Entrando nel carcere di San Vittore, Carmelo Cinturrino ha deciso di rompere il silenzio. L’assistente capo della Polizia di Stato, arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo, si è scusato con i colleghi: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia».
A San Vittore lo attende il giudice per le indagini preliminari, chiamato a convalidare il fermo. Accanto a Cinturrino il suo legale, Piero Porciani, che lo ha descritto «triste e pentito di quello che ha fatto».
La linea difensiva
La difesa di Cinturrino si articolerà su due piani distinti. Sul momento dello sparo, l’avvocato Porciani è netto: il suo assistito avrebbe agito «perché ha avuto paura». Spiega che «un delinquente che si mette una mano in tasca non sai se ha una caramella, un sasso, un coltello o una pistola». Un argomento che la difesa porterà davanti al giudice, e che punta naturalmente a ridimensionare l’intenzionalità del gesto.
Ben diversa è la posizione di Cinturrino rispetto a ciò che è accaduto dopo. È sulla fase successiva all’omicidio che il poliziotto si dice «soprattutto pentito»: il tentativo, ipotizzato dalla procura, di inscenare una legittima difesa per depistare le indagini. Durante l’interrogatorio con il giudice, Cinturrino avrebbe detto: «Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa». L’arma usata per costruire la messinscena, secondo Porciani, era in suo possesso da anni: l’aveva rinvenuta e tenuta con sé.
Su un punto, invece, nessuna ammissione: i presunti legami con lo spaccio nella zona del Corvetto e di Rogoredo. «Non lo ha confermato, assolutamente», ha sottolineato il difensore.
La condanna dell’omicidio di Rogoredo
La vicenda ha messo in imbarazzo il mondo sindacale della polizia. Il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), che inizialmente aveva sostenuto Cinturrino raccogliendo fondi per la sua difesa, ha annunciato la restituzione del denaro. Il sindacato Coisp (Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia) è andato oltre, con il segretario Domenico Pianese che ha definito Cinturrino «un delinquente travestito da poliziotto», se le accuse venissero confermate. Durissimo anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha evocato le parole di Giorgio Almirante ai tempi del terrorismo, quando il leader del Movimento Sociale Italiano chiedeva una «doppia pena di morte» per gli attentatori di estrema destra.
