Home » Attualità » Difesa e Aerospazio » Guerra dei droni, l’Italia cambia strategia: missili low cost dagli Usa. E Kiev produrrà gli Storm Shadow

Guerra dei droni, l’Italia cambia strategia: missili low cost dagli Usa. E Kiev produrrà gli Storm Shadow

Guerra dei droni, l’Italia cambia strategia: missili low cost dagli Usa. E Kiev produrrà gli Storm Shadow
Futuristic Military Drone Wireframe Hologram – 3d rendered image. A high-tech 3D wireframe render of a futuristic military drone or fighter jet appearing as a blue hologram, symbolizing global surveillance, aerospace technology, AI-driven defense systems, and international security. Digital display, HUD, FUI. Illustration of UAV remotely-operated.

Roma valuta 5.031 sistemi Apkws II per trasformare razzi economici in armi di precisione e ridurre il costo dell’intercettazione dei droni. Intanto Francia e Regno Unito trasferiscono all’Ucraina tecnologia e know-how per produrre i missili da crociera Storm Shadow

Secondo quanto riportato da alcune testate specializzate in Difesa, la nostra Aeronautica Militare starebbe valutando l’acquisto di tecnologia statunitense per trasformare missili non guidati a basso costo in armi di precisione. Lo scopo è noto: avere un’opzione economica per abbattere i droni in alternativa all’utilizzo dei troppo costosi missili aria-aria. Per questo motivo il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita all’Italia di 5.031 sistemi di guida Apkws II, sigla di Advanced Precision Kill Weapon System (sistema d’arma d’attacco di precisione avanzato), realizzato insieme agli inglesi della Bae System. Lo Apkws è un dispositivo che viene inserito tra la testata di un missile non guidato e il suo motore; è dotato di quattro piccole ali pieghevoli e di sensori per il controllo dell’assetto. In questo modo si può trasformare un effettore dal costo inferiore ai centomila euro in un’arma guidata. E questo, come nel caso delle missioni per l’intercettazione e la distruzione di droni, consentirebbe di evitare l’impiego di missili come lo “Amraam” che costano dieci volte tanto. L’approvazione alla vendita riguarderebbe anche i lanciatori, le testate, i motori a razzo e nonché il supporto tecnico, portando il valore potenziale dell’accordo a 364 milioni di dollari, come dichiarato dalla nota stampa del Dipartimento di Stato Usa. Nel momento in cui scriviamo non è però ancora stato firmato alcun contratto tra la nostra Difesa e gli States, proprio perché la tecnologia offerta dagli statunitensi sarebbe ancora in fase di valutazione. Non potrà comunque trattarsi di una iniziativa di immediata applicazione, dal momento che si tratta di armi da installare a bordo di velivoli Eurofighter che non le hanno mai usate. Saranno quindi necessari almeno due mesi, i tempi impiegati dall’ ‘aviazione inglese (Royal Air Force), appunto per integrare lo Apkws sui suoi Typhoon.

Intanto, Francia e Regno Unito hanno deciso di fornire all’Ucraina quanto necessario per costruire in casa i missili da crociera Storm Shadow. Si tratta di un tipo di missile che viene lanciato da un velivolo distante fino a 250 km dall’obiettivo, in grado di viaggiare seguendo il profilo del territorio per evitare i radar e quindi distruggere quanto previsto dalla missione. Ancora una volta, tuttavia, questa iniziativa, da sola, non cambierà l’esito della guerra, mentre è certo che metterà nelle mani di Zelensky e della sua rete tecnologica alcune competenze e conoscenze tecniche che finora erano appannaggio occidentale. Vero è che missili come gli Scalp e appunto gli Storm Shadow sono già stati forniti alle forze ucraine e utilizzati per colpire obiettivi militari in Russia. UN’altra considerazione riguarda l’età dei progetti: risalgono agli anni Novanta e prevedono lavorazioni e costruzioni estremamente costose, tanto che un effettore cost, da solo, circa un milione di sterline. La costruzione, intesa come l’assemblaggio delle parti che compongono il missile, è possibile soltanto dopo aver organizzato una catena di approvvigionamento globale molto complessa e lenta, tanto che fino a oggi ne sono state fatte non più di qualche centinaio d’unità. Ammesso che i progetti, ovvero i disegni costruttivi delle componenti meccaniche e dei circuiti elettronici, nonché i cicli di produzione siano rapidamente “digeriti” dai tecnici ucraini, resta la necessità di interpretare la documentazione e di reperire i componenti cosiddetti “semilavorati”. Tanto che, nella migliore delle ipotesi, una linea di produzione potrebbe essere pronta in almeno un anno. Per dirla tutta, nella malaugurata ipotesi che anche l’occidente entri in guerra, pure Francia e Regno Unito avrebbero grandi difficoltà per soddisfare la richiesta tipica delle esigenze belliche. Nelle schede elettroniche di un missile possono esserci componenti costruiti in Germania, Italia, ma anche a Taiwan; alluminio, silice e altri materiali possono provenire da nazioni che non sono in condizioni di fornirle nei tempi utili. E ad oggi l’Ucraina costruisce circa il 70% delle armi che utilizza. E non è diverso se si considerano i Patriot americani, che oggi gli Usa fabbricano nel numero di 600 pezzi l’anno pensando di poter arrivare a 2.000 entro il 2030. Mentre la Russia pare sia in grado di costruire almeno cento missili balistici al mese.

© Riproduzione Riservata