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Infantino, nuovo scandalo: avrebbe pagato una buonuscita a sei zeri all’amante (coi soldi Uefa)

Infantino, nuovo scandalo: avrebbe pagato una buonuscita a sei zeri all’amante (coi soldi Uefa)
Getty Images

Nuovo scandalo sul già chiacchierato presidente della Fifa: secondo i media, quando era all’Uefa avrebbe promosso la sua protetta. Una volta scoperto, l’avrebbe liquidata con un assegno a sei zeri

Gianni Infantino ne combina un’altra: dopo l’idea di privatizzare il mondiale e l’annullamento «su richiesta presidenziale» della squalifica per Balogun, il presidente Fifa è ora accusato di aver pagato una buonuscita milionaria a una sua amante quando lavorava per l’Uefa. Ora il mondo del calcio ne ha abbastanza. Ora dove collocherà il suo guardaroba sartoriali Gianni Infantino? I cassetti traboccano di progetti – dal Mondiale privatizzato, alla vecchia idea della Superlega Fifa del 2021 – tutti messi in fuorigioco sul nascere dalla Uefa di Aleksandr Ceferin e non solo da lui.

Ma anche negli armadi non c’è più posto: se l’indiscrezione di ieri trovasse fondamento, sarebbero occupati da uno scheletro bello grosso. Di sicuro l’uomo che scambiò la Fifa per un cappello (anzi, per una corona) rischia di trasformarsi da plenipotenziario del calcio mondiale a viaggiatore con visto turistico per Sant’Elena.

Tra bonifici sospetti e la spinta della diplomazia Uefa

La bomba l’ha sganciata il britannico The Telegraph: quando Infantino era sottosegretario dell’Uefa, a cavallo tra il 2009 e il 2016, prima di diventare presidente Fifa, avrebbe elargito una buonuscita consistente a una sua dipendente che sarebbe stata anche la sua amante. Siamo nel campo del «si dice», dunque dell’inautentico, ma ci sono dettagli di cui tenere conto: l’Uefa avrebbe confermato il pagamento di due bonifici alla dama misteriosa (una buonuscita e un corso universitario), specificando che fossero conformi ai regolamenti dell’epoca, e avrebbe aggiunto di essere a conoscenza dei sospetti di una relazione fra la donna e l’allora sottosegretario. Il Telegraph ci ricama su: Gianni le avrebbe dapprima garantito una promozione a un ruolo prestigioso, ma quando l’allora presidente Michel Platini gli ha chiesto conto del rapporto, l’avrebbe congedata con un Tfr a sei zeri. Il diretto interessato nega illeciti, e poi tiene famiglia, una moglie e quattro figlie. Ma la vita trae soddisfazione sadica a confondere coloro che credono di poterne plasmare il destino.

Forse non è un caso che la faccenda sia saltata fuori adesso, a distanza di pochi giorni da una retromarcia grottesca.

Per chi l’avesse scordato: il gran capo Fifa, reduce dai Mondiali più circensi di sempre, da cospicui introiti pubblicitari derivati, dall’overdose di selfie coi potenti della Terra, dalla sudditanza con Donald Trump gabellata per cameratismo compagnone (ricordate la vicenda dell’espulsione del calciatore Balogun poi cancellata su richiesta della Casa Bianca?) non molti giorni fa ha tentato l’azzardo degli azzardi: privatizzare la coppa del Mondo, americanizzarla neanche fosse il baseball o un’azienda nel mirino di Gordon Gekko. Ferro azzurro ama Anacott acciaio. Creando un nuovo veicolo societario, il Fifa Forward Enterprise, con il compito di vendere il torneo a fette a investitori privati capeggiati dal fondo newyorkese dell’imprenditore Joshua Kushner, il cui fratello è marito di Ivanka Trump. Quando la bozza della sortita è arrivata sul tavolo della Uefa, Ceferin è saltato sulla sedia: qui siamo matti, avrebbe esclamato, mettendosi di traverso lui e le 55 federazioni europee che costituiscono l’organo calcistico continentale. «Il Mondiale non è in vendita, la proposta è irresponsabile e indifendibile, se non la ritira, boicotteremo gli eventi Fifa», ha tuonato Ceferin. Ora, siccome escludere le nazionali europee dal Mondiale significa allestire un torneo con Brasile, Argentina e nessun altro a parte le squadre oratoriali, Infantino ha fatto dietrofront.

Il muro delle federazioni e la ritirata strategica a Rabat

Gli hanno remato contro pure il suo stretto collaboratore Carlo Cordeiro, il suo Chief operational officer Kevin Lamour («Questo esercizio unilaterale del potere e queste omissioni vili sono inqualificabili», ha detto), le 41 nazionali del Concaf (area nordamericana) e buona parte di quelle asiatiche, suo storico bacino elettorale. La ritirata strategica è giunta d’un lampo. Dopodiché Infantino ha convocato una riunione a Rabat, dove c’è la sede Fifa marocchina, mercoledì 5 agosto, coi membri del consiglio: il segretario generale Mattias Grafström, il capo degli affari legali, il direttore finanziario, il responsabile delle comunicazioni. «Dopo aver ascoltato tutti i punti di vista, è emerso che il progetto ha creato divisioni notevoli, di conseguenza non verrà portato avanti».

Tradotto: fiducia al presidente, ma abbiamo scherzato.

Nella querelle, è sfizioso notare come a Ceferin sia riuscito nel calcio quel che alla baronessa Von Der Leyen non è riuscito nella politica: compattare l’Europa. Un tempo c’erano i Carlo Magno e le Giovanne d’Arco, oggi l’Uefa, e bisogna pure accontentarsi. Ma l’avvocato sloveno è pratico di blitz inconsulti: già nel 2021 fermò il tentativo di costituire una Superlega per club blasonati su idea di Florentino Perez e Andrea Agnelli. E sapete chi avrebbe fomentato il progetto trattando in segreto con i club? Stando a un’indiscrezione recente, proprio la Fifa di Infantino. Secondo quanto emerso, l’accordo tra Fifa e Super League sarebbe durato dodici anni, con la creazione di una joint venture per gestire le operazioni commerciali non solo della Superlega, ma anche per allestire un Mondiale per club a cadenza annuale. Fosse finita qui.

Le ombre sulle elezioni 2027 e le accuse degli avversari

Pochi giorni fa il Times ha scritto che il capo Fifa avrebbe già promesso al Marocco (co-organizzatore del Mondiale 2030 assieme a Spagna e Portogallo) l’assegnazione della finale, in cambio di supporto politico alla sua presidenza.

Dopotutto le elezioni si terranno a marzo 2027 e il tempo stringe. La Fifa smentisce, ma il quotidiano britannico insiste. Dulcis in fundo, il principe Ali bin Al Hussein, presidente della federazione calcio giordana, ha calato l’asso: qualcuno, poco prima dei Mondiali, gli avrebbe sussurrato all’orecchio di sostenere Infantino alle prossime elezioni, per ottenere in cambio la soluzione dei problemi della Giordania calcistica (i visti per gli Usa negati ai tifosi e il premio per la finale della Coppa Araba di dicembre ancora non versato). «Un ricatto», lo ha definito Hussein. L’ex campione Luis Figo, candidato alla presidenza nel 2016, la tocca piano: «È il comportamento più vile e meschino che io abbia mai visto», mentre l’ex presidente Sepp Blatter si rifà vivo per proporre Lise Klaveness, la capa della federcalcio norvegese, come nuova candidata alla presidenza: «È l’unica che ha sempre avuto una posizione chiara e non allineata». Si attendono sviluppi.

Forse la morale di tutto questo l’ha teorizzata Hermann Hesse: l’uomo bramoso di potere incontra la sua rovina nel potere.

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