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Artemis 2, il rientro che tiene il mondo col fiato sospeso: quando e dove ammarerà Orion

Artemis 2, il rientro che tiene il mondo col fiato sospeso: quando e dove ammarerà Orion

Tutto è pronto per recuperare Integrity dopo lo Splashdown previsto nella notte italiana tra il 10 e l’11 aprile. Da anni nessuna impresa della Nasa era stata tanto seguita: il sito dell’Agenzia ha oggi 197 milioni di followers, 150 più di prima del lancio


Non è ancora nota l’esatta posizione geografica esatta dove avverrà lo splashdown della navicella Orion Integrity, mentre è quasi definito l’orario. Questi dati, infatti, continueranno a variare in base a quanto avverrà nelle ultime fasi del volo, a cominciare però da alcuni aggiustamenti di rotta che si sono resi necessari durante la rotta tra Luna e Terra. Durante la missione Integrity ha perso massa: il combustibile utilizzato e quindi espulso in forma di energia e lo scarico dell’urina (circa 45kg), provocano inevitabilmente differenze tra i calcoli preventivi della Nasa e i rilevamenti della posizione effettuati di continuo. Comunque vada, nel momento in cui scriviamo, l’ammaraggio della missione Artemis 2 è previsto in un raggio di qualche decina di miglia al largo della costa di San Diego intorno alle 3 del mattino italiane del 11 aprile, ovvero nel tardo pomeriggio di venerdì 10 aprile ora della costa ovest degli Usa. La capsula Orion rientrerà nell’atmosfera terrestre mentre il suo modulo di servizio, responsabile della propulsione e della possibilità di manovra del veicolo nello spazio, si separerà e si disintegrerà. Questa manovra esporrà lo scudo termico del modulo dell’equipaggio, proteggendo gli astronauti dalle temperature di circa 1.650 gradi Celsius che il veicolo dovrà sopportare. Orion effettuerà quindi un ammaraggio frenato da paracadute. il rientro della capsula nell’atmosfera terrestre è previsto per venerdì 10 aprile, intorno alle 20:07 ET (ora della costa orientale degli Stati Uniti), per un ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo della costa di San Diego, in California. Da quelle parti sta incrociando la nave della Marina Militare Uss John P. Murtha, una unità, la decima della Classe San Antonio, dotata di ponte anfibio e piazzola per elicotteri e di stanza nella vicina San Diego. E saranno proprio questi a decollare per recuperare Integrity. Una volta a bordo gli astronauti saranno sottoposti ai controlli medici post-missione nell’infermeria della nave prima di tornare a terra per imbarcarsi su un velivolo della Nasa diretto al Johnson Space Center di Houston, in Texas. Successivamente inizierà il lavoro post-missione con l’analisi dei risultati raccolti dall’equipaggio e relativi alle prove effettuate sui sistemi di supporto vitale, sulla propulsione, l’alimentazione elettrica, la regolazione termica e i dati di navigazione. Anche se la missione pare avviarsi verso il successo, nulla è stato nascosto in quanto ai malfunzionamenti accaduti, dalla connessione di Outlook che inibiva la posta elettronica fino ai noti problemi della toilette di bordo. Sarà, questa, una missione ricordata per essere la prima tra le nuove lunari ad aver potuto produrre una enorme quantità di fotografie e video. Durante l’ultima conferenza stampa trasmessa durate il volo, l’equipaggio di Artemis 2 ha dichiarato di avere a disposizione “molte altre foto e molte altre storie” da condividere con il mondo. Il pilota della missione, Victor Glover, ha affermato che l’equipaggio non vede l’ora di mostrare al mondo ciò che ha visto. Glover ha dichiarato: “Dobbiamo tornare. Ci sono tantissimi dati che avete già visto, ma tutte le cose più belle torneranno con noi; intanto abbiamo ancora tempo prima di poter iniziare a elaborare ciò che abbiamo vissuto. Ma sarà qualcosa di cui parlerò per il resto della mia vita.” Alla conferenza, l’inviato del Los Angeles Times ha chiesto agli astronauti come avessero vissuto i 40 minuti di profonda solitudine durante i quali i contatti con la Terra erano impossibili, una domanda alla quale il comandante Reid Wiseman ha risposto: “Avevamo molto lavoro scientifico da svolgere e le osservazioni lunari più importanti da fare per gli geologi; ma poi ci siamo presi un momento per condividere i biscotti all’acero portati da Jeremy Hansen (uno dei due specialisti di missione, ndr), e ci siamo presi circa tre o quattro minuti per riflettere profondamente su dove ci trovavamo”. Per il suo collega Victor Glover (il pilota), il “dono più grande” è stato vedere l’eclissi lunare dal lato nascosto della Luna, mentre per il comandante Wiseman, il momento culminante è stato quando il suo equipaggio ha dato il nome di sua moglie Carroll, scomparsa nel 2020, a un cratere lunare. La specialista di missione Kristina Cock, interrogata da Bbc News su che cosa le mancherà e che cosa non le fosse piaciuto, ha risposto: “Mi mancherà la capacità di fare squadra; non possiamo esplorare più a fondo lo Spazio se non facciamo qualcosa di scomodo, se non affrontiamo qualche sacrificio e se non ci prendiamo qualche rischio. E tutte queste cose valgono la pena di farlo”. Intanto è Artemis infodemia: i canali social della Nasa sfiorano i 200 milioni di followers, 150 dei quali sono arrivati durante questa missione. La telemetria nel momento in cui scriviamo: 12 ore alla prossima correzione di rotta; velocità 6.012 Km/h in aumento, distanza da coprire 161.543 km.

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