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Vaccini Covid, Bonifazi perde la causa contro Panorama: ribaltata la sentenza

Vaccini Covid, Bonifazi perde la causa contro Panorama: ribaltata la sentenza
ROME, ITALY – FEBRUARY 19: Senator Francesco Bonifazi waves journalists entering in the commission for the immunity of the Senate,on February 19, 2019 in Rome, Italy. The Senate’s immunity panel today voted against granting a request from criminal prosecutors to proceed with charges against Deputy Premier and Interior Minister Matteo Salvini over the Diciotti case.(Photo by Simona Granati – Corbis/Getty Images,) *** Local Caption *** Francesco Bonifazi

La Corte d’appello di Firenze ribalta il giudizio di primo grado: la foto del tesoriere di Iv usata dal settimanale nel 2021 a proposito dei «furbetti» del vaccino non fu denigratoria

Francesco Bonifazi aveva incassato 38.723 euro da Panorama per un articolo sui «furbetti» del vaccino anti-Covid. Ora dovrà restituirli e pagare oltre 20.000 euro di spese legali. Una doppia beffa giudiziaria per il deputato e tesoriere nazionale di Italia viva, che aveva trascinato in tribunale il settimanale del gruppo La Verità, il direttore Maurizio Belpietro e il giornalista Giorgio Gandola.

La Corte d’appello di Firenze ha ribaltato la condanna di primo grado, stabilendo che raccontare e criticare le corsie preferenziali utilizzate da alcuni politici per vaccinarsi durante la pandemia non costituisce diffamazione. Nemmeno quando la critica è aspra e denuncia un «privilegio di casta».

Bonifazi si sentì diffamato. Ma a stabilire che si trattava di legittimo esercizio del diritto di critica su una tematica di «indubbio interesse pubblico» è la Quarta sezione civile della Corte d’appello di Firenze, presieduta dal giudice Carla Santese, che ha ribaltato completamente il verdetto di primo grado che nel gennaio 2025 aveva prodotto la condanna a favore del deputato (oltre interessi legali dalla data del fatto al saldo), nonché al rimborso delle spese di lite e alla somma di 2.500 euro a titolo di riparazione pecuniaria.

Come evidenziato nella sentenza di secondo grado, però, nell’articolo «mai si afferma» che Bonifazi «non svolgesse la professione di avvocato» anche perché, spiegano i giudici, «la critica del giornalista era molto più ampia» e metteva l’accento su un punto preciso: non rientrando i politici indicati (oltre al tesoriere di Italia viva, erano stati citati sia nell’articolo che in prima pagina altri beneficiari del vaccino in via preferenziale) nella categoria di soggetti fragili né per età né per patologie, e per quanto riguarda il deputato toscano «anche per aver in precedenza già contratto il virus da cui era guarito», la loro decisione di vaccinarsi in via prioritaria grazie alle norme regionali «era moralmente ed eticamente censurabile, espressione di un privilegio di casta».

La sentenza della Corte d’appello di Firenze

I giudici di primo grado avevano ravvisato una portata diffamatoria anche nella presenza in prima pagina delle foto dei politici che si erano vaccinati grazie alle norme introdotte dalle Regioni per ampliare le categorie prioritarie individuate dal governo Conte con il Piano strategico nazionale di vaccinazione.

Di avviso contrario il collegio della Quarta sezione civile della Corte d’appello fiorentina, che ha stabilito: «L’esposizione pubblica e mediatica è connaturata all’esercizio di una carica politica». E ricordato che, essendo «diretta al perseguimento degli interessi della collettività», non può, in un Paese democratico, «sottrarsi al giudizio valutativo dell’opinione pubblica, anche aspramente critico».

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