Cinque giorni di canicola e tornano a scatenarsi le cassandre della crisi climatica. Accusano i negazionisti, il governo, persino chi incontrano per la strada a bordo di un’auto un po’ datata; cercano (riuscendoci anche) di creare quella nuova malattia che viene chiamata eco-ansia, soprattutto nelle classi di cittadini più fragili, facilmente impressionabili, arrivando infine a generare ondate d’invidia sociale. La colpa, ovviamente, secondo loro, sarebbe di chi è abbastanza abbiente da possedere un condizionatore d’aria, di chi usa l’automobile per andare a lavorare oppure sopporta il caldo senza farsi prendere dal panico.
Cosa servirebbe davvero per mitigare il caldo estivo
Tutti bravi ad allarmare, meno a prendere decisioni veramente utili a mitigare il caldo, soprattutto nelle città. Si parla di aumentare il verde, ma poi alberi e prati vanno scelti bene, curati, e questo aumenta le spese. Servirebbero più piscine all’aperto, ma non se ne costruiscono da decenni; meno asfalto e più erba, ma poi anche le strade che divengono pedonali finiscono per essere piastrellate, seppur magari con elementi atermici (che non diventano troppo caldi). Sarebbero utili anche opere di ingegneria naturalistica, come giardini della pioggia e trincee drenanti, che raccolgono e filtrano l’acqua piovana in modo naturale, peraltro evitando carichi improvvisi sulla rete fognaria quando si scatenano violenti acquazzoni.
Con un po’ d’onestà intellettuale bisogna però ammettere che negli ultimi vent’anni sono stati costruiti in grande numero edifici completamente vetrati, sovente spacciati per ecologici, nei quali la sopravvivenza è impossibile senza il continuo apporto di energia elettrica per il riscaldamento o il raffrescamento. Le pareti e le coperture devono rispettare i limiti di dispersione termica imposti dalle normative; anche gli uffici, spesso caratterizzati da ampie vetrate continue che possono causare un forte surriscaldamento, un perfetto effetto serra.
Esempi virtuosi già esistenti
Diventa quindi fondamentale prevedere schermature solari e l’installazione di vetri di tipo selettivo per non aumentare il lavoro dell’impianto di condizionamento.
Eppure la storia insegna ed è sufficiente osservare come erano stati costruiti i casali nella Pianura Padana (pareti spesse e finestre piccole), oppure ancora i dammusi di Pantelleria, per capire che i nostri antenati la sapevano lunga. Secondo studi condotti negli Stati Uniti, in particolare quelli dello U.S. Geological Survey, con le corrette installazioni si possono recuperare oltre 4°C nelle aree urbane. Per riuscirci, occorre però sostituire il fondo asfaltato con mescole termo-refrattarie, piantumare ma non a caso, né scegliendo i tipi di albero tra quelli meno costosi da curare, bensì selezionandoli tra le specie più idonee per lo scopo.
Su questo fronte, pare abbia fatto scuola la città colombiana di Medellín, dove sono stati investiti quasi dieci milioni di dollari per realizzare corridoi verdi collegati tra loro, con l’obiettivo di offrire spazi freschi ai pedoni. Lo chiamano il «muro verde»; lo hanno realizzato nel 2023 ed è fatto da 2,5 milioni di piante e quasi 880.000 alberi messi a dimora lungo trenta percorsi urbani interconnessi tra loro per contrastare l’effetto isola di calore urbana.
Alcuni modelli utilizzati all’estero per contrastare il caldo estivo
Altri casi studiati dallo Usgs (l’agenzia scientifica del governo degli Stati Uniti che si occupa di geologia, idrologia, geografia ed ecologia) riguardano Sydney e Dubai, metropoli che si surriscaldano perché sorgono vicine a deserti. In questi contesti, risultano invece efficaci le superfici riflettenti, che respingono le radiazioni solari, abbassando così le temperature e riducendo la colonna d’aria calda che si crea sopra le città. A Singapore, dove secondo il Servizio Meteorologico locale, l’isola si starebbe riscaldando a una velocità doppia rispetto al resto del mondo, +0,25 °C al decennio, oggi la temperatura è quasi un grado superiore rispetto agli anni Cinquanta.
Ebbene, la strategia sta vedendo l’applicazione di innovazioni sia architettoniche sia tecnologiche, in materia di raffreddamento, investendo non soltanto in spazi verdi e ombreggiati, ma anche nella progettazione di speciali condutture per il raffreddamento sotterraneo. I tentativi hanno utilizzato una varietà di materiali, dalla vernice riflettente alle alternative all’asfalto di colore più chiaro.
Pavimentazioni riflettenti sono state posate a Los Angeles e, durante un’ondata di caldo del 2022, hanno registrato temperature dell’aria ambiente inferiori di ben 1,67 °C rispetto a quelle delle zone limitrofe, almeno stando a uno studio del 2024 pubblicato su ER-Communications a questo link: Micrometeorological effects and thermal-environmental benefits of cool pavements: findings from a detailed observational field study in Pacoima, California – IOPscience.
Il cortocircuito ambientalista
Una soluzione possibile anche in Italia? Difficile dirlo, mentre è sicuro che ogni città debba agire in modo differente da tutte le altre a causa delle proprie caratteristiche ambientali e climatiche. Infine, citiamo Santiago del Cile, capitale che si è impegnata a piantare 30.000 nuovi alberi nella propria area metropolitana. Scoprendo poi che in taluni casi le piante scelte intrappolavano il calore nelle chiome al posto di attenuarlo. Ed ecco perché credere alla demagogia delle cassandre nazionali è inutile: non è comprando l’auto elettrica che si risolve il problema, semmai, ed è il caso di numerosi edifici, c’è stata la conversione di palazzi nati per l’uso industriale o terziario in abitazioni, operazioni avvenute in molti casi ignorando che le caratteristiche tecniche non sono certo quelle di una casa. E che senza condizionatore d’aria diventano rapidamente forni.
