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Garlasco, perizie opposte sui pc: cosa vide davvero Chiara Poggi prima di essere uccisa

Garlasco, perizie opposte sui pc: cosa vide davvero Chiara Poggi prima di essere uccisa

Due perizie informatiche, due verità opposte. Il caso Garlasco torna sui computer di Chiara e Alberto Stasi

Dieci minuti. È il tempo in cui Alberto Stasi esce a portare a spasso il cane, la sera del 12 agosto 2007, lasciando Chiara Poggi sola davanti al computer. Cosa abbia fatto e visto la vittima in quell’intervallo è oggi al centro di una battaglia tra perizie che, invece di fare chiarezza (come quantomeno sarebbe auspicabile), sembrano moltiplicare le versioni dei fatti, e dunque complicare ulteriormente il tutto.

Cosa accadde a Garlasco quella sera

Secondo i consulenti informatici incaricati dalla famiglia Poggi, in quei dieci minuti Chiara avrebbe aperto una cartella sul pc del fidanzato, denominata «militare», che in realtà conteneva foto intime di donne nude. La vittima stava lavorando alla tesi di Stasi, ma a un certo punto avrebbe navigato tra quei file, soffermandosi su un’immagine che ritrae una donna di schiena, con i jeans abbassati e il perizoma in evidenza. Un dettaglio che, secondo questa ricostruzione, potrebbe aver innescato un litigio il mattino seguente, quello del delitto.

I periti di Stasi, però, respingono questa lettura. La loro analisi dei pc porta a conclusioni radicalmente opposte: Chiara non avrebbe mai visto quelle foto. Due perizie di parte, due verità inconciliabili. Sarà un’altra perizia, questa volta terza e indipendente, a stabilire la versione (si spera) più corretta e attendibile.

La possibile revisione del processo

Nel frattempo, a riaccendere il caso è Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, unico indagato per concorso in omicidio. Intervenendo a Mattino 5, Lovati ha sostenuto che l’incertezza sull’orario della morte regge gli alibi di entrambi gli indagati, Sempio e Stasi. «Penso sarà offerto alla difesa di Alberto Stasi il testo per ottenere una revisione del processo», ha dichiarato, definendo la condanna «profondamente ingiusta».

Una posizione che aggiunge un ulteriore strato di complessità a un caso che, a quasi vent’anni dal delitto, non ha ancora trovato una verità universale, condivisibile. La Verità, con la V maiuscola. No, troppi ancora i punti oscuri. La prossima perizia informatica potrebbe essere l’ennesimo snodo decisivo. O l’ennesimo punto di partenza per nuove dispute inconcludenti.

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