koch, ingegnere e fisica, prima di entrare alla Nasa ha lavorato presso il Goddard Space Flight Center e presso il laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University, oltre a partecipare a missioni scientifiche in Antartide e Groenlandia. Alla Nasa dal 2013, ha preso parte alla missione Expedition 59/60/61 dal marzo 2019 al febbraio 2020, restando 328 giorni nello spazio, tempo con il quale ha stabilito un record di permanenza continuativa per una donna e partecipando. Tutti hanno esperienza in attività extraveicolari (Eva).

Infine, Jeremy Hansen è colonnello e pilota da caccia nella Royal Canadian Air Force, è stato istruttore e comandante di squadriglia alla base di Cold Lake. Divenuto astronauta dell’agenzia canadese (Csa) nel 2009, ha esperienza nella ricerca geologica in ambiente estremo.

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