Sullo sfondo del dibattito intorno al caso Roggero, la riforma della legittima difesa proposta dalla Lega ha il pregio di fondere in un unico calderone, senza possibilità di scissioni retoriche, l’aspetto politico e quello giuridico. Il disegno di legge a prima firma Claudio Borghi è stato formalmente depositato in Senato e prevede, se approvato, l’introduzione del seguente comma all’articolo 52 del Codice penale: «In caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta».
La modifica contempla fattispecie analoghe alla vicenda di Mario Roggero: se una simile norma fosse stata in vigore quando i giudici si esprimevano sulla sua condanna, essi sarebbero stati tenuti a far rientrare le azioni del gioielliere all’interno del perimetro della legittima difesa. L’accusa di omicidio volontario, in altre parole, non avrebbe avuto possibilità d’essere. Il primo e più immediato senso del ddl, dunque, è quello di evitare altri «casi Roggero». Tuttavia, dal punto di vista politico si stagliano alcune evidenti difficoltà. A partire dalle tempistiche, visto che siamo entrati nell’ultimo anno di legislatura e far approvare una simile riforma, destinata a essere bersaglio di energico ostruzionismo da parte della sinistra (e, verosimilmente, anche del Quirinale), non sarà certo un lavoro celere. Ma a prescindere dagli scogli del calendario, magari sormontabili attraverso un robusto impegno, il vero intoppo siede tra i banchi della maggioranza.
Lo scontro politico nella maggioranza e i paletti costituzionali
Forza Italia, infatti, non ha tardato a manifestare le sue perplessità sul progetto di legge leghista. Il viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto, parla di «scelte che vanno anche in rotta di collisione con le scelte europee, con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, con la convenzione di Nizza». Il vincolo esterno, ricorda sostanzialmente Sisto, non costringe solo l’azione economica, come nel caso del Patto di stabilità, ma lega, forse in maniera ancora più pervasiva, pure la sovranità giuridica. «Noi non possiamo consentire che la legittima difesa diventi indiscriminata e incontrollabile», insiste Sisto chiarendo la posizione del suo partito: «L’attualità del pericolo e la proporzione sono le condizioni imprescindible perché si possa legittimare una reazione misurata rispetto all’aggressione». Anche il segretario Antonio Tajani afferma di ritenere «Roggero colpevole» ma al contempo meritevole di «perdono». Il ministro degli Esteri, inoltre, tiene a prendere le distanze dai suoi alleati: «Noi non siamo per la giustizia da Far West, non abbiamo mai pensato di candidarlo, non siamo corsi a fargli visita».
Il primo ostacolo, dunque, sarebbe trovare una maggioranza disposta a votare il ddl.
Perfino Roberto Vannacci, commentando il provvedimento depositato al Senato da Borghi, evoca una «strumentalizzazione elettorale». «La Lega non ha fatto altro che copiare male il nostro emendamento al decreto sicurezza approvato più di un mese fa e, che se fosse stato votato da questa alleanza di centrodestra, oggi sarebbe già in vigore», dichiara il generale. «Procedere oggi con una legge ordinaria a fine legislatura – commissione, aula, Camera, Senato, mesi di emendamenti, mediazioni, ostruzionismo – sa di pura instrumentalizzazione elettorale». I presupposti per far correre la proposta di legge nei due rami del Parlamento, pertanto, non sono i migliori.
Il nodo della retroattività e il pressing sulle istituzioni
Accanto alla percorribilità politica dell’iter parlamentare, vi è un secondo elemento che rende il provvedimento ancora più interessante. Tra gli obiettivi di chi ha depositato la proposta di legge, infatti, non vi è soltanto il già menzionato intento di evitare altri casi come quello di Mario Roggero, ma anche di portare quest’ultimo fuori dalla galera aggirando la grazia o, in alternativa, avvalorandone la causa.
Infatti, secondo la Lega, l’estensione dei limiti alla legittima difesa che introdurrebbe il comma previsto dal ddl avrebbe effetto retroattivo sulla condanna di Roggero in nome dell’abolitio criminis. L’articolo 2 comma 2 del Codice penale, a tal proposito, recita: «Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali». Il comma 4 del medesimo articolo, tuttavia, aggiunge: «Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile (quando sono stati esperiti tutti i gradi di giudizio possibili e contro la sentenza non sono ammessi altri mezzi di impugnazione, ad eccezione dello «straordinario» giudizio di revisione, ndr).
In caso di approvazione, dunque, si porrebbe una questione giuridica e al contempo politica. Nell’ottica dei proponenti, i legali di Roggero avrebbero facoltà di presentare un’istanza per la scarcerazione del loro assistito, in quanto la condotta sanzionata non sarebbe più punibile e in nome della retroattività illimitata dell’abolizione del reato (articolo 673 del codice di procedura penale). Parallelamente, il semplice incardinamento del disegno di legge in Senato rappresenta una forma di pressione notevole sul Quirinale tanto nel senso di una sua approvazione, visto il coinvolgimento che la vicenda suscita nell’opinione pubblica, quanto in quello della concessione della grazia. E l’eventuale approvazione della norma finirebbe, persino nel caso che la scarcerazione ipotizzata dal Carroccio non avesse luogo (circostanza in cui, secondo alcuni, si potrebbe ipotizzare un ricorso alla Cedu), per mettere alle strette il capo dello Stato e i suoi consiglieri: verrebbe percepito come assurdo, infatti, l’insorgere di un ipotetico nuovo caso simile a questo in cui, però, il responsabile fosse libero mentre, al contempo, Roggero si trovasse in carcere a scontare quasi 15 anni di pena.
