La notizia più discussa su Garlasco nelle ultime 24 ore è, senza ombra di dubbio, il ricovero della madre di Sempio, Daniela Ferrari, a seguito di un’overdose di farmaci. È il tema più caldo del timone di buona parte dei giornali e del palinsesto di gran parte dei canali televisivi. Fra le trasmissioni, spicca a livello contenutistico Zona Bianca, condotta da Giuseppe Brindisi su Rete 4. Nella puntata di mercoledì 17 giugno 2026, la giornalista ed ex politica italiana Tiziana Maiolo ha manifestato la propria solidarietà alla madre di Sempio, unico indagato nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Il ricordo del padre di Stasi a Zona Bianca
«Permettimi di dare la mia solidarietà alla signora Ferrari, perché sono dieci anni che soffre una situazione pazzesca, anche dal punto di vista mediatico», ha esordito Maiolo.
Brindisi ha subito replicato: «Se lo dici a De Rensis e alla mamma di Alberto Stasi… le mamme soffrono allo stesso modo. La nostra solidarietà va assolutamente alla signora Daniela».
L’ex deputato di Forza Italia, allora, si è corretta: «Ovviamente a tutte le famiglie, a partire dalla famiglia Poggi, prima di tutto».
E qui è intervenuto l’avvocato difensore di Stasi, Antonio De Rensis: «Passando poi per Nicola Stasi che non c’è più. Si ricorda, no? Il papà di Alberto».
«Ovviamente», ha concluso Maiolo.
Chi era Nicola Stasi
Nicola Stasi era nato a Rivo di Puglia, in provincia di Bari. All’epoca della tragica vicenda di Garlasco, gestiva un negozio di autoricambi a Segrate, comune autonomo situato alle porte orientali di Milano, supportato dalla moglie, Elisabetta Ligabò. I coniugi, pur rimanendo sempre nel territorio lombardo, si erano trasferiti diverse volte: da Sesto San Giovanni a Liscate e infine a Garlasco. Chi lo ha conosciuto parla del padre di Stasi come di un uomo tenace, forte nello spirito ed estremamente determinato nella vita professionale: figlio di un camionista, era riuscito infatti a diventare un imprenditore di successo, insistendo perché il figlio studiasse Economia e gestione delle imprese alla Bocconi, università milanese fra le più prestigiose a livello nazionale.
Il padre di Stasi e il caso Garlasco
La morte di Chiara e la vicenda giudiziaria del figlio lo avevano consumato fisicamente (era visibilmente dimagrito) ma anche psicologicamente, portandolo infine alla malattia e alla morte, ad appena 57 anni, al Policlinico San Matteo di Pavia, nella triste sera di Natale del 2013. Al momento del decesso, si trovava ricoverato nel reparto di Ematologia già da alcune settimane, per via di un crollo delle difese immunitarie. All’epoca Stasi non era ancora stato condannato in via definitiva (quest’ultima sentenza risale al 12 dicembre 2015).
Il padre, a ogni modo, è sempre stato del tutto convinto dell’innocenza del proprio figlio. Lo ha difeso fino all’ultimo istante: «È il miglior figlio che si possa avere. Si sono accaniti contro di lui, facendo indagini condotte con approssimazione e superficialità», aveva dichiarato in un’intervista. Oggi Alberto Stasi, dopo aver scontato più di dieci anni al carcere di Bollate, è uscito di prigione ed è stato affidato in prova ai servizi sociali: lo ha stabilito sabato 13 giugno 2026 il provvedimento emesso dal tribunale di sorveglianza di Milano.
E chissà, forse ora sorriderebbe, Nicola, vedendo Alberto libero.
