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Stefano Nazzi: «Cronaca e informazione, a Garlasco si è andati oltre il confine» [video intervista]

Stefano Nazzi: «Cronaca e informazione, a Garlasco si è andati oltre il confine» [video intervista]

Qual è il confine tra informazione e spettacolarizzazione di un evento di cronaca nera? L’omicidio di Chiara Poggi e come viene raccontato, analizzato da Stefano Nazzi, giornalista e scrittore in onda su Sky Crime

“La cronaca andrebbe raccontata senza cedere alla volontà di ipotesi fantasiose e senza cercare di forzare l’emotività ad ogni costo. Come? Facendo due passi indietro per raccontare quelli che sono i fatti, le cose verificate”. A parlare è Stefano Nazzi, uno dei volti (e delle voci) più conosciute nel panorama del crime italiano, autore di diverse serie che hanno raccontato storie di cronaca nera e altre racconteranno con i nuovi episodi di “Nazzi Racconta”, disponibile su Sky Crime dal 29 maggio in poi.

Il riferimento è diretto al caso Garlasco, che riempie palinsesti e pagine di giornali e che si è trasformato in un tormentone nazional popolare capace di esondare, travolgere il senso stesso dell’esercizio del diritto di cronaca. “Garlasco è una vicenda unica dal punto di vista giudiziario ma è soprattutto una vicenda in cui si è andati oltre in quello che è stato costruito intorno alla stessa storia”.

Ecco il colloquio che Panorama.it ha registrato con Stefano Nazzi a proposito di cronaca nera e informazione, patologie e distorsioni che possono arrivare ad incidere anche sull’esito stesso della vicenda processuale.

Stefano Nazzi torna da venerdì 29 maggio 2026 su Sky Crime con “Nazzi Racconta”, una nuova produzione Sky Original in cui il giornalista e scrittore ha scelto di portare sullo schermo tre casi di cronaca nera che hanno colpito l’immaginario dell’opinione pubblica negli anni scorsi. Si parte a maggio con l’omicidio di Desirée Piovanelli per poi passare a Federico Aldrovandi a giugno e arrivare al caso Luca Sacchi a luglio. Storie terribili legate da un unico filo conduttore: la dinamica del branco.

La morte di Desirée Piovanelli il 28 settembre 2002 a Leno, paesino della bassa bresciana, sconvolse per l’efferatezza e la brutalità con cui fu commesso l’omicidio. La 14enne venne attirata in una cascina da un gruppo di coetanei, aggredita e uccisa. Le indagini durarono settimane e portarono alla confessione di un ragazzo di 16 anni ma si allargarono ben presto con la presenza di complici minorenni e anche di un adulto.

Questa è altre storia vengono raccontate e analizzate cercando di rispondere a domande angosciose: come si arriva a uccidere in gruppo? Cosa trasforma dei ragazzi in un branco? Quanto pesano emulazione, silenzio e complicità quando la responsabilità si frantuma tra molte mani?

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