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Vacanze 2026 come l’Odissea: sette italiani su dieci sognano di tornare a casa (dalla nonna)

Vacanze 2026 come l’Odissea: sette italiani su dieci sognano di tornare a casa (dalla nonna)
Grandmother and granddaughter joyfully sharing a cherished moment while baking together in the kitchen, creating lasting memories and traditions

Vacanze 2026, il 75% degli italiani desidera tornare al paese d’origine. Nonni, amici e sapori d’infanzia guidano l’Odissea del ritorno

Ad agosto le autostrade si riempiono di automobili dirette verso Sud, i treni attraversano l’Italia con le valigie stipate nei corridoi e negli aeroporti delle isole si ricompone, arrivo dopo arrivo, la geografia dispersa delle famiglie. Ci sono figli che tornano nelle case lasciate per lavoro, nipoti che attraversano il Paese per riabbracciare i nonni e amici che ogni estate si ritrovano nello stesso bar, alla stessa ora, come se nel frattempo non fosse trascorso un altro anno.

La loro Itaca non è una spiaggia esotica né una località costruita per diventare lo sfondo perfetto di una fotografia. È una casa con le persiane socchiuse contro il caldo, una sedia sistemata al fresco davanti alla porta, il rumore dei piatti apparecchiati e una nonna che aspetta senza chiedere a che ora arriveranno.

Nell’estate 2026, il viaggio più desiderato dagli italiani sembra condurre proprio lì: nel paese d’origine, tra gli amici di sempre, i sapori dell’infanzia e quella parte di sé rimasta intatta mentre tutto il resto cambiava.

Secondo un monitoraggio realizzato dall’Osservatorio Polara su oltre 1.500 conversazioni e testimonianze pubblicate online, il 75% delle persone analizzate manifesta, apertamente o indirettamente, il desiderio di tornare nella propria terra durante le vacanze. Il 39% ha già organizzato concretamente il viaggio, mentre molti altri cercano ancora di far coincidere ferie, lavoro, impegni familiari e costi degli spostamenti. Soltanto il 5% ritiene ormai impossibile riuscire a rientrare nel corso dell’estate.

È una piccola Odissea contemporanea, fatta non di mostri e tempeste, ma di calendari aziendali, coincidenze ferroviarie, code in autostrada e voli troppo costosi. Il richiamo, però, resta lo stesso: tornare non semplicemente in un luogo, ma nel punto preciso in cui si ha ancora la sensazione di essere attesi.

L’estate non porta più soltanto lontano

Per anni la vacanza ideale è stata raccontata attraverso destinazioni esotiche, resort, festival e spiagge da condividere sui social network. Il viaggio sembrava avere valore soprattutto quando conduceva in un luogo nuovo, lontano e riconoscibile agli occhi degli altri.

Il monitoraggio dell’Osservatorio Polara racconta invece una tendenza diversa. Il 54% delle persone osservate esprime in modo esplicito il desiderio di tornare al proprio paese d’origine, mentre un ulteriore 21% lo manifesta indirettamente, attraverso riferimenti ai parenti, agli amici, alle abitudini locali e ai ricordi dell’infanzia. Solo il 18% afferma di non sentire questo bisogno, mentre per il restante 7% non è stato possibile determinare una posizione precisa.

Non si tratta necessariamente del desiderio di trasferirsi nuovamente nel luogo dal quale si è partiti. Il paese diventa piuttosto una destinazione emotiva: il posto in cui tornare per qualche giorno per recuperare relazioni, rituali e ritmi che la vita quotidiana nelle grandi città ha progressivamente allontanato.

«Non è vera nostalgia, ma l’esigenza di ritrovare emozioni vere, sane, in grado di generare quel benessere che tutto ciò che è artificiale non riesce a donare», spiega Giuseppe Polara, general manager dell’omonima azienda siciliana di bevande che ha commissionato il monitoraggio.

Secondo Polara, chi affronta il viaggio non cerca soltanto una vacanza, ma «quell’umanità e quei sapori tipici della propria terra», riscoperti nello sguardo delle persone care, nella lentezza del paese e nei rituali di una tavola condivisa.

La Generazione Z riscopre le proprie radici

A sorprendere è soprattutto la partecipazione dei più giovani. Per la Generazione Z l’estate non sembra più coincidere soltanto con un viaggio internazionale, una festa affollata o una località da mostrare online.

Il 31% dei giovani coinvolti nel monitoraggio dichiara di tornare alle origini soprattutto per incontrare i nonni, mentre il 24% rientra per rivedere gli amici di sempre. Una scelta che sembra contraddire, almeno in parte, la rappresentazione di una generazione interessata esclusivamente alla novità, alla velocità e alla costruzione digitale della propria immagine.

Tornare dagli amici dell’adolescenza significa ritrovare persone che conoscevano una versione precedente della propria identità, spesso anteriore al trasferimento, alla carriera e alla necessità di raccontarsi continuamente attraverso i social. Tornare dai nonni permette invece di entrare in una dimensione del tempo meno legata alla produttività, agli appuntamenti e agli obiettivi.

Il paese d’origine non ha bisogno di offrire grandi attrazioni. Il suo valore risiede nella possibilità di non dover organizzare ogni momento, perché i programmi sono gli stessi da anni: la passeggiata serale, l’appuntamento in piazza, il bagno al mare nel pomeriggio e la cena con una tavola troppo piena.

Tra ferie e lavoro, il ritorno diventa un’impresa

Il desiderio di rientrare deve però confrontarsi con una realtà fatta di giorni di ferie limitati, impegni familiari, prezzi dei biglietti e distanze. Il 39% ha già programmato il viaggio, ma il 31% continua a considerarlo soltanto desiderato e il 17% lo ritiene probabile. Un ulteriore 8% non ha ancora definito i propri programmi.

La percentuale di chi rinuncia completamente si ferma al 5%. Un dato che mostra quanto il richiamo delle origini rimanga forte anche quando raggiungere il paese significa affrontare ore di automobile, treni affollati, cambi e collegamenti aerei complessi.

L’Odissea del ritorno non è quindi soltanto simbolica. È anche quella di chi prova a far coincidere il proprio calendario con quello del partner, dei figli e dei parenti, oppure cerca un volo che non costi quanto l’intera vacanza.

Ogni estate questo movimento attraversa l’Italia dalle grandi città del Centro-Nord verso i piccoli comuni, le aree interne, le isole e i territori meridionali dai quali intere generazioni sono partite per studiare e lavorare.

Lo stress del lavoro è la prima cosa da abbandonare

A spingere gli italiani verso casa è anche il bisogno di lasciare alle spalle, almeno temporaneamente, la pressione della vita quotidiana. Il 26% indica lo stress lavorativo come la prima cosa dalla quale desidera allontanarsi, seguito dalla routine, scelta dal 22%.

Il 17% cerca una pausa dagli orari e dagli impegni, mentre il 14% vuole sottrarsi al traffico cittadino. Seguono il desiderio di una tregua dalle responsabilità, indicato dal 10%, la solitudine, citata dal 7%, e la frenesia digitale, scelta dal 4%.

Il ritorno non nasce quindi soltanto dalla nostalgia per il passato. È anche la ricerca di un presente meno frammentato, nel quale le giornate siano scandite da relazioni più immediate e da gesti che non richiedono di essere programmati con settimane di anticipo.

A far scattare il desiderio sono spesso segnali semplici. Per il 31% è l’arrivo dell’estate, mentre per il 22% è l’avvicinarsi delle ferie. In altri casi basta un ricordo improvviso, una fotografia del paese o una telefonata con la famiglia.

Anche i social network possono produrre l’effetto opposto rispetto a quello atteso. Vedere le fotografie di chi è già tornato, la piazza illuminata per la festa patronale o il mare della propria infanzia può riattivare un senso di appartenenza che sembrava sopito. Per alcuni la scintilla è invece un sapore, una canzone o il racconto di qualcun altro che sta preparando la partenza.

La nonna è la Penelope delle vacanze italiane

Se il paese è la destinazione, la nonna resta il centro affettivo del viaggio. Il 42% delle persone coinvolte la indica come la figura principale che motiva il ritorno. Seguono i genitori, scelti dal 31%, e gli amici d’infanzia, che raccolgono il 19%. Il restante 8% rientra soprattutto per incontrare altri parenti o per ritrovare la comunità locale.

La nonna diventa così una Penelope contemporanea, presenza rimasta ad attendere mentre figli e nipoti si sono allontanati per costruire altrove la propria vita. Nel suo ruolo si concentrano la memoria familiare, la cura e la continuità di gesti tramandati senza bisogno di essere spiegati.

Non sorprende che per il 24% degli italiani il momento in cui ci si sente davvero tornati a casa coincida con la tavola apparecchiata per tutta la famiglia. Per il 19% è invece l’abbraccio ai nonni, mentre il 17% riconosce il ritorno nella prima serata trascorsa con gli amici di sempre.

Seguono il primo bagno nel mare della propria terra, scelto dal 13%, il dolce preparato dalla nonna, indicato dal 10%, e la passeggiata in piazza o nelle vie del centro, che rappresenta il ritorno per l’8%.

Ci sono poi il bar nel quale ci si ritrova ogni estate e la festa del paese, momenti ordinari che diventano importanti proprio perché si ripetono. Non sono esperienze costruite per sorprendere, ma rituali capaci di rassicurare attraverso la loro apparente immutabilità.

Gli amici di sempre e i rituali che resistono

Tra le abitudini estive che si desidera maggiormente rivivere, il 22% indica le serate con gli amici, mentre il 18% sceglie i pasti con tutta la famiglia.

Seguono il calcetto sulla spiaggia, indicato dal 13%, il bagno al mare fino a sera, scelto dall’11%, e la passeggiata in piazza, citata dal 10%. L’8% desidera tornare al bar con gli amici, il 7% partecipare alle feste tradizionali e il 5% giocare a carte con parenti e conoscenti.

Il valore di questi momenti non dipende dalla loro eccezionalità. Al contrario, consiste nella possibilità di ritrovare qualcosa che si conosce già, ma che durante l’anno è diventato inaccessibile.

Anche il tramonto sul mare, le grigliate in famiglia e una partita improvvisata possono trasformarsi in elementi di una geografia privata, nella quale ogni luogo corrisponde a una relazione e ogni gesto a un ricordo.

I sapori dell’infanzia diventano una macchina del tempo

Il ritorno passa inevitabilmente dalla tavola. Il 22% associa il proprio paese al dolce preparato dalla nonna, mentre il 20% pensa al pranzo della domenica in famiglia. Il 16% sceglie il piatto tipico della propria terra.

Tra le immagini più legate all’infanzia compaiono anche la granita, indicata dal 13%, e la bibita locale, scelta dal 9%. Seguono il gelato della propria città, il pane appena sfornato e il caffè bevuto nel bar storico del paese.

Il gusto diventa una forma immediata di memoria. Una ricetta cucinata nello stesso modo, una bottiglia vista per anni sulla tavola o il profumo che esce da un forno possono riportare alla luce ricordi che il linguaggio non riesce sempre a ricostruire.

Non è un caso che il periodo della vita ricordato più frequentemente sia l’adolescenza, scelta dal 46% delle persone analizzate. L’infanzia segue con il 29%, mentre il 15% pensa soprattutto agli anni della giovinezza. Soltanto il 2% collega il ritorno prevalentemente alla vita adulta.

La nostalgia, indicata dal 28%, resta l’emozione dominante, ma non è l’unica. Il viaggio verso casa genera anche gioia, serenità, attesa, emozione e senso di appartenenza. Non è soltanto il rimpianto di qualcosa che non esiste più, ma il desiderio di verificare che una parte di quel mondo sia ancora raggiungibile.

Il viaggio più desiderato non conduce sempre lontano

Il fenomeno osservato non segna naturalmente la fine delle vacanze internazionali o delle destinazioni esotiche. Racconta però un cambiamento nel significato attribuito al viaggio, soprattutto in una fase segnata dall’incertezza economica, dalla pressione lavorativa e dalla presenza costante della dimensione digitale.

La meta più desiderata non è sempre quella che permette di vedere qualcosa di nuovo. A volte è quella che consente di riconoscere ciò che sembrava perduto: una voce familiare, una strada percorsa centinaia di volte, una ricetta preparata senza dosi precise o una sedia lasciata al fresco davanti alla porta.

Le vacanze 2026 riportano così al centro una geografia intima dell’Italia, fatta di piccoli comuni, case di famiglia e partenze che si trasformano in ritorni. Dopo anni trascorsi a cercare luoghi sempre più lontani e immagini sempre più perfette, per molti l’estate comincia davvero soltanto quando qualcuno apre la porta e dice: «Sei tornato».

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