Un bar mai comparso nelle prime ricostruzioni, uno scontrino conservato per anni, un vecchio video aperto sul computer di Chiara Poggi e nuovi confronti sulle impronte repertate nella villetta di via Pascoli. Il caso Garlasco torna a riempirsi di dettagli, dichiarazioni e presunte rivelazioni, in un intreccio nel quale diventa sempre più difficile distinguere ciò che è realmente nuovo da quanto era già contenuto negli atti o circolato nei mesi precedenti.
L’impressione, osservando titoli e trasmissioni televisive, è quella di un’inchiesta arrivata a una svolta dietro l’altra. In realtà, il quadro è più prudente. Non è emersa una singola prova scientifica capace di chiudere il caso e non è ancora arrivato un passaggio giudiziario definitivo nei confronti di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi.
L’elemento più significativo riguarda una conversazione del 2022 nella quale Daniela Ferrari, madre di Sempio, avrebbe ricostruito in maniera parzialmente diversa gli spostamenti del figlio nella mattina del 13 agosto 2007.
Quel riferimento al bar
Nella telefonata, trasmessa da Zona Bianca, Daniela Ferrari racconta di avere domandato al figlio dove si trovasse la mattina dell’omicidio. La risposta attribuita ad Andrea Sempio sarebbe stata: «In un bar».
La donna gli avrebbe quindi chiesto se avesse conservato lo scontrino del locale, ricevendo una risposta negativa. Il giorno successivo, secondo il suo racconto, il marito Giuseppe avrebbe trovato il biglietto del parcheggio di Vigevano. Sarebbe stata lei a suggerire al figlio di tenerlo, una scelta che nella conversazione definisce «l’errore più grande» della propria vita.
Il passaggio è rilevante perché non coincide completamente con la versione fornita negli anni da Sempio. L’indagato ha sempre raccontato di essere andato a Vigevano con l’intenzione di recarsi in una libreria. Avendola trovata chiusa, avrebbe passeggiato nella zona prima di rientrare a Garlasco.
Interrogato sull’eventuale sosta in un bar, Sempio ha invece negato di esservi entrato. Le parole attribuitegli dalla madre aprono quindi una contraddizione che gli investigatori saranno chiamati a valutare.
Un locale aperto avrebbe potuto offrire possibili riscontri: testimoni, ricevute, registrazioni contabili o almeno un luogo preciso da verificare. La libreria indicata da Sempio, invece, quella mattina era chiusa.
Resta inoltre il riferimento a una bottiglietta d’acqua che l’indagato avrebbe acquistato durante i suoi spostamenti. Un dettaglio che, da solo, non dimostra nulla, ma che contribuisce a rendere meno lineare la ricostruzione della mattinata.
Lo scontrino che non identifica chi lo ha preso
Il ticket del parcheggio di Vigevano riporta l’orario delle 10.18 del 13 agosto 2007. Per anni è stato considerato uno dei principali elementi a sostegno degli spostamenti dichiarati da Sempio.
Il problema non è stabilire se il biglietto sia autentico. La questione è capire chi lo abbia materialmente ritirato.
Lo scontrino dimostra che alle 10.18 qualcuno pagò un parcheggio a Vigevano, ma non certifica automaticamente che quella persona fosse Andrea Sempio. Il dubbio è stato alimentato anche da un’intercettazione ambientale nella quale Giuseppe Sempio, parlando con la moglie, pronuncia una frase destinata a diventare uno dei passaggi più discussi del fascicolo: «Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu».
Il significato di quelle parole è contestato. La famiglia e la difesa potranno sostenere che si tratti di una frase estrapolata o interpretata in maniera errata. Per gli investigatori, tuttavia, il ticket non può essere considerato un alibi autonomo e risolutivo.
Anche la telefonata della madre va valutata con cautela. Si tratta del racconto di una conversazione riferita molti anni dopo il delitto, non di una dichiarazione raccolta nell’immediatezza dei fatti. Può mettere in luce una contraddizione, ma non dimostra da sola che l’alibi sia stato costruito.
Il video nel computer di Chiara
Tra gli elementi tornati al centro dell’attenzione c’è anche un filmato che mostra un giovane Andrea Sempio mentre scherza insieme ad alcuni amici in un’aula scolastica.
Il video, registrato alcuni mesi prima del delitto, sarebbe stato trasferito sul computer utilizzato dalla famiglia Poggi. La sua esistenza, però, non rappresenta una scoperta recente: era già emersa ed era già stata oggetto di ricostruzioni e approfondimenti.
Attorno al file si sono sovrapposti almeno due piani differenti.
Il primo riguarda l’utilizzo del computer nei giorni precedenti all’omicidio. Secondo alcune analisi, il filmato sarebbe stato tra gli ultimi contenuti aperti sul dispositivo prima che questo cessasse di essere utilizzato.
Da qui è nata la formula, molto suggestiva, secondo la quale Andrea Sempio sarebbe stato «l’ultima persona vista da Chiara» sul computer prima della morte. Una conclusione che, però, i dati informatici non consentono di sostenere.
Il computer veniva utilizzato anche dal fratello di Chiara e dai suoi amici. Sapere che un file è stato aperto non permette di identificare con certezza chi si trovasse davanti allo schermo in quel momento.
Il secondo aspetto riguarda invece l’apertura del video successivamente all’omicidio, quando il computer si trovava già nella disponibilità degli investigatori. Un’anomalia che può sollevare interrogativi sulle procedure seguite nella gestione del reperto informatico, ma che non dimostra un rapporto diretto tra Sempio e Chiara nelle ore precedenti al delitto.
Il filmato può essere utile per ricostruire le frequentazioni della casa e l’utilizzo del computer. Non è, da solo, la prova di un movente, di un incontro o di una presenza nella villetta.
La misura del piede e le impronte
Un altro fronte riguarda le impronte di scarpa insanguinate repertate nell’abitazione.
Secondo le ricostruzioni circolate, i consulenti starebbero approfondendo anche la larghezza del piede di Andrea Sempio, oltre alla semplice corrispondenza con il numero di scarpa.
Le misurazioni acquisite indicherebbero una possibile compatibilità con calzature comprese tra il 42 e il 43. La difesa ribatte che Sempio indossa il 44 e che la forma del suo piede sarebbe troppo larga per una scarpa Frau numero 42, associata in passato ad alcune tracce rinvenute nella casa.
Non risulta, tuttavia, la pubblicazione di un nuovo elaborato peritale definitivo capace di stabilire una corrispondenza certa.
C’è poi un problema ulteriore: ricostruire con precisione la forma e le dimensioni del piede che Sempio aveva a diciannove anni attraverso misurazioni eseguite quasi due decenni dopo.
Occorre inoltre distinguere le impronte di scarpa dalla cosiddetta impronta 33. Quest’ultima non è una traccia lasciata da una calzatura, ma un’impronta palmare repertata sul muro delle scale che conducono alla cantina.
La nuova inchiesta attribuisce quella traccia ad Andrea Sempio. La difesa contesta le conclusioni e il valore probatorio dell’elemento. Confondere l’impronta della mano con quelle delle scarpe rischia però di sovrapporre accertamenti diversi e di produrre ricostruzioni tecnicamente scorrette.
Un’eventuale incompatibilità con una calzatura, infatti, non eliminerebbe automaticamente il confronto sulla traccia palmare.
Le due finestre del delitto
Nel dibattito sono tornate anche le due possibili finestre temporali individuate dagli investigatori per collocare l’omicidio.
La prima inizierebbe alle 9.12, quando venne disinserito l’allarme della villetta, e terminerebbe alle 9.58, orario di una telefonata effettuata da Sempio. La seconda andrebbe dalle 9.58 alle 11.25, quando il ragazzo venne contattato dai genitori.
Secondo l’ipotesi accusatoria, entrambe sarebbero compatibili con gli elementi medico-legali relativi alla digestione di Chiara e con gli spostamenti ricostruiti.
Anche in questo caso, però, non si tratta di una conclusione appena formulata. Le due fasce orarie erano già presenti nell’informativa conclusiva dei carabinieri e costituiscono una parte dell’impianto accusatorio elaborato dalla Procura.
Il loro ritorno nel racconto mediatico aiuta a comprendere la direzione dell’inchiesta, ma non rappresenta da solo una nuova prova.
Una settimana di contraddizioni
L’inchiesta su Andrea Sempio ha una portata evidente. La Procura di Pavia considera l’indagato responsabile dell’omicidio e ha costruito un quadro composto da accertamenti scientifici, impronte, tabulati, intercettazioni, spostamenti e dichiarazioni.
La difesa contesta l’impianto e denuncia il rischio che elementi ambigui, vecchi ricordi e frasi private vengano trasformati in indizi di colpevolezza.
Sempio deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Alberto Stasi, intanto, rimane l’unica persona condannata in via definitiva per l’uccisione di Chiara Poggi. L’esistenza di una nuova indagine non cancella automaticamente quella sentenza. Per modificarne gli effetti servirebbe un procedimento di revisione e una decisione giudiziaria capace di ribaltare il quadro processuale esistente.
Le ultime rivelazioni non hanno quindi consegnato una nuova verità sul delitto di Garlasco. Hanno però reso ancora più evidenti le contraddizioni che circondano gli spostamenti di Sempio e lo scontrino di Vigevano.
Per la Procura, quei passaggi sono parte di un quadro indiziario più ampio. Per la difesa, si tratta di ricordi imprecisi, conversazioni interpretate e ipotesi costruite a distanza di quasi vent’anni.
Il caso continua così a muoversi su due piani: quello giudiziario, fatto di atti, consulenze e prove da valutare; e quello mediatico, nel quale ogni frase può diventare una svolta e ogni dettaglio una nuova verità. La svolta decisiva, però, deve ancora arrivare.
