La sostenibilità non basta dichiararla. Bisogna saperla raccontare. E possibilmente farlo bene, senza scivolare nella liturgia degli slogan verdi, quelli che riempiono le slide ma svuotano il senso delle parole. Parte da qui l’accordo quadro siglato tra CoReVe, il Consorzio Recupero Vetro, e Università IULM, presentato a Milano nella Sala dei 146 dell’Ateneo.
L’obiettivo è chiaro: promuovere una cultura della sostenibilità fondata su informazione di qualità, creatività e partecipazione, portando dentro i percorsi universitari i temi dell’economia circolare, del recupero delle risorse e della sostenibilità ambientale. Un’intesa che guarda ai prossimi anni accademici e che nasce per creare un ponte stabile tra mondo accademico, filiera del riciclo del vetro, giornalismo, comunicazione digitale e nuove generazioni.
Non solo teoria, dunque. Ma borse di studio, visite agli impianti, lezioni sulla filiera del vetro, campagne social, reportage, podcast e progetti capaci di trasformare il riciclo in racconto pubblico. Perché la transizione ecologica, senza una comunicazione seria, rischia di restare un concetto per addetti ai lavori. E invece deve diventare conoscenza condivisa.
Due borse di studio per raccontare il vetro e il riciclo
Tra le prime iniziative previste dall’accordo ci sono due borse di studio destinate agli studenti IULM, ciascuna del valore di 5.000 euro.
La prima, “CoReVe – New Journalism”, è rivolta agli studenti del Master in Giornalismo. Premierà il miglior articolo, reportage, podcast o servizio audiovisivo capace di sviluppare, a partire dai dati annuali presentati da CoReVe, una narrazione originale sul recupero e il riciclo del vetro in Italia e in Europa.
La seconda, “CoReVe – StorytellinGZ”, è dedicata agli studenti iscritti al secondo anno della Laurea Triennale in Comunicazione d’impresa e Relazioni Pubbliche. In questo caso il concorso premierà le migliori idee per campagne di comunicazione digitale e social media in grado di raccontare il valore del riciclo del vetro attraverso linguaggi, format e piattaforme vicine alla Generazione Z.
È qui che l’accordo diventa interessante anche sul piano culturale. Perché il vetro, materiale antico e infinitamente rigenerabile, viene affidato al linguaggio più contemporaneo: quello dei contenuti digitali, dei social, delle narrazioni ibride, dei giovani comunicatori chiamati a rendere comprensibile ciò che spesso resta confinato nei report ambientali.
Dai dati ai “viaggi della bottiglia”
Nei prossimi anni accademici, gli studenti avranno anche la possibilità di seguire lezioni sulla filiera del vetro e di conoscere da vicino le varie fasi del riciclo attraverso un ciclo di visite chiamato “viaggi della bottiglia”: dagli impianti di trattamento ai sistemi di raccolta, fino alle industrie vetraie.
È un passaggio decisivo. Perché raccontare la sostenibilità senza vedere come funziona davvero una filiera rischia di produrre solo retorica. Vedere da vicino il percorso del vetro, invece, significa capire cosa accade dopo il gesto quotidiano della raccolta differenziata. Significa trasformare un’abitudine domestica in consapevolezza industriale, ambientale e sociale.
La comunicazione, in questo schema, non arriva alla fine del processo. Ne diventa parte integrante. Il racconto non serve solo a promuovere un comportamento virtuoso, ma a renderlo leggibile, misurabile, condiviso.
Le giurie tra università, industria, giornalismo e nuovi media
A selezionare i progetti vincitori saranno due giurie costruite per mettere insieme competenze diverse.
Per il bando New Journalism, la giuria è composta da Franco Bonesso di ANCI-CONAI, Daniele Manca del Master in Giornalismo dell’Università IULM, Gianni Scotti di CoReVe, la professoressa Federica Ricceri dell’Università IULM e Ottavia Belli, formatrice ambientale e LinkedIn Top Voices Ambiente.
Per il bando StorytellinGZ, la giuria include Silvia Borsari dell’Agenzia Community, la professoressa Silvia Ravazzani dell’Università IULM, Elena Ferrari di CoReVe, la professoressa Federica Ricceri e Duccio Travaglini, eco-founder di Greencome Media.
La composizione delle due giurie riflette una scelta precisa: far dialogare il mondo accademico, l’industria del riciclo, il giornalismo professionale e i nuovi media della sostenibilità. Una miscela necessaria in un tempo in cui l’ambiente non può più essere raccontato solo con il linguaggio tecnico degli esperti, ma nemmeno con la superficialità di certa comunicazione green da vetrina.
Scotti: «Trasformare i dati ambientali in conoscenza»
Per Gianni Scotti, presidente di CoReVe, il punto centrale è proprio il passaggio dai numeri alla consapevolezza. «I dati sul riciclo del vetro nel 2025 ci offrono una fotografia aggiornata delle performance della filiera e del contributo del materiale vetro agli obiettivi nazionali di economia circolare. Ma ci dicono anche che la sostenibilità ha bisogno di competenze, linguaggi e narrazioni capaci di coinvolgere le nuove generazioni».
Da qui il senso della collaborazione con IULM: «Vogliamo contribuire a formare professionisti in grado di trasformare i dati ambientali in conoscenza, partecipazione e consapevolezza».
È una frase che fotografa bene la posta in gioco. La sostenibilità non è solo una questione di impianti, percentuali e obiettivi. È anche una battaglia culturale. Se i dati non vengono compresi, se non arrivano alle persone, se non diventano racconto collettivo, restano numeri chiusi dentro una relazione tecnica.
Maione: «Senza un racconto serio, anche le migliori politiche rischiano di non essere comprese»
Sulla stessa linea si inserisce Giorgio Maione, assessore all’Ambiente e al Clima di Regione Lombardia, che sottolinea il valore della comunicazione di qualità. «La comunicazione di qualità è parte integrante di un’infrastruttura della sostenibilità, perché senza un racconto serio, basato sui dati e non su slogan, anche le migliori politiche rischiano di non essere comprese o condivise».
Il punto è politico, prima ancora che comunicativo. Le politiche ambientali possono essere efficaci solo se riescono a essere spiegate, accettate, interiorizzate. Per questo, aggiunge Maione, affidare questo compito a giovani, giornalisti e creativi digitali significa investire su competenze nuove. «Il futuro della sostenibilità passa da qui, da un’alleanza stabile tra istituzioni, consorzi, mondo scientifico, università e il mondo dell’informazione».
Milano, il vetro e la sfida della raccolta differenziata
Anche il Comune di Milano guarda all’accordo come a un tassello di una sfida più ampia. Elena Grandi, assessora all’Ambiente e Verde, richiama lo spirito del Climate City Contract e la necessità di una sinergia forte tra istituzioni, imprese, università e centri di ricerca.
Milano, ricorda Grandi, è già una metropoli virtuosa in Europa, con una raccolta differenziata tra il 63% e il 64%, ma l’obiettivo è migliorare ancora, affrontando anche le sfide più complesse come la gestione dei rifiuti stradali legati alle aree della movida.
Il vetro diventa così un materiale-simbolo. Prezioso, rigenerabile, ma anche fragile se la filiera non viene sostenuta da comportamenti corretti e da un racconto capace di arrivare alle persone. «Questa collaborazione con l’Università IULM è una sinergia quanto mai necessaria perché mette nelle mani dei ragazzi il futuro del Paese, preparandoli a diventare i narratori consapevoli di un cambiamento non più rimandabile», ha concluso Grandi.
Ricceri: «La sostenibilità è una dimensione trasversale»
Per la professoressa Federica Ricceri, delegata alla Sostenibilità e alla Social Responsibility dell’Università IULM, partnership come quella con CoReVe sono strategiche perché permettono agli studenti di confrontarsi con esperienze concrete e con le sfide reali della transizione sostenibile.
«La sostenibilità è una sfida complessa, richiede competenze, collaborazione e la capacità di costruire connessioni tra mondi diversi», spiega Ricceri. In IULM, aggiunge, la sostenibilità è una dimensione trasversale che orienta formazione, ricerca, dialogo con le imprese e le istituzioni e rapporto con il territorio.
È forse questo il punto più forte dell’accordo. La sostenibilità non viene trattata come materia accessoria, né come etichetta da applicare ai programmi universitari. Diventa un linguaggio, un metodo, una responsabilità formativa. E chi studia comunicazione viene chiamato a una sfida precisa: imparare a raccontare il cambiamento senza banalizzarlo.
Perché il futuro dell’economia circolare non passerà solo dagli impianti, dalle norme e dai target ambientali. Passerà anche da chi saprà spiegare perché tutto questo riguarda la vita quotidiana di ciascuno. Una bottiglia alla volta.
