Il 13 agosto 2007, il funesto giorno dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, un uomo si trovava nella cittadina per un appuntamento di lavoro, fissato alle 10 del mattino. Stava camminando per le strade del centro quando incontrò una donna in bicicletta. Un incontro che, anche alla luce di quello che accadde quel giorno e del suo peso sulla vita di tutta la comunità e dei suoi protagonisti, sostiene di ricordare con assoluta nitidezza, nonostante siano trascorsi quasi 19 anni.
«La certezza è una donna con i capelli biondi, certezza al 100%». Sono parole sue, raccolte dal giornalista Antonino Monteleone in un’intervista andata in onda lunedì 15 giugno nella prima puntata di Filorosso, nuova trasmissione disponibile su Rai 3 e RaiPlay. Il testimone descrive la propria memoria come impermeabile al dubbio: «Io ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare». Naturalmente, come per qualsiasi testimonianza resa a distanza di circa due decenni dai fatti, l’attendibilità e il valore probatorio delle dichiarazioni saranno eventualmente oggetto di valutazione da parte degli inquirenti.
La denuncia ai carabinieri e le presunte pressioni
A onor del vero, non si tratta di una dichiarazione affidata soltanto alla televisione. L’uomo avrebbe già formalizzato la propria testimonianza ai carabinieri nel corso dello scorso anno, dopo la riapertura delle indagini su Andrea Sempio. Un passaggio rilevante, questo, poiché colloca le sue parole all’interno di un percorso istituzionale, e non solo mediatico.
Più delicato il seguito. Dopo aver parlato, il testimone riferisce infatti di aver subito quello che descrive come un tentativo di intimidazione vero e proprio: «Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente». Un episodio che, se confermato, aggiungerebbe un’ulteriore variabile inquietante a un caso già carico di ombre e misteri irrisolti.
Il peso della testimonianza sul delitto di Garlasco
L’omicidio di Chiara Poggi resta, senza dubbio, uno dei casi di cronaca più discussi e controversi degli ultimi decenni in Italia. Colpi di scena su colpi di scena, un ribaltamento di fronte dopo l’altro che ha messo a nudo molti dei segreti (ma non tutti) della comunità della cittadina pavese.
Nel frattempo, oltre alla tragica morte di Chiara, diverse vite sono in bilico. Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione, è stato scarcerato dopo aver scontato oltre dieci anni di carcere e ha sempre negato ogni responsabilità. Andrea Sempio ha visto riaperta l’inchiesta a suo carico ben 4 volte (2014, 2017, 2020, 2025), ed è attualmente considerato dalla Procura di Pavia come unico responsabile del delitto di Garlasco (anche se non è ancora stato avviato alcun iter processuale nei suoi confronti e potrebbero emergere nuovi indizi o nuove testimonianze, come questa, che muterebbero la sua situazione). Elementi e voci inedite continuano ad affiorare, alimentando un dibattito pubblico che non accenna a spegnersi. D’altronde, il caso di Garlasco è un po’ come il vaso di Pandora. Speriamo che in fondo, quantomeno, resti la speranza di trovare la verità.
